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una foto dello staff sanitario dell'Oncologia di Piacenza

una foto dello staff sanitario dell'Oncologia di Piacenza

«Non rimandate screening e visite oncologiche, nel 2020 operati pazienti in condizioni più gravi»

Il direttore della chirurgia generale Capelli: «Mentre la chirurgia elettiva registra liste d’attesa più lunghe del solito, l’oncologia rimane una priorità». L’invito a non avere timore: «Nel 2020 i pazienti operati avevano una gravità maggiore rispetto agli anni precedenti»

Liste d’attesa allungate, purtroppo, per molti interventi chirurgici a Piacenza. «Negli ultimi tre mesi – ha fatto il punto della situazione il dottor Patrizio Capelli, direttore della Chirurgia generale di Piacenza -, ovvero dallo scorso 9 novembre, la scelta è stata quella di delocalizzare la chirurgia elettiva (quella necessaria, ma non urgente) dall’ospedale di Piacenza a quello di Castelsangiovanni e alla clinica privata “Piacenza”. Si è così invertita la decisione di diversi mesi fa, quando Castello venne selezionato come “Covid hospital” e l’ospedale di Piacenza operativo a tutti gli effetti».

Quindi gran parte degli interventi chirurgici, non urgenti, sono stati distribuiti sugli altri due presidi sanitari. Gran parte, ma non tutti. Patrizio Capelli, direttore dipartimento Chirurgia-2 Le liste d’attesa sono lunghe, come già ricordato dal direttore generale Ausl Luca Baldino sette giorni fa. 

«Non sono state garantite tutte le sedute operatorie che solitamente facevamo prima del Covid. E' stato eseguito il 60-70% - precisa Capelli - del totale degli interventi elettivi che avremmo dovuto effettuare, a fronte del fatto che da marzo a giugno 2020 questa chirurgia è stata sospesa del tutto e quindi sono aumentate le richieste». A Castello e alla clinica privata sono stati già fatti 1280 interventi in tre mesi, con una percentuale di abbandono (il paziente che è risultato positivo al tampone 48 ore prima dell’intervento) dell’8%.  

Si tornerà a operare di più nel nosocomio del capoluogo? «Il prossimo passaggio non è tanto quello di rientrare nell’ospedale cittadino - risponde Capelli -, non dobbiamo avere fretta, visto che il Covid c’è ancora. Vogliamo invece vedere dove si possono ripristinare alcune attività, mi riferisco alla chirurgia pediatrica, come l’otorinolaringoiatrica, l’ortopedica, l’odontoiatrica».

«I PAZIENTI ONCOLOGICI NEL 2020 SONO ARRIVATI PIU’ TARDI AL MOMENTO DELL’OPERAZIONE»

Se si registrano ritardi sui tempi degli interventi “di routine”, l’Ausl sottolinea di mantenere la massima attenzione su quelli che coinvolgono il reparto di Oncologia. «La priorità rimane l’oncologia – spiega il direttore Capelli -, che non si è mai fermata dallo scoppio della pandemia. Abbiamo però purtroppo notato che i pazienti oncologici operati nel 2020 avevano una gravità maggiore rispetto a quelli del 2019. Sono stati operati pazienti con tumori giunti in stato più avanzato del previsto. La sospensione degli screening ha creato una situazione più seria, i tumori avanzavano, i pazienti arrivavano dopo».

Si esorta così la popolazione piacentina, in questa fase, a riprendere con visite e screening. «Bisogna riprendere l’abitudine – aggiunge il dottor Capelli - a tornare in ospedale a farsi vedere, a comportarci come si faceva prima, rispettando i periodici controlli. In tutta Italia sono stati sospesi più di 50mila interventi di chirurgia oncologia in Italia nel 2020. Ci deve essere la massima disponibilità da parte dei piacentini». «Abbiamo numeri bassi – osserva il dg Baldino - siamo tornati indietro di anni sugli screening. Questo non va bene».

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