Il sogno di Roberta: «Vorrei conoscere i miei genitori naturali»

Roberta, 25enne piacentina, ha un desiderio: mettersi in contatto e conoscere i genitori naturali. Ma la “legge dei cent’anni” ha bloccato le sue ricerche, perciò lancia un appello: «Giusto sapere chi ci ha messi al mondo»

Roberta Bonodi

Vivere senza sapere chi ti ha messo al mondo. Sono tanti i video-appelli che continuano ad arrivare alla trasmissione televisiva “Le Iene”, dopo un delicato servizio sulle adozioni. Tanti italiani che vorrebbero sapere qualcosa in più della mamma di origine, del papà, degli eventuali fratelli. Tutti gli appelli sono accomunati dalla voglia di poter dare un volto a un nome a quella persona che da una vita cercano negli occhi di chiunque, anche solo per poterla abbracciare. Ma la “legge dei cent’anni” - per la quale in Italia i figli adottati non possono cercare i proprio genitori biologici fino al compimento dei cento anni di età -, ovviamente, blocca gran parte di questi tentativi. 31044385_2519938464897937_1071019703792566272_n-2

Tra loro c’è anche Roberta Bonodi, 25enne piacentina, babysitter. Ha realizzato anche lei un video, fatto con un amico, in cui fornisce quel poco di conoscenze che potrebbero essere utili a rintracciare e mettersi in contatto con le persone che cerca: i suoi genitori naturali. Roberta è stata adottata quando aveva due mesi e mezzo da una famiglia piacentina - Marco e Maria Giulia Bonodi  - a cui è molto legata. «Loro mi hanno scelto», rimarca Roberta, che ha saputo di essere stata adottata alla fine delle scuole elementari. Ma manca più di un tassello. «Sono nata il 17 novembre 1993 a Bologna come tante altre persone ho il desiderio di sapere chi mi ha messo al mondo».

«Ricordo che fino a quando frequentavo le scuole superiori – spiega Roberta - non ero per niente interessata a conoscere qualcosa delle mie origini. A scuola venne uno psicologo e ognuno doveva raccontare ciò che non riusciva a esternare: dissi chiaramente che non volevo conoscere assolutamente i miei genitori naturali. Non lo so, forse ero ancora piccola e immatura, fatto sta che la pensavo in quel modo in maniera netta. Poi, intorno ai vent’anni, ho iniziato a pormi qualche domanda e mi sono detta: “perché non provare a cercarli, a conoscerli?”.  Roberta ha iniziato a muoversi alla ricerca di informazioni e di contatti. «Ci ho provato ad avere un contatto con loro, ma dopo poco sono finita in un vicolo cieco perché la legge dei cento anni impedisce di accedere a qualsiasi informazione». IMG-20180427-WA0041-2

Roberta è una delle centinaia di persone in Italia che chiede una modifica della legge dei cent'anni. «Ci sono state diverse manifestazioni nel Paese, anche a Bologna, contro questa legge che impedisce di conoscere i genitori. Mi ero proprio bloccata con le ricerche, poi un caro amico mi ha mandato il servizio de “Le Iene” e mi ha spronato a provarci, a farmi sentire e a registrare anche un mio video che verrà fatto circolare dalle Iene. È una possibilità per provare a rintracciare i genitori o qualcuno che mi può dare una mano».

Cosa sai di loro al momento? «Non ho alcuna informazione. Posso solo pensare che potrebbero essere di Bologna e dintorni, perché sono nata lì nel novembre 1993. Sono stata adottata a due mesi e mezzo, non ricordo e non so nient’altro. È proprio per questo che li cerco: sapere un po’ di cose». Come spieghi questo cambiamento, dal rifiuto di sapere qualsiasi cosa di loro alla volontà di lanciare un appello pubblico? «Prima non m’interessava: da adolescente forse avevo un po’ di rabbia dentro di me per essere stata lasciata a un orfanotrofio. Poi ho iniziato a pensare che ognuno deve sapere da chi è stato messo al mondo e le ragioni di un abbandono. Almeno deve essere a conoscenza se questo fatto è stato dettato da questioni personali, economiche, di altro genere. Non so spiegare bene cosa ho dentro: ci sono dei giorni in cui mi chiedo proprio perché non posso conoscerli. Da un po’ di tempo ho questo desiderio e sogno di incontrarli». Se ci fosse questa possibilità come ti comporteresti? «Vorrei sicuramente fare delle domande a loro, i quesiti sono tanti, ma senza rabbia o astio. Però qualche risposta la vorrei. Già sapere qualcosa su di loro e sentirli al telefono sarebbe molto importante per me».

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