«La Giustizia sarà a pagamento», avvocati in sciopero per tre giorni

Mingardi, presidente dell'Ordine, tuona: i tempi dei processi si sono allungati e per il cittadino, a causa di costi sempre più alti, è difficile accedere alla giustizia. Manca una riforma, finora solo decreti d'urgenza che fanno guai

Tre giorni di astensione dai Tribunali per protestare contro una Giustizia antiquata, farraginosa e piena di burocrazia, che attende riforme da anni, che spreme sempre più soldi a legali e cittadini, con durate dei processi più lunghe di quelle di prima, e che rende sempre più difficile il lavoro degli avvocati. Ma, soprattutto, rende sempre più difficile e oneroso l'accesso del cittadino alla giustizia.

Lo ha spiegato oggi, 17 febbraio, il presidente dell'Ordine degli avvocati piacentini, Graziella Mingardi in vista dello sciopero che si terrà da domani a giovedì (ma non ha aderito l'Unione delle camere penali).
«Gli avvocati - ha esordito - sono fortemente critici verso Governo e Parlamento in materia di giustizia. Anche perché si parla spesso di crisi della Giustizia, ma non è mai stata realizzata una riforma organica. Solo “legislazionette” di urgenza che hanno creato solo guai».
Nessun miglioramento nemmeno sul fronte di una dele piaghe italiane: la durata dei processi. «Nonostante tutto questo, i tempi della durata dei processi non si sono accorciati, anzi… In primo grado sono salite a due anni e mezzo e a 6 anni in secondo grado». Mingardi tuona, poi, contro i costi: «Il contributo unificato (una tassa per poter iscrivere le cause civili, ndr) è negli ultimi tre anni aumentato del 57%. In secondo grado è salito del 120% e in Assise del 180%. Inoltre, con la legge di Stailità, la marca da bollo che va apposta sul contributo è aumentata di 300%». Insomma, di fronte a questo Stato predone lo sceriffo di Nottingham faceva volontariato.
«Tutta questa legislazione d'urgenza - continua Mingardi - è schizofrenica. Nel 2005 era nato il tribunale delle imprese: è morto dopo qualche anno. Le istanze per la fissazione delle udienze in Appello e Cassazione sono nate e morte».
La furia del presidente si abbatte anche contro quella che potrebbe essere definita la “giustizia a pagamento”.
«Abbiamo visto - sottolinea il presidente dell'Ordine degli avvocati - quello che dovrebbe essere il nuovo decreto sull'efficienza del processo civile: è una cosa vergognosa perché prevede la sentenza a pagamento. Oltre che essere incostituzionale, questo significa che i cittadini che si rivolgono alla giustizia, dopo anni di processi e di costi non sanno se gli è stato dato dato ragione o torto, perchè per avere la motivazione deve pagare un ulteriore contributo. L'accesso alla Giustizia deve essere un diritto costituzionalmente garantito e non un optional a pagamento».
Mingardi non si ferma. Un'altra assurdità prevede «la condanna dell'avvocato in caso di responsabilità aggravata del legale. E anche l'obbligo di accertamento tecnico preventivo per le cause mediche e per gli incidenti stradali».
In conclusione, il presidente afferma che gli avvocati «vorrebbero provvedimenti in tempi ragionevoli, motivati, il rispetto della funzione della difesa. Ma soprattutto che cadessero i pregiudizi verso l'avvocatura che per anni è stata individuata come l'organismo che faceva allungare processi. Non siamo noi che  allunghiamo i tempi dei processi quando chiediamo un rinvio. C'è stato un ex ministro della Giustizia (il riferimento è ad Annamaria Cancellieri, ndr) che non ha voluto avere contatti con l'avvocatura dicendo che doveva andare in Russia a parlare di Giustizia con Putin. Di fronte a questo noi reagiamo: l'avvocatura deve poter fare proposte alla politica».
D'altro canto, lo Stato già utilizza gli avvocati per tante cose, conclude Mingardi: «Noi siamo supplenti della Giustizia: siamo ufficiali giudiziari perché consegnamo notifiche; siamo cancellieri perché redigiamo verbali; siamo magistrati perché Got e Giudici di pace sono avvocati».
 

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