Immigrazione dal Pakistan, visti in cambio di soldi: chieste dieci condanne

Indagine della Dda di Bologna. Piacenza il fulcro di un’associazione per delinquere composta di italiani e pakistani. Finte richieste di agricoltori della Basilicata. Ogni immigrato pagava 15mila euro

Sono pesanti le richieste di pena per i 10 dei 15 imputati nel processo sull’immigrazione clandestina, le cui indagini sono state coordinate dalla Dda di Bologna e svolte dagli investigatori della Squadra Mobile della polizia di Piacenza. Per dieci persone, il 19 novembre, le pene chieste vanno da sette a 10 anni, mentre per 5 è stata chiesta l’assoluzione. Il processo è stato rinviato per le arringhe dei tanti avvocati difensori. Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.

Il collegio presieduto da Fiammetta Modica ha ascoltato la requisitoria del pm della Dda, Morena Plazzi, e le sue richieste di condanna e assoluzione. Secondo la Procura distrettuale antimafia gruppo di persone avrebbe favorito l’immigrazione di alcuni pakistani (secondo il pm di centinaia di persone) grazie alla richiesta di assunzione di alcuni imprenditori agricoli della Basilicata. Questi ultimi, dopo aver ricevuto un compenso, richiedevano lavoratori. L’organizzazione avrebbe così fatto avere i visti di entrata in Italia ai pakistani. Il costo dell’operazione, chiavi in mano, era di 15mila euro. Una volta arrivati qui, gli immigrati sparivano. Nessuno di loro è risultato essere stato assunto da qualche azienda della provincia di Potenza, da cui partivano le “richieste” di impiego.

E i vertici dell’organizzazione sarebbero stati proprio a Piacenza. L’indagine ha preso il via, quando sono cominciate ad arrivare dalla Francia informative che segnalavano alla polizia presunte irregolarità sull’immigrazione di pakistani. Gli agenti indagando arrivarono a Muhammad Navid Asghar, che gestiva un ristorante, un call center e un altro locale a Genova. Secondo il pm Plazzi, le menti dell’organizzazione sarebbero Asghar, Hayat Sikandar e l’italiano Gerardo Palladino. Per Asghar il pm ha chiesto dieci anni; Sikandar, 9 anni; Palladino, 10 anni; Roberto Lisciarelli, 8 anni (all’epoca impiegato dell’ambasciata italiana a Islamabad). Sette anni di reclusione sono stati chiesti dalla pubblica accusa per Sohail Hafiz, Caterina Riccardi, Emanuele Bruno, Pasquale Bruno, Giuseppe Pacello, Mohammed Ghoudhary, Muhammed Ashraf. Per altri cinque, infine, il pm ha chiesto l’assoluzione: Nazid Majar, Muhammad Riaz, Murad Malik, Ali Sajad, Muhammad Ashraf.

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