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(Foto Ansa)

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«Disobbedire e aprire i locali? Non ha senso. La vera protesta sarebbe chiuderli: stop a delivery e asporto»

Cristian Lertora (Fipe Piacenza) prende le distanze dall'iniziativa di disobbedienza che alcuni gestori stanno organizzando per venerdì 15 gennaio: «Dobbiamo agire con la testa, ci sono altri modi per far comprendere alla gente l'importanza della nostra categoria»

«La vera mossa giusta da fare in questa situazione? Sarebbe chiudere tutti i locali, invece di aprirli una sera per protesta. Stop per un po' ad asporto e delivery, così la gente capirebbe la nostra importanza». Il presidente della Federazione dei pubblici esercizi di Piacenza, Cristian Lertora, commenta così la disobbedienza civile con hashtag #ioApro1501, l'iniziativa di protesta che a Piacenza e in quasi tutta Italia sta prendendo piede in queste ore tra alcuni gestori, intenzionati ad aprire i propri locali - bar, ristoranti, pub e pizzerie - la sera di venerdì 15 gennaio, in netta violazione delle norme anti Covid. Una iniziativa - la cui organizzazione sta viaggiando a spron battuto sui social network e su gruppi Telegram - di chiara e profonda sfida ai Dpcm e rottura con le decisioni governative in materia di salute pubblica e restrizioni anti contagio, e che a Piacenza vede tra i promotori Mirko Rinaldelli, titolare di un'attività a Bettola. Sulla pagina Facebook creata ad hoc pochi giorni fa sono spiegate chiaramente le motivazioni di questa protesta, incardinate sulla sopravvivenza economica di una delle categorie maggiormente colpite dalle conseguenze della pandemia.
Il presidente della Fipe di Piacenza prende però le distanze da tutto ciò. «Non appoggio e non critico - spiega - ma purtroppo sappiamo bene una cosa: chi disobbedisce incapperà in sanzioni pesanti e denunce. Ma, ancora di più, lo stesso sarà per i clienti di questi locali».

Prosegue: «Da semplice cittadino mi pongo questa domanda: i clienti saranno davvero disposti a rischiare una denuncia penale e una sanzione per mangiare una sera al tavolo o per fare l'aperitivo? Il tutto per la disobbedienza di chi protesta?».

Lertora Fipe-2Lertora (in foto a sinistra) avanza poi una importante riflessione: «Ci sono tante proteste che si potrebbero attuare, in tutta sicurezza e nel rispetto delle normative, per far davvero comprendere all'opinione pubblica l'importanza della nostra categoria. Ad esempio, piuttosto di aprire violando le leggi, perché invece non chiudere tutti per due o tre giorni? Niente asporto e niente delivery per 72 ore. Questo farebbe capire bene - sottolinea - la nostra importanza e la nostra condizione attuale. Siamo imprenditori e siamo intelligenti, e come tali dobbiamo agire non "con la pancia" ma bensì con la testa, per creare un percorso e raggiungere un obiettivo. Queste boutade invece alla fine non portano a nulla».
«Proprio domani - conclude Lertora - la nostra associazione presenterà una petizione on line con una raccolta di firme. Non ce ne stiamo con le mani in mano, e ribadisco che siamo anche stati la prima provincia a intraprendere una causa contro lo Stato. Ma servono azioni che abbiano un senso logico».

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