Isola de Pinedo: i predoni del Po a caccia di siluri e carpe nell'oasi protetta

In due notti sequestrati dai volontari di Arci Pesca trenta ami con esche vive per catturare i siluri nelle vicinanze dell'Isola de Pinedo a Caorso: «Continueremo a difendere il Grande Fiume» e i bracconieri continuano ad imperversare e a pescare senza limiti e senza regole

Le corde con gli ami sequestrati (foto Gatti)

La parola d'ordine è pazienza. Da una parte quella che contraddistingue i predoni dell'Est, i pescatori di frodo, dall'altra quella infinita dei guardiapesca che costantemente pattugliano le acque torbide del Grande Fiume in attesa di scovarli e coglierli in fallo. In una giungla di regole e norme che cambiano da regione a regione, le guardie piscatorie volontarie delle associazioni coordinate dalla polizia provinciale, gli appassionati e gli amanti del Po sono i baluardi di una legalità che questo fiume sembra non vedere da anni. Inquinato prima, riempito di siluri del Danubio negli Settanta poi e depredato nel tempo, il fiume più grande d'Italia è una risorsa che ognuno cerca di sfruttare, ma anche di difendere come può. Un eterno gioco tra guardie e ladri, poche risorse per vigilare e un business che movimenta centinaia di migliaia di euro. Questi gli ingredienti di una situazione nota da anni e che ha visto le acque del Po dal Veneto all'Emilia Romagna, invase da centinaia di Lipoveni, pescatori romeni del Delta del Danubio (principalmente dal comprensorio di Tulcea) che abilissimi e instancabili, calano le reti, non segnalate e irregolari per la maggiore parte, per centinaia di metri ogni notte. Una volte piene, di carpe e siluri, scaricano il pescato nei furgoni e lo vanno a vendere in Romania e in Ungheria dove la carne di questo "pescegatto" gigante è una prelibatezza richiestissima. Il tutto con una scarsissima attenzione per l'igiene e la tracciabilità del pescato. E quando la domanda è alta, l'offerta si deve adeguare in tutti i modi, anche illegali o al limite della legalità, sfruttando i pochi controlli. I siluri nel Po abbondano, tanto da aver creato non pochi problemi all'ecosistema, anche perché sono predatori di pesci vivi e morti, vermi, larve e quant'altro possano trovare sul fondo. In Italia non è apprezzato perché le sue carni conterrebbero metalli pesanti, ma a Budapest vale 13 euro al chilo. Oltre alle reti, i Lipoveni, usano stoditori elettrici e corde con degli ami ai quali attaccano pesci vivi che fanno da esche per i siluri. Nel Piacentino, raccontano i guardia pesca di Arci Pesca Fisa, sono attivi, nelle zone di Caorso fino a Isola Serafini, circa 6 gruppi di questi pescatori che ogni notte fanno la spola tra la sponda lombarda e quella emiliana. Si accampano con tende e furgoni nelle boscaglie, calano in acqua delle piccole barche, mettono le reti, attaccano le corde con le esche vive e aspettano ore al buio. E con loro aspettano anche le guardie volontarie che solo nelle notti del 26 e 27 maggio hanno trovato e sequestrato una trentina di corde con gli ami nei pressi dell'Isola del Pinedo dove è assolutamente vietato pescare perché è una zona faunistica protetta dei comuni di Caorso e Monticelli. «Vogliamo dare un segnale forte a queste persone che sfruttano il fiume senza rispettarlo e senza seguire le regole. Vogliamo far capire loro che non abbasseremo la guardia e che difenderemo il nostro fiume senza sosta», dicono. Nel marzo del 2016 un incontro tra le Province di Lodi, Piacenza e Pavia, ha inaugurato un nuovo corso nel contrasto al bracconaggio per affrontare il problema con modalità simili tra regioni confinanti. Nello specifico, la Provincia di Lodi si è presa l’impegno per la stesura di un protocollo d’intesa che preveda l’organizzazione della vigilanza in modo congiunto tra le quattro Province, condividendo mezzi e uomini, in modo tale da presidiare al meglio il territorio, da notare che dal 14 marzo 2016 la pesca notturna in Emilia Romagna è vietata. E se la pesca di frodo in Po è ormai cosa tristemente nota, un altro fenomeno sta prendendo sempre più piede, fanno sapere gli esperti: la cattura di siluri e carpe vivi che vengono trasportati in Ungheria e Romania e rilasciati, dopo ore di viaggio in condizioni pietose, nei laghi artificiali per far divertire i pescatori sportivi autoctoni. Un altro business destinato a crescere. 

Potrebbe interessarti

  • Nuovi codici al Pronto soccorso: ecco cosa cambia

  • Requisiti Reddito di cittadinanza, come fare domanda e quali regole rispettare

  • I trucchi per avere abiti perfetti senza stiratura, anche durante le vacanze

  • Perché smettere di stirare? Vantaggi e consigli

I più letti della settimana

  • Arrestata per omicidio a Ravenna, a Piacenza era già finita nei guai per stalking e resistenza

  • Migliaia di rotoballe divorate dalle fiamme nella notte, nel rogo muoiono anche alcuni bovini

  • Ferragosto e dintorni: come trascorrerlo a Piacenza e in provincia

  • Omicidio in piadineria a Ravenna, la coppia è di Travo

  • Cade da una scala, muore operaio

  • Travolto in bici da un furgone, grave un bambino

Torna su
IlPiacenza è in caricamento