La genomica cambierà il modo di produrre in futuro carne e latte

Fedele allo spirito dei principali temi di Expo si è concluso a Piacenza il simposio internazionale sulla genomica, dopo le tappe negli anni scorsi negli Usa e in Irlanda

La genomica cambierà il modo di produrre carne e soprattutto latte in futuro. Garantirà una produzione sostenibile per un maggior numero di persone, rispettando l’ambiente e il benessere animale (e quindi quello dell’uomo), abbatterà l’inquinamento prodotto dagli allevamenti, ridurrà i costi di produzione e favorirà lo sviluppo di zone svantaggiate del mondo. Fedele allo spirito dei principali temi di Expo si è concluso a Piacenza il simposio internazionale sulla genomica, dopo le tappe negli anni scorsi negli Usa e in Irlanda.

A organizzare l’importante convegno dell’ISAFG 2015 (International Symposium on Animal Functional Genomics) è stata la Facoltà di Scienze agrarie dell’università Cattolica, a Piacenza. Oltre 30 i Paesi presenti con 150 delegati, tra i più importanti studiosi mondiali di genetica, che si sono riuniti per tre giorni.

RICERCA AVANZATA Lorenzo Morelli, preside di Scienze agrarie, ha sottolineato «l’alta partecipazione al convegno, che ha portato a Piacenza la ricerca più avanzata. Il convegno, nell’ottica di Expo, è stato anche un servizio della Facoltà al territorio. Ho letto che gli albergatori si sono lamentati, in generale, per la scarsità di visitatori a Piacenza. In questo caso gli alberghi erano pieni». E questo è solo l’inizio. «Il 5 ottobre, la Cattolica ospiterà la finale di Ecotrophelia (il contest internazionale per nuovi prodotti alimentari ecosostenibili) che si sposterà il giorno dopo a Expo. Inoltre, l’università ospiterà il convegno dei 60 rettori delle Facoltà di Agraria di tutta Europa. I convegni per Expo vedono alcuni studenti che parlano inglese e francese, pagati da Ats per Expo, affiancati ai relatori».

IL MONDO VUOLE PROTEINE «Al convegno si è discusso del futuro degli allevamenti zootecnici. Il mondo non ha fame di zuccheri, che è facile produrre, come mais, sorgo. Il mondo ha fame di proteine, che sono prodotte dagli allevamenti. E’ anche vero che l’allevamento - ha spiegato Morelli - ha un pesante costo ambientale. Trovare la possibilità di allevare, dare proteine e impattare meno sull’ambiente è lo scopo di questi incontri in cui si parla di tecniche di ricerca avanzatissime come la genetica. Capire perché polli, vacche, maiali utilizzino meglio il mangime rispetto ad altri animali allevati nelle stesse condizioni è determinante per stabilire l’efficienza. Se si riuscisse a produrre un chilo di carne con la metà del mangime usato ora si avrebbero prezzi più bassi, minore impatto ambientale e si salverebbe il suolo che, invece che produrre mangimi per gli animali, potrebbe essere usato per coltivare piante utili per l’uomo».

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Ma il termine genetica spaventa i consumatori. Morelli precisa: «Qui non si parla di animali geneticamente modificati, non produciamo dei Frankenstein. Si tratta di selezionare animali che, in modo naturale, sono più efficienti. Lo scopo è capire da subito, attraverso un esame del sangue e del Dna, se l’animale produrrà meglio. E anche il consumatore sarà più garantito».

PRODUZIONI PIU’ EFFICIENTI Secondo Paolo Ajmone Marsan, direttore dell’Istituto di zootecnia della Cattolica, è fondamentale «comprendere come le nuove tecnologiche aiutino a capire meglio la biologia degli animali. Capire questo, a partire dalla genomica fino al fenotipo, porta a benessere, produzione, salute. Capire la biologia significa selezionare animali che producano in modo più efficiente: si ha così minore consumo di risorse perché l’animale usa meglio gli alimenti, minore inquinamento, costi inferiori per l’allevatore, garanzia del benessere animale, qualità dei prodotti e più sicurezza perché si garantisce la tracciabilità».

LOTTA ALLA FAME La genomica potrebbe a lungo termine combattere la fame se adottata nei Paesi in via di sviluppo. «Abbiamo discusso - continua Ajmone Marsan - di Africa e Sud Est asiatico. Lì il sistema allevatoriale  è condotto a livello familiare. Non c’è organizzazione. Il Brasile, che è un Paese in via di sviluppo, invece sta organizzando il breeding (l’allevamento) e aziende con 20mila animali stanno applicando queste nuove tecnologie».

OCCIDENTE PIU’ AVANTI Nel mondo occidentale, invece, la genomica è una prassi. «L’Europa finanzia molti progetti, e anche negli Usa e in Australia la genomica è routine nella zootecnia da latte, è uscita dai centri di ricerca ed è arrivata nei campi. Ad esempio i tori genomici hanno triplicato la velocità di selezionare i capi più efficienti rispetto al passato. Gli animali da latte sono più convenienti perché si valutano in embrione o nel vitello appena nato le caratteristiche migliori. Prima occorrevano alcuni anni. Per semplificare, il latte darà più remunerazione all’allevatore e costerà meno al consumatore».

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