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L’imputato è morto, il processo per tentato omicidio si chiude

Alseno, un 66enne era accusato di aver sparato un colpo di pistola alla moglie, che non venne colpita. Alcune settimane fa la scomparsa, in aula la causa di estinzione del reato. Le difese: «Avremmo voluto dimostrare la sua innocenza in aula»

Il processo non si farà più perché l’imputato è deceduto. Si è svolta il 25 settembre, davanti al giudice per l’udienza preliminare, Luca Milani, la causa di estinzione del reato. Un 66enne, scomparso alcune settimane fa, era accusato di tentato omicidio, porto abusivo di armi e maltrattamenti. Appassionato di antiquariato, l’uomo era stato arrestato dai carabinieri ad aprile, dopo aver esploso un colpo di pistola verso di lei - era rimasta illesa - nella loro abitazione ad Alseno. L’arma è una pistola d’epoca calibro 22. Per i difensori, gli avvocati Giovanna Cavaciuti e Annamaria Grossi, si era trattato di un incidente.

In aula, davanti al pm Matteo Centini, il giudice ha decretato la fine del processo. «Siamo umanamente dispiaciute - hanno dichiarato i difensori  - per la sua scomparsa. Avremmo voluto dimostrare in aula sua innocenza». I carabinieri avevano trovato in casa diverse armi, non denunciate. I familiari, in casa erano presenti anche i figli, avevano subito avvertito i carabinieri di Fiorenzuola. A luglio, il 66enne era stato rinviato a giudizio e aveva anche ottenuto gli arresti domiciliari. Cavaciuti e Grossi erano intenzionate a chiedere una perizia balistica e una medica. L’uomo aveva sempre sostenuto di non volere assolutamente sparare alla moglie e che il colpo era partito accidentalmente.

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