Istanbul, «Abbiamo sentito l'esplosione e siamo scappati in hotel»

L'infermiere piacentino Raffaele Donzelli a Istanbul con la compagnia aerea Air Medical a poche centinaia di metri da Sultanahmet: «La paura era tanta, eravamo in ansia perché non sapevamo com'era la situazione lì fuori e se poteva succedere di nuovo»

Raffaele Donzelli

«Abbiamo sentito un'esplosione ma non abbiamo capito subito cosa era successo. Quando abbiamo saputo che c'era stato un attentato abbiamo avuto molta paura». L'infermiere piacentino Raffaele Donzelli, che al momento del gravissimo attacco kamikaze nel quartiere turistico di Sultanahmet di Istanbul nella giornata del 12 gennaio, si trovava a poche centinaia di metri dalla piazza dove un 28enne siriano appartenente all'Isis si è fatto esplodere, racconta la paura che lo ha accompagnato durante quei momenti interminabili in cui non capiva cosa stava accadendo.

donzelli-2Donzelli, infermiere del 118 di Piacenza, nel tempo libero collabora con Air Medical che si occupa di voli sanitari specialmente nella zona del Nordafrica. La compagnia, italiana, è nata 5 anni fa e effetua voli nazionali e internazionali nei quali trasferisce feriti, anche gravi, negli ospedali giordani, tunisini e turchi. Le strutture sanitarie dei luoghi interessati da conflitti spesso sono al collasso, e Air Medical trasporta i pazienti altrove. Da tempo è impegnata con il ponte aereo libico verso i principali centri del bacino del Meditteraneo. Pochi giorni fa l'attentato firmato Isis nella scuola di polizia a Misurata ha fatto 100 morti e decine di feriti. E Donzelli, con altre tre persone dello staff, ha trasportato dalla città libica a Istanbul proprio 4 dei poliziotti feriti gravemente. 

Durante il trasferimento dall'aeroporto Ataturk all'hotel nella capitale turca dove avrebbero trascorso la notte, l'attentato. «Abbiamo sentito un'esplosione - racconta Donzelli, con i piloti e il medico dello staff - e pochi secondi dopo abbiamo visto sfrecciare decine di ambulanze e auto della polizia. Subito non abbiamo capito e una volta arrivati in hotel abbiamo trovato un grande caos: perquisizioni lunghissime e guardie armate all'ingresso. Ci hanno detto di salire in camera e di non uscire dalla struttura. In tv poi abbiamo capito cosa era successo: a pochissimi chilometri dall'albergo, pieno di turisti visibilmente spaventati, erano morte 10 persone. «La paura era tanta, eravamo in ansia perché non sapevamo com'era la situazione lì fuori, se poteva succedere di nuovo e se e quando potevamo tornare in Italia. La compagnia aerea è in stretto contatto con la Farnesina per far rientrare lo staff medico e infermieristico nel nostro Paese. 

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