Irruzione nazifascista a Como, tre piacentini a processo per violenza privata

Chiuse le indagini per il blitz skinheads del 2017 a Como ripreso da un video. Tre i piacentini protagonisti dell'episodio che suscitò molto clamore mediatico

L'irruzione del 2017

Si sono concluse le indagini relative all'irruzione di matrice skinheads eseguita da un gruppo di militanti di estrema destra il 28 novembre 2017 a Como. L'avviso di conclusione indagini con le relative accuse per le quali procede la Procura di Como è stato consegnato a tredici persone, tutti uomini di età compresa tra i 24 e i 50 anni al momento dei fatti contestati. Per loro le accuse sono di violenza privata, per avere costretto il gruppo del comitato Como Senza Frontiere ad assistere e ascoltare il loro intervento, eseguito peraltro con fare minaccioso e intimidatorio. Un episodio che ha suscitato molto clamore, non solo a Como: il video, infatti, ha fatto il giro d'Italia scatenando polemiche e reazioni politiche. L'aggravante è di avere agito in gruppo. Dalle indagini, però, non sono emersi elementi che possano connotare l'azione skinheads con l'odio razziale. Non è bastato il ritrovamento nel corso delle perquisizioni di svastiche e di parodie sugli ebrei (in particolare su Anna Frank) per attribuire al gruppo di estrema destra l'aggravante dell'odio razziale.

Le indagini, spiega in una nota il procuratore di Como Nicola Piacente, sono consistite anche nell'analisi del materiale sequestrato in occasione delle perquisizioni eseguite il 7 dicembre 2017 da vari uffici della Digos (Como, Brescia, Lodi, Genova, Mantova, Piacenza). Era intervenuta la Digos di Piacenza perchè tre dei tredici a processo sono piacentini: tra loro anche Manuel Foletti, già noto per aver accoltellato al viso due ragazzi davanti alla cooperativa Infrangibile nel 2009. Era stato condannato a sei anni, due mesi e venti giorni per tentato omicidio.

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