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Il trio Fava, Rossi e Marinoni a Pecorara per una Vinitaly diventata Vinivaltidoncello

Scrivere e parlare di vini, vigne e vignaiuoli senza la retorica e la pesantezza di osti e trafficanti di bottiglie, ma con leggerezza, ironia e fantasia. L'ha fatto in prosa, poesia e fantasia, a Pecorara, il trio formato da Umberto Fava, Maurizio Rossi e Gianfranco Marinoni

Scrivere e parlare di vini, vigne e vignaiuoli senza la retorica e la pesantezza di osti e trafficanti di bottiglie, ma con leggerezza, ironia e fantasia. L'ha fatto in prosa,   poesia e fantasia, a Pecorara, il trio formato da Umberto Fava, Maurizio Rossi e Gianfranco Marinoni. Coi versi cioè quanto mai concisi e lapidari (tre composizioni, otto versi in tutto) del poeta-ristoratore della “Colombina” e coi due racconti di “Doppio Gioco” di Fava e Rossi. Ed anche vino per tutti, bianco e rosso a scelta. In più musica con due chitarre:  Domenico Restuccia, medico del paese, che si è sentimentalmente abbandonato alle canzoni d'autore di De André accompagnato a tratti dalle figlie Francesca e Roberta e Donato Cagnani che si è buttato invece su vecchi canti popolareschi e d'osteria.Il tutto davanti al ristorante “La Colombina”, regno di Gianfranco e Laura, lui con le poesie, lei con le squisite torte, le une e le altre preparate per l'occasione. Nell’amichevole e attenta cerchia di ascoltatori il sindaco Franco Albertini e il giornalista del “Cittadino” di Lodi Fabrizio Tummolillo (che è anche presidente del Premio Valtidoncello),

Nel “Doppio Gioco” di Fava e Rossi sopra il piacere delle mescite, delle bevute e dei brindisi, c'è l'orgoglio del lavoro, l'onore della fatica che produce uve e vini, la volonterosa razza di chi si indurisce le mani nei vidùr, la nobile razza dei vini di quelle vigne che sanno di sudore maschile e grazia e fragranza femminile.

Maurizio Rossi è entrato nella trama della sua narrazione “Gli spiriti del vino”, coi vecchi fratelli contadini Benito e Bonfiglio, e la ragazzina Rosabella innocente  compagna di giochi, che tornerà alla fine sulle coste a vigne della sua infanzia con una doppia sorpresa: con l'abito religioso di suora missionaria in Africa e a capo di una bella squadra di “migranti minori non accompagnati” da ospitare in casa dei due vecchi. Un emozionante momento con tutte le speranze e i timori di due diversi mondi che si incontrano da lontano.Fava invece, lasciate nelle pagine della sua “Vigna che profuma di donna”, la violinista che suona fra le botti per dare più armonia ai vini, Noè e la sua arca e la sua ciurma di beoni, Dioniso e la sua tromba che suona di notte tra le viti, ha preferito andare nell'isola dei Ciclopi da Odisseo che offre da bere a Polifemo e lo fa ubriacare, e da qui, attraverso i lirici greci, arrivare con Goethe, Mefistofele e Faust alla cantina di Auerbach di Lipsia a bere e cantare in rima la canzonaccia: “Assaporiam cannibalesche gioie – come un intero esercito di troie”. Insomma, la Vinitaly che diventa la Vinivaltidoncello. 

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