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Ricoveri "truccati", la difesa della casa di cura: «Fatti contestati già archiviati dalla Procura»

Sequestro conservativo per oltre 1 milione 200mila euro nei confronti di una Casa di Cura piacentina da parte dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Piacenza. Intervengono i legali della struttura

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Piacenza, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per l’Emilia Romagna, hanno eseguito un decreto di sequestro conservativo per oltre 1 milione 200 mila euro, nei confronti di una Casa di Cura piacentina . Il servizio - si legge in una nota della Guardia di Finanza - trae origine da un’attività di iniziativa intrapresa dal Nucleo di Polizia Tributaria, nei confronti di una clinica privata accreditata, che in alcuni casi è risultata aver effettuato interventi in regime di ricovero, seppur breve, invece che in regime ambulatoriale, con il conseguente maggior esborso dal parte del Servizio Sanitario Regionale. A seguito della notizia nella giornata del 1 agosto sono intervenuti i legali della struttura, Adalberto Sacchelli e Manuel Monteverdi con una nota che riportiamo: 

«Preme puntualizzare che il sequestro in questione, che dall’articolo si evincerebbe come definitivo e già lapidariamente disposto dall’autorità competente, è stato invece concesso inaudita altera parte (ossia senza sentire la parte interessata), come vuole la procedura innanzi alla Corte dei Conti, con fissazione successiva di udienza, ove si discuterà, in contraddittorio tra le parti, della fondatezza del sequestro medesimo e della sua eventuale modifica o revoca. Dunque sarà solo in quella sede che si conoscerà l’effettiva pronuncia riguardo al sequestro conservativo che rimarrà, comunque, un rimedio solo strumentale all’azione principale inoltrata dalla Procura Generale, riguardo alla quale nulla è stato deciso e tutto deve ancora essere discusso, comprese le ragioni di fatto e di diritto che intendiamo portare all’attenzione della Corte».

«La presente difesa, infatti, ritiene che la richiesta formulata dalla Procura Generale presso la Corte dei Conti sia priva di fondamento non solo in relazione ai fatti e alla ragionevole fondatezza del diritto fatto valere, ma anche del periculum in mora che, sotto il profilo giuridico, rappresenta uno degli elementi fondamentali ai fini della concessione del sequestro e che, a nostro modo di vedere, negli atti della Procura stessa risulterebbe - nel caso esaminato - formulato in modo del tutto generico».

«Inoltre, pur non volendo, in questa sede, entrare nel merito della questione, ma volendo affermare la regolarità della condotta tenuta dalla clinica da noi assistita, ricordiamo che i medesimi fatti oggi contestati dalla Procura Generale furono già oggetto di indagine per mano della Procura della Repubblica di Piacenza, e terminarono con l’archiviazione del procedimento penale. Per tale motivo la clinica interessata intende puntualizzare e manifestare l’intenzione di difendersi nel merito della controversia insorta e di contestare, altresì,  nelle opportune sedi, la concessione di un provvedimento di tale portata».

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