Incatenati alle linee di smistamento dei colli per quattro ore: il blitz dei facchini licenziati alla Gls

Licenziati ma anche reintegrati con la sentenza 545 della Corte d'Appello di Bologna: incursione Usb nella serata del 20 novembre nel magazzino: «Ci riprendiamo quello che ci spetta»

Al centro l'avvocato Sanchez Codoni e i carabinieri del Radiomobile all'ingresso dell'hub di Gls (foto Gatti)

Quattro ore di blocco del lavoro incatenati alle linee di smistamento dei colli alla Gls di via Riva a Montale. Questa l'iniziativa di 13 operai licenziati dal colosso della logistica e poi reintegrati con la sentenza 545 della Corte d'Appello di Bologna a fine ottobre ma di fatto mai rientrati al lavoro. E così, alla presenza del delegato sindacale nazionale Usb Riadh Zaghdane e dell'avvocato del foro di Brescia, Jacobo Sanchez Codoni che ha seguito le vicessitudini legali dei licenziati (33 all'inizio), il gruppo, composto da una ventina di persone poco dopo le 20 si è presentato al magazzino. Cartelli in mano, slogan in bocca, volevano riprendersi quanto spetta loro: il lavoro. Qualcuno è rimasto fuori, altri (13) sono entrati, sei si sono arrampicati sulle saracinesche e sette si sono incatenati alle linee di smistamento dei colli. 

protesta Gls-2Gli iscritti al sindacato Usb del magazzino Gls avevano dato vita ad un ciclo di scioperi il cui fine era quello di rivendicare condizioni di sicurezza in ambito lavorativo e si erano anche accampati sul tetto di via Riva per due settimane più di un anno fa. La Corte d'appello del Tribunale di Bologna qualche settimana fa, dopo il ricorso dei licenziati (33 in tutto, 16 hanno scelto il reintegro), riconosce «non solo  - fanno sapere - la fondatezza delle motivazioni degli scioperanti affermando che la richiesta afferiva propriamente le tutele dell'incolumità dei lavoratori, ma anche l'insindacabilità del diritto di sciopero.  Il Tribunale di Bologna, sconfessando le motivazioni rigettate della sentenza piacentina (che aveva messo in discussione la fondatezza degli scioperi indetti criticandone le motivazioni e le pratiche) afferma che non è seriamente predicabile l'oggetto, l'interesse posto alla base dello sciopero che non incontra altri limiti da quelli propri e riconosciuti dalla Costituzione. Si tratta di una sentenza importante, che riconosce pienamente il diritto di sciopero, una sentenza che rende onore ai lavoratori, gli stessi che hanno scelto Usb e la strada della lotta come mezzo di emancipazione sociale».

protesta gls-3«Un reintegro  - prosegue Usb - che Natana Doc Spa (fornitore di servizi nell'hub piacentino di Gls) non vuole ora attuare sostenendo che al momento del licenziamento era operante la Seam srl, una società riconducibile alla galassia Natana Doc, e in liquidazione, ai cui vertici stanno esponenti della medesima famiglia. Insomma, il classico cambio di nome, di intestatario, per non "pagare dazio". Tutto ciò avviene dopo che nei ripetuti incontri di carattere istituzionale, sia in sede locale sia ministeriale i vari attori, dalla Prefettura di Piacenza alla stessa Gls, affermarono con perentorietà che ci si poteva attenere unicamente al pronunciamento del tribunale». L'azione dimostrativa e pacifica che di fatto comunque ha bloccato il lavoro nel magazzino è terminata a mezzanotte: spontaneamente tutti hanno lasciato l'hub. Immediatamente alle 20 sul posto sono arrivati i carabinieri del Radiomobile, quelli del Cio e del Nucleo Informativo, con loro i poliziotti della Digos, successivamente. I militari hanno accertato che nel magazzino che fosse usata violenza, che la protesta fosse pacifica e per tutto il tempo hanno attentamente monitorato quanto accadeva. Hanno anche preso visione della sentenza e parlato a lungo con il legale di Usb. 


 

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