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Martedì, 27 Settembre 2022
Cronaca

Islam e diritti: «Il burqa non è una prescrizione islamica, anche se molti lo pensano»

L'incontro, avvenuto nell'auditorium di Sant'Ilario, ha trattato del tema fondamentale dei diritti delle donne nei paesi islamici

«Una coppia di parole chiave che vorrei sottolineare - afferma Elisabetta Musi, ricercatrice di pedagogia generale e sociale dell’università Cattolica di Milano introducendo la conferenza "Islam e diritti delle donne" avvenuta nell'Auditorium di San'Ilario – è quella del vicino-lontano. Vorrei ricordare che ci sono 70 milioni di spose bambine nel mondo, ovvero 70 milioni di bambine che si sono sposate prima dei 18 anni. È un dato allarmante. È necessario parlare anche degli abusi sessuali sulle bambine, delle mutilazioni genitali e dell’esclusione dall’istruzione del genere femminile.  Riprendendo il vicino e il lontano, queste situazioni sembrano lontane da noi. In realtà non è così: dobbiamo impegnarci a cambiare le cose vicino a noi. La dialettica tra vicino e lontano approda ad un’altra coppia di opposti: noi ci riconosciamo dentro ad una cultura e fuori da un'altra. Questa dialettica diventa quindi un noi-loro. È così che ci troviamo a giudicare loro, i loro mondi. Bisogna conoscere le cose per superare gli steccati noi-loro., bisogna riconoscere e incontrarsi, per avere il privilegio di formare terre di dialogo».

«L’idea di affrontare questo tema oggi è nato proprio alla fine dell’anno scorso - afferma Marina Molinari, segretario della Cisl – quando ci sconvolse la notizia del rapimento di oltre 200 studentesse in Nigeria da parte di Boko Haram, studentesse rapite, costrette a sposarsi, a convertirsi all’Islam, a subire sevizie e soprusi e spesso uccise, il caso di ribellione. Da lì è partita la nostra riflessione e in queste nostre discussioni scoprivamo spesso di conoscere pochissimo di questi temi, di avere noi stesse probabilmente tanti pregiudizi derivanti dalla mancata conoscenza, di non sapere bene come vivono le donne di fede musulmana in mezzo a noi e cosa loro pensassero di noi. Abbiamo comunque sicuramente capito che le donne di fede musulmana che vivono nella nostra comunità sono le prime danneggiate dall’esplosione delle violenze a cui assistiamo attraverso i media, da parte delle centrali terroristiche di Al Qaeda, dell’ISIS e di Boko Haram. Esplosione di violenza e di terrorismo che hanno generato nuove paure fra la gente, che hanno fatto inneggiare qualcuno a nuove guerre di religione, hanno presentato l’immigrazione come un attacco alla nostra identità e hanno identificato incautamente e stupidamente la fede islamica con l’aberrazione terroristica dell’ISIS. Non ci possiamo nascondere, inoltre, che nelle aree in cui stanno crescendo i gruppi estremisti sostenitori dell’ Impero islamico, si scontrano non di rado notevoli interessi anche di matrice economica basati su affari legali e illegali. Viene naturale sospettare che dietro le violenze commesse in nome della fede vi siano interessi reali molto meno confessabili».

«L’islam -  afferma Nibras Breigheche, dell’associazione donne mussulmane d’Italia - è ormai la seconda religione più diffusa in Italia. Il tema dei diritti della donna è molto delicato. Basta leggere i versetti del corano per capire come già tanto tempo fa donne abbracciarono la religione islamica per liberarsi dal maschilismo del tempo. L’islam ha voluto dare alla donna la dignità che le spettava collocandola all’origine di tutto, insieme ad Adamo: quando entrambi cadono nell’errore, Dio rivolge lo stesso rimprovero sia ad Adamo che ad Eva. Dio ha dato la libertà ad entrambi di sbagliare ed entrambi hanno pagato l’errore perché si sono trovati ad iniziare la vita umana sulla terra. I pregiudizi nei confronti dell’islamismo arrivano da molto lontano, da quando si voleva denigrare questa religione. Ritorniamo per esempio alla fine del Medioevo: si raffigurava la donna araba mussulmana era rappresentata come un’obelisca seminuda che danzava e veniva contrapposta alla donna occidentale che si copriva. Col passare del tempo le cose sono cambiate: ora abbiamo la donna occidentale meno vestita e la donna islamica col burqa. In realtà il burqa non è una prescrizione islamica, anche se molti lo pensano. Non è questa l’immagine della donna musulmana che deve diffondersi mondo».

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