Incontro tra i tifosi e la nuova dirigenza del Piace. Fabio Torti è il nuovo amministratore delegato

Incontro all'American Bar di via Manfredi tra il Piacenza, la nuova dirigenza e gli ultras della curva Nord. Prima che Merlo & co arrivassero, già si erano radunati a bere gli ultras e i tifosi che avevano anche appeso lo striscione rosso con scritto "Piacenza"

Da sinistra Merlo, Ragazzoni, Gianfranceschi e Gallo

Incontro all'American Bar di via Manfredi tra il Piacenza, la nuova dirigenza e gli ultras della curva Nord. Prima che Merlo & co arrivassero, già si erano radunati a bere gli ultras e i tifosi che avevano anche appeso lo striscione rosso con scritto "Piacenza". Lo stesso che avevano portato in corteo qualche tempo fa per il centro storico. Unico assente Fabio Torti, il nuovo amministratore delegato del Piacenza Calcio, così ha detto Luigi Gallo.

Presente mister Monaco, ma anche l'ex direttore sportivo Totò de Falco. L'atmosfera che si respira è calda e carica anche di aspettative. Ad uno ad uno arrivano tutti, Luigi Gallo, Marco Lanna, Marco Gianfranceschi, Vincenzo Merlo e Stefano Ragazzoni. I rappresentanti di quell'Italiana Srl che d'ora in poi avrà il Piacenza Calcio. Finisce l'era Garilli, inizia l'era Italiana. Quello che chiedono Marco e Davide Reboli, leaders della curva,ai giocatori, tutti seduti in silenzio e in fila sono «cose non grandi, ma grandissime. Squadra e tifosi devono essere un tutt'uno».

I cori non smettono un attimo: «Torneremo in serie B» e Merlo - (forse probablie presidente) - dice: «Non in serie B ma in serie A». Staremo a vedere. Luigi Gallo si dice «orgoglioso di essere a Piacenza, e pieno di buoni propositi. L'unica cosa certa è appunto il nuovo ad Fabio Torti, per il resto dichiara: «Si rimanda tutto al 7 novembre, all'assemblea dei soci».

E giù ancora cori: «Simone Guerra facci un gol», lui sorride e ringrazia. Pace fatta anche tra il portiere Mario Cassano e Davide Reboli che dice: «Avevamo dei sospetti e dei dubbi su di lui - intanto lo cerca con gli occhi tra gli altri giocatori - ma fa parte ancora del Piace e ha avuto il coraggio di parlare faccia a faccia con noi». Mario si alza, sorride, ringrazia accenando un mezzo inchino. Tutto risolto. Sembra. Quello che vuole la curva è più vicinanza tra loro, la squadra e la (nuova) società. La nuova società vorrebbe fare bene e integrarsi, a quanto sembra. I giocatori hanno solo il compito di giocare e di giocare bene.

Ci sono anche alcune coicidenze che poi, a voler essere ottimisti e scaramantici, contribuiscono a questo stato di generale euforia e pieno di aspettative. Il ritrovo dove si è svolta questa serata che potrebbe rappresentare un passo storicamente importante per la rinascita di squadra, Società e tifo organizzato, è il medesimo che per anni, negli anni d'oro della seria A e dei grandi nomi che indossarono la camiseta bianco-rossa, vide sedersi ai tavoli, anche per un caffé dopo pranzo, la maggior parte dei giocatori del Piacenza di quei tempi: Di Francesco ora mister del Lecce, Taibi che fu seppur per qualche mese portiere titolare del Manchester United di Ferguson, Statuto, Buso, Rizzitelli e via discorrendo, le cui maglie erano incorniciate ed appese ai muri del Pub.

Il secondo dato, ancora più importante e concreto, è che era dall'epoca (sciagurata?) di Fulvio Collovati Direttore Sportivo che la Società non portava ad un contatto così amichevole ed informale tutta la squadra con tifosi e fedelissimi ultras. A quel tempo, probabilmente, si può far risalire l'inizio del distacco Società/squadra-tifosi, poi allargatosi come un solco profondo pieno d' acqua torbida alla città intesa come progressivo disinteresse di tutta la comunità che solo qualche anno prima accorreva in massa a vedere il Piace in A.

E non hanno certo posto rimedio a quanto di cui sopra le sporadiche famose passeggiate da collegio salesiano (con tutto il rispetto) che Riccardi inventò portando i giocatori in giro per via XX Settembre "in fila per tre col resto di due". Anche questo ci si attende a livello di piacentini, tifosi e "affiliati", da parte della nuova dirigenza e proprietà: cioé che si ricrei un solido legame con un'espressione della città e della provincia, quale segnale di coesione di una comunità che, per motivi per altro ben più importanti, ha bisogno in questi momenti di riconoscersi tale magari proprio a partire dalle occasioni ludiche. Ora non resta che aspettare il 7 novembre e anche la partita a Siracusa.

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