Inaugurato il muro anti esondazione di Farini

Da grezzo e pesante manufatto a raffigurazione artistica evocatrice di ricordi

Farini. La bruttura visiva costituita dall’alto e lungo muro in cemento armato innalzato sul greto sinistro del Nure a ridosso di un gruppo di abitazioni e del Municipio per contenere i rischi connessi al ripetersi di un'eventuale esondazione (dopo quanto avvenuto il 14 settembre 2015), ha mutato aspetto divenendo accettabile nelle forme d’insieme, dopo che l’intervento artistico di William Xerraha trasformato il gigantesco, grezzo e freddo manufatto, in una composizione di arte e tecnica carica di simboli evocatori di ricordi.

Domenica mattina il giornalista Gaetano Rizzuto, già direttore di "Libertà",ha coordinato con la consueta professionalità la presentazione dell’opera - che è stata benedetta dal parroco don Luciano Tiengo - e ha richiamato i tragici effetti dell’alluvione che aveva riversato sull’abitato e sull’alta valle, in meno di quattro ore, 320 millimetri di pioggia con il risultato di portare il Nure a un’onda di piena alta 15 metri che aveva inghiottito le abitazioni di via Roma

“Visibile traccia”. Così si chiama l'intervento offerto alla comunità da William Xerra sul muro che segue il corso del fiume Nure per 180 metri, in corrispondenza dell'abitato di Farini. In presenza di una superficie così estesa e di difficile assorbimento all'interno di un progetto d'arte, Xerra ha applicato il principio del telaio interinale stabilendo un'armonia forzata tra il massimo della leggerezza che il telaio incarna, e il massimo della gravità rappresentato dal muro di contenimento. Va così in scena una sfida tra la ragione pura, per così dire, che rifiuta la presenza di un muro.  Agli occhi dell'osservatore l'opera si apre come un rotolo di scrittura che si svolge da sinistra a destra, a partire dalla struttura linguistica costituita dalla sola parola VIVE: l'enunciato regale che riapre la storia dopo il disastro. Si susseguono quindi i resti salvati a beneficio della memoria e le parole dei poeti, che insieme compongono il racconto epico dei fatti luttuosi e del riscatto del paese. Gli oggetti sono i muti testimoni della vita quotidiana sconvolta dalla piena e recuperati dal letto del fiume, divenuti relitti e qui portati a impigliarsi nella superficie del muro, inaspettatamente leggera. Le parole sono i versi di alcuni poeti che hanno concorso con Xerra a svolgere il rotolo: infine, una trama pittorica leggera e persistente raccorda tra loro gli elementi di superficie secondo l'ordine di una linea di scrittura.

Sono intervenuti all’inaugurazione l‘assessore regionale Paola Gazzolo che ha anche comunicato che dal 10 luglio prossimo saranno disponibili le procedure di accesso agli indennizzi alle aziende colpite dalla alluvione.  Antonio Mazzocchi: “Come Sindaco sono estremamente grato e felice dell'idea e del risultato e devo tanti ringraziamenti a William Xerra, alla Fondazione Mudima di Milano che ha sostenuto l’opera.  A Giorgio Tavernari per il contributo specialistico; ai tecnici e agli operai del Comune di Farini”. Il presidente della Provincia Francesco Rolleri, in condivisione con Mazzocchi, ha poi ricordato il mondo del volontariato che all’indomani della calamità è confluito per settimane a Farini portando concreto aiuto a superare l’emergenza.

Hanno fornito ulteriori contributi sul significato dell’opera il critico d’arte Eugenio Gazzola, l’estetologo Andrea Borsari docente di Architettura  all’Università di Bologna, Jean Paul Loriaux presidente dell’associazione culturale Italo-Francesee gli autori dei versi poetici che nelle lingue italiana, inglese e francese accompagnano l’opera di Xerra: da Nizza il critico d’Arte prof. Raphael Monticelli, collaboratore del locale museo di Arte Contemporanea, le poetesse Giulia Niccolaie Milli Graffi,  da Los Angeles Paul Vangelisti. Altri versi sono stati scritti da Marco Giovenale, Nanni Cagnone, Alain Freixe (Francia), Martha Ronke Dennis Phillips (Stati Uniti).

“Quando ho visto questo muro - ha detto Xerra - mi è venuto un colpo al cuore come piacentino, anche se sono nato a Firenze. È stato un vero colpo: io frequentavo la Valtrebbia, ma anche la Valnure è una valle splendida. Ho riflettuto e poi ho pensato di fare qualcosa per migliorarlo: raccogliendo quello che trovavamo nel letto del fiume, nelle cantine, nei garage e ho poi inserito dei simboli nel muro. Ogni volta che andavo a Farini davo due ritocchi, per giocare sui simboli, con leggerezza, sulla potenza della natura.

La cerimonia inaugurale ha propiziato anche la gastronomia d’arte con Filippo Chiappini Dattilo che per suggellare l’evento ha ideato e preparato per tutti una propria Visibile traccia: Risotto con funghi porcini e trote”.

Le immagini:

- William Xerra e Raphael Monticelli ai piedi del muro e particolari della raffigurazione ideata e realizzata dall’artista,

- Lo chef Filippo Chiappini Dattilo illustra il carattere simbolico della sua preparazione,

- Momenti della cerimonia.

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