La concessionaria Volvo Truck non è più dei Dorini: salvi i 44 posti di lavoro

La concessionaria dei veicoli industriali della Volvo è passata di mano dopo il crack. La società che la conteneva, la Vip Srl, è stata venduta il 19 giugno, dopo una gara in Tribunale

La concessionaria dei veicoli industriali Volvo Truck non è più di proprietà della famiglia Dorini. La società che la conteneva, la Vip Srl, è stata venduta il 19 giugno, dopo una gara in Tribunale, davanti al giudice delegato per l'amministrazione dei beni sequestrati, Giuseppe Bersani. Ad aggiudicarsi il ramo d'azienda è stata la Ti.Pi di Casalmaggiore, di Elvezio Storti che, con 2,940 milioni, ha superato l'offerta della Cavi 2 Spa. Il nuovo proprietario si è impegnato a mantenere i 44 posti di lavoro dei dipendenti piacentini. Una buona notizia.

Gran parte del denaro incassato per la vendita finirà allo Stato, cioè all'Agenzia delle entrate, uno dei principali creditori, dopo il crollo del gruppo Dorini. È passata così di mano la principale concessionaria italiana di mezzi pesanti Volvo. 

BANCAROTTA La Dorini Volvo era stata sequestrata dopo la maxi inchiesta finanziaria - una delle più imponenti mai viste nella nostra provincia, ma che ha avuto riverberi nazionali - svolta dalla procura della Repubblica e delegata alla Dia (Direzione investigativa antimafia) di Genova. Gli investigatori della Dia, soprattutto finanzieri, sono stati quelli da cui è partito tutto perché avevano indagato da subito su alcuni passaggi ritenuti sospetti, durante alcune intercettazioni con persone vicine alla 'ndrangheta.

„L'operazione "Grecale ligure" aveva portato, nell'agosto del 2016, a otto arresti e 14 denunce di persone tutte accusate di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. La procura aveva poi chiesto e ottenuto il sequestro di numerosi beni ai fini della confisca. Nella bufera, era finita la famiglia Dorini (padre, madre e figlio) titolare di un impero costituito dalla concessionaria e da numerose società immobiliari (140 tra appartamenti, ville di pregio e altri immobili) per un valore stimato di 150 milioni di euro.

Oltre a padre e figlio, hanno già patteggiato: Gian Marco Govi mente finanziaria del Gruppo Dorini (un anno e 10 mesi); il commercialista spezzino Vittorio Petricciola (4 anni); Giuseppe Fago, spezzino (3 anni e 2 mesi);  Andrea Viviani, spezzino (2 anni e 6 mesi); Fiore Bonifacio, anch’essa spezzina (2 anni e sei mesi); Alessandro Ricco, di Pontremoli (2 anni e 8 mesi). Gli indagati - eccetto i Dorini e Govi - dovevano rispondere anche di associazione per delinquere.

L'INDAGINE  Secondo gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Roberto Fontana, con un semplice e sofisticato meccanismo, un gruppo spezzino - composto di commercialisti - offriva alle imprese in difficoltà, come lo era ormai la Dorini Volvo, di poter trasferire la sede all’estero, con tutti i beni, per evitare i fallimenti e lasciare i creditori a “bocca asciutta”. Le imprese della galassia Dorini venivano svuotate dei loro beni e poi trasferite a prestanome. Per la procura, Viviani, Bonifacio e Ricco si sarebbero intestati delle quote e avrebbero assunto la carica di amministratore nelle società costituite per l'acquisto dei beni provenienti dalle società svuotate  e per il riciclaggio. Petricciola, invece, sarebbe stato uno degli ideatori del sistema “chiavi in mano” e il direttore delle “operazioni”. Fago, oltre all’intestazione di quote e a diventare, liquidatore nelle società da svuotare, avrebbe preparato gli atti per trasferire il patrimonio e  quelli delle società, avviando anche i rapporti bancari in Bulgaria. 

IL PROCESSO Restano aperte le posizioni di altri indagati, tra cui numerosi professionisti che dovranno rispondere ai giudici del vorticosi giri di fallimenti, falsi, bancarotte, acquisizione di beni (tra cui case e società immobiliari) che avrebbero dovuto - se l’affaire fosse riuscito - consentire al Gruppo Dorini di aprire una nuova società in Bulgaria, salvando il patrimonio e rendendo quasi impossibile ai creditori di recuperare il loro denaro. Per i professionisti - ma anche per Carmen Grillo, la moglie di Angelo Dorini, che non ha chiesto finora di patteggiare - si intravede così il processo.

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