L’incubo di una piacentina: sequestrata e violentata per ore dall’ex fidanzato

Un nigeriano accusato di sequestro di persona, violenza sessuale, stalking e lesioni. Al processo, il drammatico racconto della vittima e dei genitori

Ha raccontato i momenti della violenza tra le lacrime e più volte si è dovuta fermare. Un’udienza drammatica, che ha visto sfilare in aula la vittima - una giovane piacentina che sarebbe stata sequestrata e violentata dal suo ex fidanzato - e i suoi genitori, i quali hanno raccontato il travaglio di quella relazione finita in un abisso. E’ il dramma di una ragazza 28enne che, purtroppo, si è resa conto troppo tardi della persona con cui aveva a che fare. Il collegio presieduto da Stefano Brusati, a latere i giudici Sonia Caravelli e Aldo Tiberti, ha ascoltato, il 20 febbraio, numerosi testimoni al processo nei confronti di un nigeriano di 33 anni accusato di sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, stalking e lesioni. L’immigrato, inoltre, è già stato condannato per lesioni al padre della piacentina e per maltrattamenti e lesioni (un anno e 8 mesi) verso la ex convivente nigeriana (i due hanno un figlio). Il giudice ha anche disposto per l’uomo il divieto di avvicinamento. L’uomo è difeso dall’avvocato Monica Testa (sostituita in aula da Mara Vetrucci), mentre la vittima, che non vive più nella nostra provincia, si è costituita parte civile con l’avvocato Mara Tutone. La ragazza, dopo il suo calvario, è stata aiutata da Telefono Rosa ed è seguita da uno psicologo. E al processo è emersa anche la testimonianza dei genitori che hanno ricordato come, dopo la visita ginecologica al pronto soccorso, alla figlia fu proposta la pillola del giorno dopo per evitare la gravidanza frutto dell’abuso: la giovane acconsentì, ma i sanitari consegnarono al padre una ricetta per andarsela a comprare in farmacia. Episodio che il padre raccontò a Matteo Salvini dopo averlo incontrato a un comizio a Cesenatico e al quale inviò una e-mail dove spiegò che cosa avvenne. Al processo sono stati sentiti diversi testimoni, amici della ragazza, i genitori e la stessa vittima.

LA STORIA D’AMORE I due si erano conosciuti nel 2010, quando lei era minorenne. All’inizio era felice, hanno ricordato i genitori, anche se loro non erano d’accordo su quella relazione: «Dissi a mia figlia - ha detto il padre - di valutare bene la differenza culturale. Cosa penso di quella relazione? Tutto il male possibile». Dopo il diploma, la giovane andò a studiare all’università di Venezia e i due non si videro più, almeno secondo quanto emerso. Lei tornò a Piacenza nel 2014 e lavorò come cameriera in una pizzeria. La coppia riprese a vedersi. I genitori però notarono un cambiamento nell’umore della figlia.

RAPPORTO POSSESSIVO L’uomo, che chiedeva di continuo soldi alla fidanzata, era ossessionato da lei, le guardava il cellulare e la pedinava fin sotto casa (un atteggiamento continuato fino al 2017) arrivando anche a scavalcare il cancello ed entrare nel giardino, hanno affermato i genitori. Spesso la giovane non rientrava per dormire e una volta i genitori andarono prenderla a casa di lui. Lei non voleva venire via. Era l’ultima volta. In seguito, hanno ricordato il papà e la mamma, abbiamo saputo che lei avrebbe voluto uscire ma lui glielo impediva. Nonostante la preoccupazione e i timori, i genitori non hanno mai abbandonato la figlia. E l’amore della madre si è visto anche in aula quando, durante la testimonianza, le ha lanciato diversi sorrisi per tranquillizzarla. La ragazza aveva amici peruviani e un giorno venne invitata a una festa. Era il 2016. Lei era terrorizzata da lui. Diversi i cittadini del Perù sentiti in aula. La festa era ad inviti, ma lui si presentò. Un responsabile dell’Associazione peruviani lo invitò a uscire, ma ricevette insulti e minacce. Intervenne la polizia locale che identificò l’uomo e lo allontanò.

LE MINACCE Nel frattempo, il rapporto burrascoso, dove lei era succube, continuava. Spesso l’uomo lavorava a casa sua e le impediva di uscire, minacciando lei e dicendo che avrebbe fatto del male alla sua famiglia e ai suoi amici. In quelle occasioni la chiudeva in casa con lui e, fattosi consegnare il cellulare, inviava messaggi tranquillizzanti al papà e alla mamma. Poi, attraverso Facebook - sempre con lo smartphone della giovane - insultava gli amici perché dicevano a lei di lasciarlo. Tutti episodi confermati dai testimoni sentiti in aula. E alcuni amici hanno raccontato di essere stati minacciati dall’uomo quando si incontravano per caso in strada.

LA VIOLENZA La sua migliore amica, una ragazza peruviana, raccontò che una sera lei si presentò con gli amici per andare al cinema: aveva un trucco pesante, ma i ragazzi videro che aveva dei segni sul viso. Voleva nascondere le botte. Poi riuscì a confidarsi, pur vergognandosi, di ciò che aveva subito. La giornata in cui su di lei si abbattè la violenza più animalesca è stata l’11 ottobre 2015. I due avevano interrotto la relazione. Lui le chiese un chiarimento e disse di volerla vedere. Con una scusa la portò a casa - un alloggio di edilizia residenziale - e la invitò a salire. In quelle ore, la giovane iniziò la discesa verso l’inferno. L’afferrò per un braccio, la trascinò nell’appartamento e chiuse la porta a chiave. Le tolse il telefonino per impedirle di chiedere aiuto. Poi le minacce continue. Le balza addosso nel letto, cercando di immobilizzarla, e la colpisce più volte con dei pugni al viso. Lei resiste, ma lui minaccia di morte lei e i genitori. Lei cede per evitare guai peggiori. Lui le strappa i vestiti e abusa di lei.

LA DENUNCIA Torna a casa, è notte. La giovane è sconvolta. La madre la accoglie per prima: «Aveva due grandi occhiali neri. Era scossa. Lei mi dice che lui l’ha picchiata». Arriva il padre: «Le tolgo io gli occhiali. Ha un occhio nero, il naso schiacciato e un labbro gonfio». I tre vanno al pronto soccorso. «Mia figlia - ha detto la madre - era uno straccio e piangeva, ma cercava di fare coraggio a me che ero sconvolta». I sanitari riscontrano le lesioni. La giovane dice loro del rapporto non consenziente. Viene visitata. Nonostante lui abbia usato un profilattico, i medici rilevano tracce di sperma. Parte la denuncia e cominciano le indagini della sezione investigativa della polizia locale e della questura.

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MA LUI INSISTE Nonostante ciò che era appena avvenuto, ai famigliari della ragazza arrivano alcuni messaggi. “Voglio rivederla…non posso stare senza di lei…nel nome di Gesù…sto male”. I genitori alzano un muro, ma lui insiste e si fa vedere intorno alla loro abitazione. Il papà conclude la propria deposizione con parole d’amore verso la figlia: «Quell’esperienza l’ha sconvolta. Non tornerà più come prima. Voglio ringraziare per l’aiuto il Telefono Rosa. L’udienza è stata rinviato a maggio quando il processo dovrebbe concludersi.

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