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«La coca era per me», marocchino ai domiciliari

Inoltre, la droga aveva un basso principio attivo: era di scarsa qualità. Per il pusher arrestato a Cadeo, l’avvocato chiede la “messa alla prova”. Se il progetto riuscirà, il reato sarà estinto

E’ finito agli arresti domiciliari il marocchino arrestato il 9 febbraio dalla polizia e trovato in possesso di 24 grammi di cocaina, colto in flagranza mentre stava vendendo droga - nascosta in un telecomando - a un piacentino 40enne. La bassa quantità di principio attivo ha fatto scattare, come chiesto dal difensore, l’avvocato Mauro Pontini, l’uso personale. Il legale ha anche chiesto per il suo cliente, che è incensurato e regolare in Italia, anche la messa a alla prova. Se a luglio tutto sarà andato per il meglio, il reato sarà estinto. Con la coca si sarebbero potute confezionare 82 dosi. Tutte di scarsa “qualità», però, che sarebbero comunque state acquistate dal popolo di cocainomani a caro prezzo, pur di essere trendy Si è svolta il 23 febbraio, la conclusione del processo per direttissima nei confronti del 36enne arrestato a Cadeo dagli uomini della Squadra mobile. L’immigrato era stato accusato di detenzione e spaccio di stupefacenti. Oltre ai 5 involucri trovati nel telecomando, in casa i poliziotti avevano rinvenuto - nella cassetta dell’acqua del water - altri trenta grammi. Con lui era stato denunciato il suo coinquilino, un connazionale di 43 anni.

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