L’antico rito della transumanza rivive fra Torrio e Santo Stefano d’Aveto

Domenica 26 ottobre alle 8 del mattino con la regia del Comune di Santo Stefano d’Aveto e l’azienda agricola Monteverde Pietro è partita la transumanza dai pascoli del Crociglia e dintorni, tra due regioni: Emilia e Liguria – due province; Piacenza e Genova – e due comuni: Ferriere e Santo Stefano d’Aveto

(Foto Sergio Efosi)

Quando arrivi in questo territorio tra i monti dell'Appennino  emiliano-ligure non pensi che qui, di fatto, sei in una zona di campagna, certo di quella alta, dove si possono fare poche coltivazioni ma, in compenso, si possono sfruttare i pascoli, quelli freschi, profumati, pieni di fiori, acqua limpida e di buona aria… qui l'intelligenza dell'uomo ha lasciato che la natura comandasse su tutto sfruttando quello che da: il bosco e il pascolo. 

Certo qualche cosa di brutto l'uomo lo deve fare e allora qualche palazzo di troppo, qualche piano oltre misura ma niente di sconvolgente... diciamo che certe cose potevano essere evitate e tutto meglio armonizzato con un ambiente veramente bello. Monti stupendi, belle praterie, paesini antichi che compongono un presepe con  nuvole, cielo, brezze lievi e profumate. 

In questo contesto domenica 26 ottobre alle 8 del mattino, quando il sole non è ancora del tutto sveglio (da queste parti, s'intende)  con la regia del Comune di Santo Stefano d’Aveto e l’azienda agricola Monteverde Pietro è partita la transumanza dai pascoli del Crociglia e dintorni, tra due Regioni: Emilia e Liguria – due province; Piacenza e Genova – e due comuni: Ferriere e Santo Stefano d’Aveto.

Un centinaio di bovini e lasciano il loro soggiorno estivo negli alti monti e scendono, nella loro stalla fissa invernale  a Santo Stefano, il luogo dove la valle dell'Aveto crea l'evento che centinaia di donne, uomini e bambini seguono entusiasti.

A Torrio Valdadevo, nel comune di Ferriere, un “presepino montano”, con il suo alto campanile svettante e le belle casette bianche aggrappate l’un l’altra, in un bel prato-pascolo verde scintillante, si concentrano la mandria e noi ospiti-accompagnatori, nell’attesa che il bestiame si rifocilli, consumiamo una saporita colazione a base di formaggio dei pascoli, focaccia, latte fresco, salame nostrano, yogurt, vino e buona acqua di sorgente. Alle nove si parte per il tragitto che dopo sei km condurrà tutti noi a “Santo Sté”.  

Quello a cui partecipiamo non è solo un fatto di folklore contadino, sarebbe un po' banale. Questo è un vero evento culturale, di quelli che ci avvicinano al mondo che fu, fino a pochi anni fa, quello di tanti di noi. Quel mondo che stiamo perdendo senza ricordarlo e mantenerne le cose buone. Per conservarne non di certo le assurde fatiche fisiche, non le estreme povertà materiali diffuse ai tempi, ma i valori veri di quel mondo, quelli della solidarietà tra le persone che le condizioni rammentate avvicinava, quello della semplicità e del lavoro. Poi c'è il lato ludico, quello del divertimento e della buona giornata passata all'aria aperta, camminando insieme al bestiame che ritorna dai monti, mangiando cose buone come lo sono una semplice polenta e un sugo di funghi raccolti in questi boschi, con ragazzi e famiglie in festa. 

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Domenica a Santo Stefano, ad attendere il bestiame c’erano migliaia di persone tra i resti del Castello Doria e la Bocciofila dove si consumava, per i 500 che han prenotato per tempo, il “Pranzo del contadino”.  Per gli altri negozi  di alimentari aperti tutto il giorno e ottimi  ristoranti convenzionati per l’occasione. 

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