La compagna di Montella: «Mai spacciato né guadagnato con la droga»

Maxi inchiesta sui carabinieri, la donna ha reso dichiarazioni spontanee ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. I difensori di un carabiniere chiedono un incidente probatorio sui rilievi nella caserma. Il papà di un pusher ha negato di sapere che trasportasse droga (è stato arrestato con 3 kg) e di aver tutelato il figlio

Era provata, agitata, pensava ai figli. Ma ha voluto parlare, rilasciando dichiarazioni spontanee, per negare il proprio coinvolgimento nei reati che vengono contestati al suo compagno, l’appuntato dei carabinieri Giuseppe Montella, coinvolto in una maxi inchiesta della procura e della finanza con altri nove militari che hanno tutti ricevuto misure cautelari (dal carcere, ai domiciliari, all’obbligo di firma e dimora). Si è svolto in pochi minuti l’interrogatorio di garanzia di Maria Luisa Cattaneo davanti al giudice per le indagini preliminari Luca Milani. La donna, assistita dall’avvocato Daniele Pezza, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Cattaneo, parlando in modo spontaneo, avrebbe detto al giudice di non aver mai spacciato né di aver mai guadagnato soldi dalla vendita di stupefacenti. Al termine, la donna è tornata agli arresti domiciliari, lasciando il Tribunale da un’altra uscita per evitare le decine di giornalisti in attesa all’esterno, dei quali non avrebbe saputo reggere la pressione psicologica.

daniele pezza avvocato-2L’avvocato Pezza, in questa vicenda difende anche altri arrestati nell’indagine che ha visto, secondo l’accusa, ruotare tutto intorno alla stazione carabinieri Levante, in via Caccialupo. Sempre il 27 luglio, a presentarsi davanti al gip Milani è stato Matteo Giardino, padre di tre ragazzi (Daniele, Alex e Simone) tutti finiti in carcere nella stessa operazione della Guardia di finanza, a cui i sostituti procuratore Matteo Centini e Antonio Colonna hanno delegato le indagini dal gennaio 2020. Anche Matteo ha negato gli addebiti e, in particolare, ha detto di non sapere dei due chili di marijuana che lui aveva trasportato con un furgone dal Milanese il 9 marzo. La droga, secondo gli investigatori sarebbe stata divisa tra Montella e Tiziano Gherardi (ritenuti dalla procura due dei componenti del vertice dell’organizzazione, insieme con Daniele Gardino) e un altro arrestato, Mattia Valente, anch’egli ascoltato dal giudice in mattinata. Matteo, poi, era stato arrestato il 19 marzo al casello di Caorso, perché, fermato dalle Fiamme Gialle, era stato trovato con 3,2 kg di “fumo”. Matteo Giardino avrebbe risposto al giudice affermando che non sapeva si trattasse di un quantitativo così grande, ma solo di droga per un piccolo spaccio. L’uomo avrebbe fatto il trasporto per tenere lontano il figlio da eventuali pericoli e tutelarlo. Al termine degli interrogatori, Pezza ha chiesto al giudice misure cautelari meno rigide per i suoi assistiti. «Valente - fa sapere il suo avvocato Francesco Gueli - ha risposto a tutte le domande del gip per chiarire la sua posizione. Ha negato categoricamente il suo ruolo in condotte di spaccio tanto che non ha né precendenti specifici né segnalazioni alla prfettura come assuntore». E' accusato di aver comprato un chilo di hascisc il 9 marzo. Preferiscono non rilasciare dichiarazioni gli avvocati di Clarissa D'Elia, i legali Alessandra Leonardi e Sara Ceccarelli. 

SEQUESTRO DELLA CASERMA - Intanto, la caserma Levante resta sequestrata e la sua “liberazione” potrebbe slittare di qualche giorno. Il 28 luglio verrà affidato l’incarico ai periti dei carabinieri del Ris di Parma, i quali dovranno rintracciare eventuali tracce ematiche o biologiche all’interno della struttura militare di via Caccialupo. I difensori dell’appuntato Angelo Esposito, però, hanno chiesto un incidente probatorio, invece che nominare un proprio perito. Alla richiesta degli avvocati Pierpaolo Rivello (Torino) e Mariapaola Morra (Milano) potrebbero aggiungersi altri difensori. L’incidente probatorio serve per acquisire la prova al di fuori del processo e per dare maggiori garanzie nel contraddittorio proprio nell’acquisizione dell’elemento probatorio. L’accertamento tecnico irripetibile, in genere, viene chiesto per accertamenti di urgenza, ma le difese hanno sottolineato come i fatti contestati e le presunte violenze sarebbero avvenute in marzo.

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