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Un momento della manifestazione

Un momento della manifestazione

«Insieme possiamo ottenere qualcosa: ecco cosa chiediamo a Governo, Regione e Comune»

Manifestazione organizzata dal Si Cobas sul Pubblico Passeggio

Ennesima manifestazione sul Pubblico Passeggio. Nel pomeriggio del 14 novembre si sono riunite poco più di cinquanta persone appartenenti al sindacato Si Cobas, dipendenti, baristi, facchini, operai, che hanno voluto protestare con forza ma pacificamente contro quanto non è stato fatto da Governo, Regione e Comune nei mesi della pandemia, sia durante la prima ondata che nella seconda. Se quella del 24 ottobre ha visto la lotta di operai e lavoratori della sanità e quella del 7 novembre i lavoratori dello spettacolo e degli studenti, l'ultima ha riunito - si legge nella nota ufficiale diramata dagli organizzatori del Si Cobas - piccole attività, che hanno fatto sforzi immani per adeguarsi alla normativa e contenere il virus e che ora si trovano beffati. 

La parola d'ordine è "unità nella lotta" per ottenere risultati anche e specialmente al passaggio della nostra regione a zona arancione: una decisione che chiude bar e ristoranti h24, fatta eccezione per l'asporto. Queste chiusure si aggiungono a quelle di palestre, centri sportivi, palestre. «In primavera  - dicono - abbiamo stretto i denti accettando una mancetta di 600 euro, ora, dopo aver sostenuto spese ingenti per adeguare i nostri locali alla normativa anti-Covid, ci troviamo nuovamente sul lastrico. Per questo, crediamo sia giunta l’ora di rompere il silenzio e allearci fra di noi, come già hanno fatto gli operai della logistica piacentina ottenendo significativi risultati. Non chiediamo alle istituzioni di “togliersi il casco” come ridicolmente abbiamo visto fare: non chiediamo sconti a chi ci ha sempre represso mentre difendevamo il nostro salario». 

«Nella nostra manifestazione non vogliamo inutili pagliacciate o rivendicazioni generiche: se vogliamo ottenere qualcosa, dobbiamo fare un passo avanti in termini di serietà e contenuti, adottando una strategia rivendicativa chiara. Chiediamo al Governo di istituire una patrimoniale sul 10% più ricco della popolazione con cui finanziare gli aiuti alle fasce deboli, al Comune di tornare a istituire il “fondo anti crisi” esistito fra il 2008 e il 2016, destinando un milione di euro a fondo perduto così suddivisi: 500.000 euro ai lavoratori dipendenti la cui azienda rimarrà chiusa o con chiusura alternata e 500.000 come contributo alle imprese commerciali fino a 10 dipendenti, con contributo minimo 10.000 euro. E ancora di allungare d’imperio l’orario di chiusura dalle ore 18:00 alle ore 20:00, permettendoci di recuperare almeno parte delle perdite.  Di esentare tutte le piccole imprese che ne faranno domanda dal pagamento della Tari e il pagamento dei plateatici fino a che resteranno in vigore le misure restrittive e di  predisporre e votare entro l’anno un piano di investimenti in trasporto pubblico ed edilizia scolastica che non ci faccia mai più trovare impreparati come ora». Alla Regione invece chiedono «Di esentare tutte le piccole imprese che ne faranno domanda dal pagamento dell’Irpef fino a che resteranno in vigore le misure restrittive, di imporre alle AUSL regionali la fornitura gratuita di materiali per la sanificazione degli ambienti a tutte le piccole imprese commerciali e di anticipare il valore della cassaintegrazione ai dipendenti delle piccole imprese che saranno costrette a ricorrervi».

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