«Il numero del cellulare di Guidoni il 3 luglio agganciato a Pisa»

Omicidio Pierini, al processo contro la figlia Maria Grazia Guidoni, le analisi dei tabulati, svolte dai carabinieri, hanno mostrato come il telefonino alle 5.22 fosse a Pisa. Un perito dovrà trascrivere numerose telefonate e il contenuto di un dialogo tra Guidoni e uno dei figli (registrato dallo stesso ragazzo). A breve anche la perizia sulle ossa trovate a Massa Marittima

Maria Grazia Guidoni

Una nuova perizia sulle ossa, un incarico a un perito per trascrivere telefonate e intercettazioni ambientali durante le indagini e una telefonata da Pisa che sarebbe stata fatta con il cellulare dell’imputata. Sono le novità emerse nell’udienza di oggi, 30 gennaio, al processo per la morte di Giuseppina Pierini, le cui ossa sono state ritrovate il 12 novembre 2015 in un podere a Massa Marittima (Grosseto). Accusati dell’omicidio - avvenuto secondo la procura il 3 luglio 2012 a Pontenure - dell’allora 63enne sono la figlia Maria Grazia Guidoni, 46, e il nipote (figlio di Maria Grazia) Gino Laurini, di 23. Quest’ultimo ha scelto il rito abbreviato e non viene processato in aula.

TELEFONATE E REGISTRAZIONE L’incarico per la trascrizione è stato affidato dal presidente della Corte di assise, Italo Ghitti (a latere Luca Milani), a Angelo Musella, di Modena, il quale dovrà anche trascrivere un cd contenente una conversazione registrata da Benito Bacci con la madre Maria Grazia Guidoni il 4 dicembre 2015.

LE OSSA La perizia sulle ossa - a cui seguirà quella sul Dna dei parenti per accertare l’identità di Pierini - sarà affidata mercoledì al medico legale Andrea Piccinini, dell’Istituto di medicina legala di Milano. Saranno i carabinieri di Massa Marittima a portare le ossa, dopo la riesumazione dal loculo in cui si trovano al cimitero, a Milano. Le nuove perizie sulle ossa sono state rese necessarie dopo l’eccezione del difensore di Guidoni, l’avvocato Gianpaolo Ronsisvalle (Modena), il quale nella scorsa udienza aveva rilevato come l’effettuazione della prima perizia su ossa e Dna non fosse stata notificata alla difesa. Un’eccezione accolta dal presidente Ghitti.

LA CELLA TELEFONICA Il processo è poi prosciutto con le testimonianze di due carabinieri che hanno svolto le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Fontana. Un maresciallo del Nucleo investigativo di Piacenza ha raccontato il proprio lavoro teso all’analisi dei tabulati telefonici di nove cellulari, tra cui quello di Guidoni. I carabinieri scoprirono che il 3 luglio dal cellulare della Guidoni partì una chiamata a un numero Wind. Alle 5.22 di quel giorno venne agganciata la cella di Pisa che identificava piazza San Raineri. Pisa dista 130 chilometri da Massa Marittima. Una prova, secondo l’accusa, che Maria Grazia Guidoni era vicino al luogo dove poi sarebbero state ritrovate le ossa. Alle 9.21, lo stesso telefono ricevette una telefonata da Pontenure, dal cellulare di Juri Laurini (uno dei figli di Guidoni). I carabinieri, invece, non sono stati in grado di verificare quale dei nove numeri di cellulare fosse in uso a Gino per le telefonate effettuate il 2, 3 e 4 luglio 2012. Inoltre, nessuno aveva mai chiesto i tabulati relativi al numero di casa a Pontenure, in via Bosi 13, per cui non si sa se lì siano mai arrivate telefonate in quei giorni.

I PRECEDENTI Il comandante della tenenza di Massa Marittima, il maresciallo Salvatore Tiralongo, ha ricordato precedenti episodi in cui erano stati coinvolti la Guidoni, sua madre e sua nonna. Il sottufficiale dell’Arma ha ricordato come nel 2010 gli addetti di una casa di riposo diurna avevano segnalato ecchimosi su Silveria Banchi (la madre di Giuseppina e nonna di Maria Grazia). Vennero sentite numerose persone. In un’altra occasione, sempre per maltrattamenti, i carabinieri sentirono Pierini che aveva accusato la figlia di averla picchiata. L’inchiesta, però finì con una archiviazione.

LE ACCUSE Guidoni e Laurini sono accusati di omicidio volontario premeditato, con le aggravanti di averlo commesso su una persona, un familiare, con minorata difesa (un’anziana malata di Alzheimer), per motivi futili e abbietti. Entrambi sono anche accusati di distruzione di cadavere (dopo l’uccisione a Ponteneure, il corpo di Pierini sarebbe stato portato a Massa: sul volto sarebbe stato gettato acido muriatico e poi si sarebbe anche tentato di farlo pezzi con un badile). La donna, inoltre, deve anche rispondere di falso, per aver denunciato la scomparsa della madre.

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