Cronaca

«In questo territorio si può affermare che esiste la ‘ndrangheta»

Inquietante la relazione della Direzione nazionale antimafia 2012. A Piacenza, le 'ndrine calabresi attuano la nuova fase della "delocalizzazione"

Inquietante la relazione della Direzione nazionale antimafia 2012. A Piacenza, le 'ndrine calabresi attuano la nuova fase della "delocalizzazione"

Piacenza, terra che fa gola alla ‘ndrangheta. Lo scrive, in più passaggi, la Direzione nazionale antimafia (Dna) nella relazione annuale nel periodo che va dal luglio 2011 al giugno 2012 e presentata a dicembre 2012. Una relazione inquietante che allunga la sinistra ombra della principale organizzazione criminale di stampo mafioso. Il nostro territorio è appetito anche perché si trova in Emilia Romagna, terra ormai di conquista da parte delle temibili ‘ndrine calabresi. “L’altra ‘ndrangheta”, così definita dagli analisti, è quella che attua il sistema della delocalizzazione: “…cioè il sistema della creazione di un centro di potere criminale operante autonomamente nel territorio diverso da quello d’origine, ma coll’obbligo di dar conto dei risultati economici alla “impresa madre”.

Micidiali le parole dei magistrati antimafia quando parlano dell’area che va da Piacenza a Modena: “In tale area, invece, può senz’altro affermarsi che esiste la ‘ndrangheta, ed anzi una ‘ndrangheta che, in tale territorio, si ispira a dinamiche comportamentali diverse rispetto a quelle ormai universalmente note attraverso le indagini svoltesi nel recente passato sull’asse Milano-Reggio Calabria sotto i nomi in codice “INFINITO” e “CRIMINE”. (pagine 431-432)

“…situazione diversa può osservarsi nelle Province di Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza dove, invece, può senz’altro affermarsi che esiste una più consistente presenza della ‘ndrangheta e in particolare, quella proveniente dalla zona di Cutro, provincia di Crotone. Area da cui vi è stata la più massiccia emigrazione dalla Regione Calabria verso la Regione Emilia e Romagna”. Così a pagina 143 della relazione, dove poco prima si analizzava come le più terribili organizzazioni mafiose (‘ndrangheta, mafia e camorra) fossero presenti a Bologna. La diverse organizzazioni criminali, almeno in Emilia non si farebbero la guerra perché in queste terre ricche ci sarebbe da guadagnare per tutti.

La Dna ricorda la condanna del 2008, confermata in appello nel 2011, nei confronti di Francesco Lamanna, appartenente al clan di Nicola Grande Aracri definito il “capo indiscusso del locale di ‘ndrangheta di Cutro”. Lamanna, secondo gli investigatori e i giudice, era il luogotenente di Grande Aracri in Emilia, tra Piacenza Pertanto, nel territorio emiliano la presenza più rilevante dal punto di vista della criminalità di tipo mafioso è quella della ‘ndrina proveniente da Cutro (Crotone). Concetti questi ripresi nella relazione sul Distretto di Bologna, ad opera del consigliere Roberto Pennisi.

Come se non bastasse la criminalità calabrese, la nostra provincia non si mancare anche altre mafie (pagina 221 della relazione). Come quella nigeriana: alcune settimane fa dieci persone sono state condannate a 15 anni di reclusione per riduzione in schiavitù di alcune prostitute. La Dda (Direzione distrettuale antimafia) ha portato alla luce, grazie a un’indagine svolta dalla Squadra mobile piacentina, unapericolosa organizzazione, senza scrupoli che con metodi violenti costringeva le ragazze al marciapiede. Botte, violenze e minacce ai familiari in patria costituivano “il kit” del perfetto mafioso usato da questa gang.

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