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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

«Nessuna remora nel mettere a rischio la sicurezza delle persone. Calpestata la dignità dei lavoratori»

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini, hanno smascherato «un’articolata organizzazione criminale dedita allo sfruttamento di conducenti di autotreni di nazionalità romena». Nei guai per altri reati anche un ex poliziotto, un medico e il titolare di una autoscuola

Si è conclusa nei giorni scorsi una complessa attività investigativa diretta dalla Procura di Piacenza (sostituto procuratore Matteo Centini) e condotta dalla Polizia di Stato e dagli agenti della Stradale di Massa Carrara, Piacenza e Pontremoli in sinergia con il Nucleo di Polizia economica e finanziaria della Guardia di Fiinanza piacentina. Le indagini hanno smascherato «un’articolata organizzazione criminale dedita allo sfruttamento di conducenti di autotreni di nazionalità romena». «I fatti – ha spiegato la polizia stradale in una nota - interessano circa un centinaio di autisti, i quali, sotto la minaccia del licenziamento, erano costretti, anche nei periodi destinati al riposo, a vivere reclusi in una sorta di accampamento privo di ogni servizio igienico, allestito presso un piazzale». Le indagini hanno evidenziato «come gli autisti fossero costretti a dormire e soggiornare in pianta stabile nelle cabine dei camion in sosta, a scaldarsi con stufe improvvisate e utilizzare cucine ricavate da pancali e fusti per uso industriale. Approfittando dello stato di bisogno in cui si trovavano gli autisti, li costringevano a lavorare senza alcuna garanzia né diritto e in condizioni igieniche indecorose».

Matteo Centini-2LE INDAGINI - L’indagine nasce alla fine di ottobre del 2019, quando una pattuglia della sottosezione autostradale di Pontremoli fermò per un controllo un autista di origine romena che aveva esibito il proprio contratto di lavoro apparso però agli occhi esperti dei poliziotti falsificato nella data di scadenza. «Da qui gli investigatori hanno tessuto una fitta rete informativa, che ha coinvolto anche l’Ispettorato del Lavoro e ha permesso – si legge nell’ordinanza firmata dal gip Luca Milani - di ricostruire un quadro articolato di illiceità tutte gravitanti intorno alla Eagletrans srl, società avente ad oggetto servizi di trasporto merci, con sede operativa a Cortemaggiore. In particolare, sono emerse gravi irregolarità nella gestione dei lavoratori, caratterizzate dall’impiego di contratti di distacco fasulli e da palesi violazioni della normativa su assunzioni e licenziamenti, il tutto all’interno di un quadro in cui si evidenzia lo sfruttamento delle condizioni di bisogno dei dipendenti». 

INDAGATI - Con le ipotesi di reato che spaziano dall’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, alla truffa ai danni dello Stato, violazione dei contratti nazionali di lavoro, al falso ideologico a vario titolo, sono finiti agli arresti domiciliari Mirco Bragoli (amministratore Eagletrans), Fabrizio Oppici (socio di Eagletrans), Gabriella Miglioli (segretaria), Nadia Rivioli (dipendente), Anca Ramona Rusu, Marieta Laura Ignat, Roberto Castellano (amministratore di un’agenzia di lavoro interinale) e Giacomino Tonella nel ruolo di responsabile della gestione di attività formative per una società alla quale la Eagletrans si era rivolta per alcuni corsi. Non solo, ai domiciliari sono anche Giancarlo Morfini (ex ispettore della polizia di Stato), il medico tenente colonnello Francesco Alberto Anaclerio e Giorgio Mainardi, titolare di una scuola guida piacentina: i tre sono accusati a vario titolo di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e sostituzione di persona.

"SENZA SCRUPOLI"- «Le attività tecniche di intercettazione protratte per circa due mesi e la disamina della consistente documentazione sequestrata – scrive il gip - hanno permesso di acclarare che l’amministrazione della società condotta da Mirco Bragoli in primis e dagli altri indagati (ciascuno con un ruolo) comprendeva, attraverso un’architettura societaria complessa,  anche l’amministrazione di due società esterovestite (Romania), completamente controllate dal sodalizio, ovvero la SC Trans Fair Sistem SRL e la International  Full  Service  SRL». La prima aveva come prestanome Anca Ramona Rusu, punto di riferimento in Romania, mentre Laura Marieta Ignat è accusata di aver aiutato Mirco Bragoli nella gestione occulta delle due società romene. «Bragoli – scrive il giudice per le indagini preliminari – si conferma soggetto senza scrupoli, con importanti agganci all’estero, capace di movimentare merci, uomini, denaro, potendo contare peraltro su una rete di professionisti compiacenti». E ancora: «tutti i soggetti interessati dalle indagini, benché in gran parte incensurati, hanno infatti dimostrato una spiccata capacità a delinquere, evidenziando la mancanza di qualunque remora a porre a rischio la sicurezza delle altre persone, calpestando contestualmente la dignità dei lavoratori con i quali avevano a che fare».

IL RINNOVO DELLA PATENTE DI GUIDA DI MIRCO BRAGOLI – Una costola dell’indagine è rappresentata dal rinnovo della patente di Bragoli. Per questo fatto sono indagati e accusati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici il medico tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Francesco Alberto Anaclario, Giancarlo Morfini ex ispettore della Polizia di Stato e Mirco Bragoli. Dello stesso reato e anche di sostituzione di persona invece risponde anche Giorgio Mainardi, titolare di una autoscuola piacentina.  «Il medico è accusato, su istigazione di Morfini, quale  - si legge nell’ordinanza -  ex appartenente alla Polizia di Stato, con numerosi contatti nel mondo delle scuole guida, che a sua volta ha agito su richiesta di Bragoli, quale interessato al rinnovo della propria patente C o comunque al rinnovo come patente B, essendo affetto da un gravissimo deficit oculare – di aver attestato falsamente, nel certificato rilasciato ai fini del rinnovo, di aver sottoposto di persona a visita medica Bragoli che non si recava mai – secondo l’accusa – alla visita». Mainardi dovrà invece rispondere per il fatto di aver apposto, «in qualità di pubblico ufficiale, sui documenti per il rinnovo del titolo di guida il timbro “visto originale”, cioè di aver raccolto i documenti necessari al rinnovo direttamente da Bragoli e di persona, compresa la sua sottoscrizione e la fotografia da riportare, mentre in realtà gli stessi erano stati inviati da Bragoli a Morfini e da questi poi stampati e consegnati alla scuola guida, apponendo quest’ultimo persino la firma di Bragoli sul modulo al posto dell’interessato (che risulta difforme dall’originale, confrontata con un altro documento». A conforto della tesi dell'accusa ci sono le intercettazioni tra Morfini e Mainardi nelle quali «emerge peraltro che questa fosse una consuetudine tra i due (Mainardi riferisce di essere stufo e che ora farà pagare mille euro, riferendosi al costo della pratica per accettare)». Sulla vicenda il gip scrive «non ci si può esimere dall’osservare come la vicenda riveli uno spaccato preoccupante in termini di scambi di favori, con totale violazione di qualunque presupposto di legalità». «Opache – conclude il gip – appaiono anche le figure professionali di Anaclerio e Mainardi pronti a bypassare qualunque obbligo normativo discendente dal loro ruolo per compiacere le richieste di Morfini, una sorta di deus ex machina in grado di risolvere ogni problema in breve tempo, ovviamente trascendendo dal rispetto della legge». Nella giornata del 26 novembre si svolgerà l’interrogatorio di garanzia, Daniele Pezza avvocato di Anaclerio ha fatto sapere: «Il mio cliente confida di chiarire appieno la sua posizione e dimostrare la totale assenza di responsabilità», Francesco Macrì invece difende Giorgio Mainardi.

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