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Inchiesta Levante, gli arrestati collaborano e spiegano come avveniva lo spaccio

Altri due sentiti in carcere rispondono alle domande dei magistrati. Ma uno di loro dice che la droga era per uso personale. Nei prossimi giorni nuovi interrogatori e forse saranno ascoltati di nuovo i carabinieri coinvolti

Marcia a pieno ritmo l’inchiesta sul gruppo di carabinieri e spacciatori che avrebbero gestito un giro di spaccio in città nei mesi scorsi. Si stanno svolgendo in questi giorni i nuovi interrogatori di persone coinvolte nell’inchiesta partita da presunti abusi alla caserma Levante. I magistrati hanno ascoltato in carcere due arrestati nell’operazione Odysséus, Alex Giardino e Jamai Masroure Zin El Abidine. Intanto, si attende la fissazione dell’incidente probatorio (prove raccolte al di fuori del processo) di sei persone che hanno sostenuto di aver subìto abusi dai carabinieri della Levante, mentre in settimana sono in calendario altri interrogatori, tra cui potrebbero di nuovo essere sentiti alcuni dei carabinieri indagati. I due sono difesi dall’avvocato Daniele Pezza, e Jamai anche da Mauro Pontini. A sentirli, alle Novate, è stato il sostituto procuratore Matteo Centini che indaga con il collega Antonio Colonna, coordinati dal procuratore Grazia Pradella.

Giardino e Jamai, accusati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, avevano già risposto alle domande del gip, ha spiegato Pezza, e hanno chiesto di sottoporsi a un nuovo interrogatorio. «Alex Giardino - ha affermato l’avvocato - ha chiarito al magistrato gli addebiti che gli vengono contestati e lo ha fatto in un’ottica di massima collaborazione». Anche Jamai ha risposto a tutte le domande di Centini, ma ha sottolineato come nell’unico episodio in cui è coinvolto, lui sarebbe venuto in possesso di droga ma di averne fatto un uso personale.

Jamai, nel marzo di quest’anno, avrebbe acquistato 40 grammi di cocaina, insieme con l’appuntato Giuseppe Montella, la convivente Maria Luisa Cattaneo, grazie alla mediazione di Daniele Giardino. Montella, poi, avrebbe consegnato il proprio quantitativo a Jamai per lo spaccio, secondo l’ordinanza di custodia cautelare del 20 luglio. Alex Giardino - coinvolto nell’inchiesta anche con due fratelli e il padre - invece deve rispondere di 5 episodi, tra cui la detenzione e la vendita di 1,5 chili di hascisc, anche a un carabiniere, e di altri episodi riguardanti la consegna di “fumo” per il successivo spaccio.

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