Klimt, proseguono senza sosta le indagini sulla tela ritrovata dopo 22 anni

Proseguono senza sosta le indagini che riguardano il clamoroso ritrovamento del Ritratto di Signora di Klimt in una scaffa della Ricci Oddi. Da una parte le analisi sulla tela, dall'altra la ricerca di indizi sul sacco e sull'intercapedine. In campo un pool di esperti e investigatori

Il Klimt poco dopo il ritrovamento

Sono molteplici gli interrogativi a cui investigatori ed esperti dovranno dare una risposta circa l'autentiticità del Ritratto di Signora ritrovato dai giaradinieri della Globo Dimensione Verde in una scaffa della Ricci Oddi (galleria dalla quale era stato rubato nel 1997) il 10 dicembre, attraverso perizie ed analisi scientifiche, dall'altra l'attività d'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Ornella Chicca - che ha aperto un fascicolo per ricettazione al momento a carico di ignoti - si sta occupando della ricerca di indizi. Per questo l'11 dicembre l'area del ritrovamento, il sacco di plastica nero, e lo stabile, sono stati battuti palmo a palmo dagli agenti della polizia scientifica del Gabinetto Regionale, i quali hanno eseguito minuziosi esami anche con il buio attraverso apparecchiature di ultima generazione. Si cercano indizi che possano aiutare a capire chi e quando ha riportato la tela, del valore inestimabile, in quell'intercapedine. Per questo verranno analizzati vari parametri (dimensioni, luce, umidità, etc) all'interno della scaffa dove era nascosto il quadro che è apparso molto ben conservato.

klimt piacenza-2Un lavoro che servirà a capire se la sua presunta permanenza per 22 anni all'interno di quel "buco nel muro" sia compatibile con le condizioni in cui è stato trovato, oppure se - al contrario - sia più plausibile che vi sia stato posto in un secondo momento. Il sacco dell'immondizia in cui era avvolta la tela pare riporti ancora la scritta "Tesa" (la ex municipalizzata piacentina, poi diventata Enìa e successivamente l'attuale Iren): un elemento altrettanto importante per ricostruire l'esatta dinamica temporale di tutta la vicenda. In campo c'è un gruppo di lavoro interforze composto dagli agenti della Squadra mobile di Piacenza, dai colleghi del Nucleo investigativo di viale Beverora, e dagli esperti del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell'Arma dei carabinieri (Ntpc). Il comandante dell'Ntpc di Bologna, il maggiore Giuseppe De Gori, la mattina dell'11 dicembre è arrivato in procura a Piacenza per parlare con il pm. Insieme a lui la dirigente della Mobile di Piacenza Serena Pieri e il comandante del Nucleo investigativo, il capitano Giuseppe Pischedda. Sono tanti gli elementi che farebbero propendere per l'autenticità dalla tela che potrebbe ridare lustro alla galleria piacentina: alcuni graffi, fili di rame e il timbro della galleria. 

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