Indagine Levante, sentito in carcere un altro degli arrestati

Accusato di aver spacciato quantità ingenti di hascisc e marijuana, Gherardi ha risposto alle domande del pm per due ore. Intanto, si preparano gli incidenti probatori di alcune persone che accusano di violenze i carabinieri

Non accenna a decelerare l’inchiesta Odysséus che ha smantellato un vasto giro di spaccio organizzato da carabinieri infedeli e pusher. Mentre il 24 settembre è stato sentito in carcere a Parma Tiziano Gherardi - ritenuto anch’egli ai vertici del gruppo, insieme all’appuntato Giuseppe Montella e a Daniele Giardino - nei prossimi giorni il giudice per le indagini preliminari dovrebbe fissare alcuni incidenti probatori, chiesti dalla procura. Verranno sentite alcune persone, per lo più immigrati, che hanno detto di aver subìto reati dai cinque carabinieri finiti in carcere e tutti appartenenti alla stazione Levante di via Caccialupo. Quanto verrà detto negli incidenti sarà valido come fonte di prova (raccolta al di fuori del processo) nell’eventualità che qualche militare scelga il dibattimento.

da sinistra Sforza Fogliani e Bordi avvocati-2Gherardi, assistito dagli avvocati Carlo Bordi e Ascanio Sforza Fogliani, ha risposto alle domande del sostituto procuratore Matteo Centini per circa un paio di ore. Gherardi, secondo le accuse della procura, deve rispondere di cinque episodi di detenzione e spaccio di stupefacenti. L’atteggiamento tenuto durante l’interrogatorio con il pm, chiesto dallo stesso Gherardi, sarebbe stato di collaborazione. «Ha chiarito la propria posizione», ha scandito l’avvocato Bordi. I difensori avrebbe reputato positivo questo interrogatorio. Gherardi, tra l’altro, è accusato il 17 febbraio e il 9 marzo di aver preso grandi quantitativi di hascisc e marijuana e di averne portato una parte a casa sua. In alcune occasioni, era accompagnato da Daniele Giardino e Montella. Gherardi il 17 febbraio avrebbe fatto da scorta a Giardino alla guida ad un furgone, anticipandolo al casello dell’autostrada per vedere se c’erano controlli delle forze dell’ordine.

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Intanto, uno dei prossimi passi potrebbe risultare importante per lo sviluppo dell’inchiesta. Si tratta di 4 o 5 persone che, dopo aver presentato degli esposti su presunte vessazioni o violenze subite da alcuni carabinieri della Levante, fisseranno le loro dichiarazioni all’incidente probatorio. Oltre al gip, ci saranno i magistrati che indagano e i difensori di tutti i militari indagati (potranno partecipare anche loro se lo decideranno), che potranno porre domande a chi ha detto di aver subito abusi. Tra le persone che verranno sentite c’è anche Hamza Lyamani, una figura importante che riporta alle radici dell’inchiesta. Sarebbe lui, infatti, ad aver consegnato al maggiore Rocco Papaleo, ora a Cremona, messaggi audio sui carabinieri della Levante. Il maggiore, poi, portò il materiale alla Polizia locale facendo così scattare l’indagine. «… Hamza dichiarava in tali messaggi di essere un informatore dei carabinieri in servizio presso la stazione Piacenza Levante e di aver assunto tale ruolo in virtù di conoscenza personale con l’appuntato Giuseppe Montella» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Luca Milani. E da questi messaggi si evinceva che alcuni carabinieri erano soliti ricompensare le notizie su alcuni pusher, che venivano poi arrestati, con la cessione di stupefacenti.

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