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Le reti sequestrate nella notte tra il 13 e 14 agosto dai volontari di Arci Pesca (FOTO GATTI)

Le reti sequestrate nella notte tra il 13 e 14 agosto dai volontari di Arci Pesca (FOTO GATTI)

«Il siluro si vende in Romania, le carpe in Italia». Una notte sul Po contro i predoni dell'Est

Nonostante la pesca professionale nel tratto piacentino del Po sia vietata fino a dicembre 2015, i predoni del Grande Fiume continuano a fare incetta di siluri e carpe che rivendono sui mercati ittici stranieri e italiani. Una notte di controllo con i volontari di Arci Pesca

«Il siluro si vende in Romania, le carpe invece in Italia». Non ha timore di parlare un pescatore romeno di professione (licenza di tipo A) che, nonostante dal 30 luglio 2015 la pesca professionale nel tratto piacentino del Po sia vietata, è stato "pizzicato", con un collega, sulle rive del Grande Fiume nella notte tra il 13 e 14 agosto a Caselle Landi all'altezza dell'Isola del Pinedo. A sorprenderlo i guardia pesca volontari di Arci Pesca che, instancabili, con i colleghi di Enal Pesca, pattugliano quotidianamente, le acque del Po anche nella parte lombarda. Ottocento metri di reti calate (non segnalate e prive di marchiatura, quindi sequestrate), un Mercedes Sprinter con all'interno un blocco di ghiaccio, una licenza professionale di pesca di tipo A, una normativa lacunosa e diversa da provincia e provincia e il gioco è fatto e il bottino quasi sempre ricco. 

Sono i lipoveni, vengono dal Delta del Danubio (principalmente dal comprensorio di Tulcea) e sono abilissimi e spregiudicati pescatori come i loro "colleghi" ungheresi (la loro presenza sul Grande Fiume risale al 1999): calano chilometri di reti nelle acque dolci del fiume che intendono derubare e una volta colme caricano "il bottino" in furgoni frigorifero per andarlo a rivendere in qualche mercato ittico in barba a qualsivoglia norma igienica e nonostante sia pieno di metalli pesanti. Prima Rovigo, poi Ferrara, tutto il Polesine e ora dopo diversi avvistamenti a metà luglio questi predoni sono stati sorpresi e controllati dai guardia pesca anche nel tratto piacentino del Po. Da quel giorno la guardia sulle rive è sempre alta: chi ama il Grande Fiume non smette di pattugliarlo pronto a segnalare a chi di dovere movimenti sospetti. 

«Quando si esce non si sa cosa si va incontro», ci dicono i guardia pesca di Arci Pesca che, nella notte di Ferragosto, abbiamo seguito lungo le rive del Po. Da Roncarolo, Caorso, San Nazzaro, Isola Serafini, fino a Monticelli e ancora più giù a Olza e Fogarole è pieno di pescatori con licenza sportiva di tipo B. Al buio si battono gli argini e ci si affida all'istinto e all'esperienza: «Quello potrebbe essere il palo di qualche predone», «in quel punto potrebbero aver nascosto il furgone frigo», «quella luce potrebbe essere "buona"» spiegano.  Auto, furgoni, tende: mini accampamenti di intere famiglie o gruppi di amici che, specialmente nel periodo estivo, campeggiano sulle sponde, a volte bloccando con i bivacchi le stradine che portano ai campi coltivati. 

Se gli italiani, pochi, pescano quasi sempre nelle zone attrezzate, gli stranieri, quasi tutti romeni di Torino o Milano preferiscono isolarsi per avere più privacy, possibilità maggiori di pescare qualcosa e preservarsi da controlli sgraditi, ci dicono i nostri accompagnatori. In tutto circa una ventina le persone controllate nella notte di Ferragosto. Un 55enne romeno che abita in Lombardia dopo essersi creato un giaciglio per la notte e bevuto qualche birra è stato sorpreso con cinque canne in acqua quando invece la normativa ne prevede un massimo di tre. Dopo qualche rimostranza le due canne in più gli sono state sequestrate. La stessa sorte è toccata a un altro gruppo di pescatori che, vicino a Isola Serafini sono stati sorpresi con una canna in più del consentito. E poi licenze sportive scadute, una di tipo B costa, a Piacenza, 22.70 euro all'anno, versamenti non in regola etc.

Ogni gruppo controllato aveva qualcosa non in regola, ma queste mancanze non sono niente rispetto alle tonnellate di pesce, siluri e carpe, che i predoni del Po pescano quotidianamente nel Piacentino, impoverendo inesorabilmente le acque già malate del fiume. Sfilettato sul posto o caricato nella notte su furgoni frigo, poco cambia. Se all'Est la carne del siluro è una prelibatezza (nel 2011 15 euro al kg), in Italia un po' meno e questo pesce contaminato, dicono voci sempre più insistenti, potrebbe essere finito sulle tavole di tanti ignari consumatori italiani. Anche perché secondo la normativa il siluro, per la cui pesca non è previsto né un limite di peso né di numero, una volta pescato non si può rilasciare. Sono anni ormai che da più parti si invocano controlli mirati, appostamenti sul fiume, normative "unificate", filiere controllate, multe più salate e mezzi per poter pattugliare centinaia di chilometri, ora, che il problema riguarda Piacenza da vicino, non si può più ignorare la gravità della situazione. 

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