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Ispettore della Municipale "infedele", il pm chiede il carcere. La difesa: «No all'interdizione»

Il sostituto procuratore Antonio Colonna aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip non l'ha concessa disponendo invece la misura interdittiva (che è sempre una misura cautelare, ma che non limita la libertà personale), la difesa invece la ritiene esagerata

Saranno due gli appelli che il 27 settembre dovrà affrontare il Tribunale del riesame, a Bologna. Entrambi riguardano l’ispettore capo della Polizia Municipale, attualmente sospeso da ogni incarico, finito nel mirino della procura che ha chiesto per lui la misura interdittiva da ogni incarico, e indagato per una lunga serie di reati: concussione, peculato d'uso dell'auto di servizio, truffa ai danni della pubblica amministrazione e truffa per un falso certificato medico per assentarsi in modo ingiustificato dal lavoro. In divisa e con la vettura di servizio, il 59enne avrebbe taglieggiato diversi negozianti paventando multe salate per presunte irregolarità negli esercizi commerciali. Un atteggiamento che proseguiva da almeno un decennio.

Il sostituto procuratore Antonio Colonna aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il gip non l’ha concessa disponendo invece la misura interdittiva (che è sempre una misura cautelare, ma che non limita la libertà personale) perché riteneva gravissimo il comportamento portato alla luce da pazienti indagini dei suoi ex colleghi della Polizia municipale e della Guardia di finanza. Il pm chiede che venga ristabilito la custodia cautelare, facendo così dfinire in carcere l’uomo. L’altro ricorso, invece, arriva dal difensore dell’uomo, l’avvocato Paolo Veneziani. Il legale ha chiesto ai giudici di rivedere la misura interdittiva, ritenendo esagerata la durata di un anno stabilita dal gip.

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