«Il piano Ausl è passato per un soffio in modo inaspettato»

Il coordinamento dei comitati a difesa della sanità piacentina commenta l'approvazione dei piano di riordino dell'Ausl

Bruno Galvani insieme ai comitati

"Alcuni organi di stampa commentando il voto sul piano di riordino ospedaliero approvato in Conferenza socio sanitaria un paio di giorni fa - esordisce Bruno Galvani presidente Fondazione Anmil onlus e portavoce dei comitati piacentini nati per difendere gli ospedali di Castel San Giovanni, Villanova e Fiorenzuola d'Arda, ma anche la sanità pubblica in generale - portavano l'attenzione sui "ben 54 voti al piano". Bene, allora diciamolo con chiarezza: visto il regolamento della Ctss, che prevede una maggioranza qualificata dei 2/3 dei voti rappresentati dai comuni presenti (ovviamente i comuni più grossi hanno più voti), il piano è stato approvato con "ben" 0,76 voti in più del necessario. I voti totali rappresentati nel consesso politico sono 80, e quelli a favore sono stati 54. Ci rendiamo conto che, politicamente parlando, più che di una approvazione (che tecnicamente in effetti cè stata), qui si deve parlare di disapprovazione? Malgrado lo schieramento di primari, personale assistenziale, ordine dei medici di famiglia, che hanno fortemente e pubblicamente sostenuto quanto proposto dal direttore ing. Baldino, il tutto è passato per miracolo e razie al voto di chi ha, inaspettatamente ha votato a favore all'ultimo momento.  Dobbiamo dire con forza grazie a quei sindaci che votando contro o astenendosi (l'astensione del primo cittadino di Castelvetro, vista la sua collocazione politica, è simbolicamente fondamentale) hanno salvato idealmente il primato della politica e dato voce alle tante preoccupazioni dei cittadini piacentini sul futuro della loro salute  e della sanità pubblica. Perchè qui, con una operazione pericolosissima, e noi dei comitati quando abbiamo gridato che si stavano strumentalizzando i dipendenti alludevamo a questo, si è tentato di dimostrare, con una arroganza che in questa città non si era mai vista, che la tecnocrazia (insieme di scienziati, medici, ingegneri ecc.) aveva  preso il posto della democrazia, composta dai suoi rappresentati diretti e dal popolo, che non possono avere gli strumenti per prendere a ragione queste decisioni. La brutta sensazione che noi per primi abbiamo avuto quando queste imminenti personalità,  che tutti noi conosciamo e stimiamo per esserne stati pazienti ed ai quali affidiamo la nostra vita con piena fiducia, hanno iniziato a scendere in campo in modo così massiccio, è che quasi si volesse "sostituire" il potere politico, piuttosto che consigliarlo. Quasi a voler sostanziare che gli unici in grado di scegliere la strada migliore non erano che loro e la direzione aziendale, appunto i tecnocrati. E che dire del rappresentante dell'amministrazione comunale di Piacenza, che è arrivato addirittura a  prendersela direttamente con chi, come i 40.000 cittadini che hanno firmato l'appello dei comitati, criticava  il provvedimento ed anche questo modo di agire così troppo plateale? Come non possiamo non dire che anche il lunghissimo applauso espresso alla fine del voto (ovviamente senza riflettere sul dato politico del voto stesso, che in qualche modo riduce il livello di fiducia negli amministratori sanitari) fatto dai dipendenti Ausl è un autentico autogoal: ma come si fa ad applaudire come neanche a San Remo, quando comunque vengono tagliati 40 posti letto, depotenziati due ospedali ed un'altro, almeno per ora, con il destino segnato? Una arroganza mai vista. Tornando nel merito del provvedimento e davanti ad un consenso politico veramente minimo (neppure un voto in più del minimo richiesto), crediamo che a questo punto, se l'azienda sanitaria avrà davvero la forza per attuare tutti i tagli li contenuti e crediamo non sarà così facile, assume un valore diverso anche la mozione presentata tra gli altri dal sindaco di Rottofreno Veneziani (non lo voglio tirare in ballo direttamente per la sua determinante e criticabile decisione di votare si, perchè lui stesso ha esternato tutto il suo travaglio interiore sia prima che dopo la seduta, ma questa scelta che noi non condividiamo, lo dovrà stimolare a dedicarsi massicciamente su questi temi, ancor più che in passato) che impegna la Regione e l'Ausl a farsi che davvero le strutture che oggi ospita il centro riabilitativo e unità spinale di Villanova, se davvero verrà svuotato da questi funzioni, che non venga lasciato li a marcire ma ospiti veramente un futuro centro sportivo del Cip. Se prima dello spostamento del tutto a Fiorenzuola non fossero già state espletate tutte le procedure burocratiche per creare questa realtà sportiva a favore dei cittadini affetti da disabilità (approvazione progetto, stanziamento economico e tutto quanto necessario per arrivare alla sua esecutività), credo che la responsabilità politica ricadrebbe, ancor prima che sulla direzione Ausl, proprio su di questi soggetti politici, che hanno garantito, a loro dire, il  voto positivo solo se si aveva la certezza di questa soluzione. Se questo non si realizzasse, dovranno essere i prima a bloccarne il trasferimento e lottare per una riqualificazione dell'ospedale di Villanova li dove si trova".

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