Inchiesta sui fallimenti, indagato un altro avvocato

Per Schiaffonati la procura ipotizza l’abuso di ufficio. Intanto, l’indagine su due giudici spostata da Venezia ad Ancona. E la procura si vede accolta dalla Cassazione l’impugnazione contro la decisione del Tribunale del riesame che aveva restituito a un altro avvocato sotto inchiesta i documenti che gli erano stati sequestrati. Servirà una nuova udienza

Non è più la procura di Venezia a svolgere le indagini su due giudici, coinvolti in un’indagine su presunti illeciti commessi nella gestione di alcuni fallimenti, ma solo Ancona (i primi reati sarebbero stati commessi a Piacenza, per questo la titolarità è della procura dorica). E nel troncone dell’indagine, condotta dalla procura di Piacenza, spunta un altro avvocato, mentre altri professionisti potrebbero essere risucchiati nel vortice della gestione poco chiara dei fallimenti. Infine, la Cassazione ha accolto l’impugnazione della procura di Piacenza, riguardante il sequestro e la restituzione di alcuni fascicoli in uno studio legale: si dovrà di nuovo tornare davanti al Tribunale del riesame piacentino. Non si ferma la complessa indagine che si svolge sull’asse Piacenza-Ancona. Il cuore dell’indagine è l’accertamento di incarichi, legati ai fallimenti, definiti dai pm anconetani «privilegiati» tra giudici e avvocati per trarne benefici reciproci.

PIACENZA A Piacenza, l’indagine è coordinata dai sostituti Matteo Centini ed Emilio Pisante, che si avvalgono della collaborazione del Nucleo investigativo dei carabinieri e dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Gli investigatori stanno vagliando un grande mole di documenti relativa ai fallimenti e agli incarichi. Dalle carte starebbero emergendo alcune violazioni e per questo altri professionisti potrebbero presto venire coinvolti. A Piacenza, oltre all’avvocato Virgilio Sallorenzo, è indagato anche l’avvocato Corrado Schiaffonati. A quest’ultimo (difeso dall’avvocato Franco Livera), secondo le ipotesi della procura, vengono contestati presunti illeciti legati al suo ruolo di amministratore giudiziario di alcune aziende fallite. Anche il suo studio venne perquisito e furono prelevati diversi documenti. E tra i reati ipotizzati c’è anche l’abuso di ufficio. Sallorenzo, invece, è indagato per bancarotta, falso e abuso di ufficio e la moglie Marina Bottazzi è indagata solo per abuso d’ufficio. Entrambi sono difesi dall’avvocato Paolo Fiori.

La genesi dell’indagine piacentina risale a mesi fa. Alcune segnalazioni alla procura avevano indicato come Sallorenzo, amministratore di alcune società fallite, avrebbe indotto alcuni commercialisti a recedere agli incarichi facendo nominare la moglie (la commercialista Bottazzi). Da lì, partì l’indagine che è tuttora in corso. Il Tribunale dl riesame di Piacenza, dopo il sequestro dei fascicoli, restituì a Sallorenzo gran parte dei documenti. Secondo il Tribunale, la procura avrebbe dovuto prelevare solo alcuni fascicoli. Il pm Centini impugnò la decisione in Cassazione, la quale ha annullato l’ordinanza dei giudici piacentini ai quali ha rinviato gli atti. Ora, il Tribunale del riesame, in diversa composizione, dovrà riunirsi di nuovo e decidere in base alle indicazioni date dalla Suprema corte, dopo che saranno state rese note le motivazioni.

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VENEZIA Il 6 settembre, gli studi degli avvocati e quello del giudice piacentino Giuseppe Bersani (a Piacenza rivestiva il ruolo di gip, poi passò come giudice a Cremona: oggi è ad Alessandria dove ha chiesto e ottenuto il trasferimento) vennero perquisiti e vennero sequestrati numerosi fascicoli relativi a fallimenti. A operare furono anche le procure di Venezia e quella di Ancona, competenti per i reati dei magistrati commessi nei loro territori. Nell’indagine è coinvolto anche un altro giudice Tito Preioni (entrambi indagati per corruzione). L’indagine sui due giudici venne alla luce dalle colonne del Corsera, il 27 giugno, che riportò l’inchiesta della procura di Venezia: le due toghe avrebbe cercato di condizionare la procedure di nomina dei capi degli uffici giudiziari di Cremona in favore dell’elezione di Preioni. Ci fu un incontro a Roma con un membro laico del Csm, che sarebbe avvenuto grazie all’intervento di Sallorenzo, che avrebbe pagato il viaggio nella capitale.

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