Immigrati fantasma per le aziende agricole, una condanna

Tre le assoluzioni. Nel 2011 richieste per egiziani e personale dallo Sri Lanka (nessuno è mai stato visto). Falsificate le richieste allo sportello immigrazione. La difesa: «O ha preso, truffando, i dati delle imprese o andava assolto come gli altri. Nessun guadagno»

(Repertorio)

Un traffico di immigrati, per presunti lavori stagionali, il cui numero non appariva giustificato dalle dimensioni dell’azienda e la falsificazione delle richieste di nulla osta allo “sportello immigrazione”. Ma quegli immigrati non sono mai arrivati a lavorare nelle aziende.

Sono i reati di cui sono stati accusati quattro piacentini che, tra agosto e dicembre del 2011, avrebbero favorito l’immigrazione clandestina di extracomunitari provenienti da Egitto, Sri Lanka e Pakistan.

Il 20 marzo, tre di loro sono stati assolti dal collegio (presidente Gianandrea Bussi, a latere Sonia Caravelli e Laura Pietrasanta) e uno condannato a tre anni di reclusione e una multa di 720mila euro.

Lo stesso pm, Matteo Centini, ha chiesto di assolvere Piergiorgio Ballerini, Marco Comaschi e Leonardo Malvicini (c’era un quarto imprenditore, poi deceduto nel 2012). La pubblica accusa ha chiesto, invece, la condanna di Andrea Beghi per aver fatto entrare 13 persone. «Valuterò il ricorso in Appello - ha affermato l’avvocato Emanuele Solari, difensore di Beghi - perché non si capisce come il mio assistito, che è stato solo un intermediario, abbia potuto falsificare i nomi di decine di immigrati». Secondo la difesa, se si voleva contestare qualcosa a Beghi andava contestata la truffa - ha riassunto Solari - perché delle due l’una: o ha carpito i dati degli imprenditori oppure non ha alcune responsabilità, alla stregua degli altri tre imputati. Inoltre, ha sottolineato l’avvocato durante l’arringa, Beghi non ha avuto alcun guadagno economico da questa vicenda, tanto che non si sa nemmeno dove siano finiti quegli immigrati.

L’avvocato Lorenza Dordoni, che ha assistito Ballerini (Comaschi e Malvicini erano difesi da due legali di Milano) si è associata alla richiesta di assoluzione del pm e ha affermato che non ci sono le prove che avesse fatto lui la richiesta di immigrati.

Secondo l’accusa, invece, gli immigrati sarebbero stati indicati per dei lavori in alcune aziende agricole, in realtà sarebbero stati dirottati altrove. Se è vero che c’è la richiesta di personale avanzata a nome di Ballerini, Comaschi e Malvicini (per ciascuno 12 o 13 lavoratori che avrebbero alloggiato nelle aziende) è anche vero, ha sostenuto il pm, che non esiste la prova che siano stati gli imprenditori a presentare la domanda o a dare un incarico per la richiesta di lavoratori.

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Il reato contestato è previsto dal Testo unico sull’immigrazione e punisce - da uno a 5 anni di reclusione - chi si adopera per far entrare illegalmente l’ingresso di stranieri in Italia. Particolarmente salata la multa, che è di 15.000 euro per ogni persona.

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