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La maternità surrogata estera

Ci si chiede perché il Ministro della Giustizia, cioè il Governo, non chiede alla magistratura di procedere per i casi praticamente conclamati, ammessi dagli stessi autori, di maternità surrogata che i media ci mettono sotto il naso ormai quotidianamente

Si è fatto un gran parlare dei casi del Sen. Lo Giudice e, in questi ultimi giorni, di Nichi Vendola, che pare si siano comprati un figlio all’estero da una donna, fornitrice di utero in affitto. Il fatto è previsto come reato dall’art. 12, comma 6, della Legge 40/2004, quella cosiddetta della fecondazione assistita. Si tratta quindi di un reato comune commesso da un cittadino italiano all’estero che, per essere perseguito in Italia, richiede una apposita istanza del Ministero di Giustizia. Lo prevede l’art. 9 del codice penale. In mancanza della istanza del Ministro, il procedimento penale è, tecnicamente, improcedibile.

Occorre dire che far passare come proprio un figlio biologicamente altrui, ciò che si verifica nella c.d. ‘maternità surrogata’, può implicare altri reati, quali quello di alterazione di stato (punito dall’art. 567 c.p. con pene pesantissime, da tre a dieci anni o da cinque a quindici anni di reclusione), o quello di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) e/o di false dichiarazioni al pubblico ufficiale (l’ufficiale dello stato civile), previsto dall’art. 495 c.p., anche in questo caso con pene molto severe (reclusione da uno a sei anni).

Questo per dire che la vita e la identità delle persone stanno in un campo ad altissima tutela da parte dell’ordinamento, se il diritto penale costituisce, come si insegnava una volta, il ‘minimo etico’ di una società data.

Eppure i procedimenti penali che hanno preso spunto da fatti di fecondazione eterologa (prima che la Corte Costituzionale la consentisse anche in Italia) e di maternità surrogata accaduti all’estero finiscono, nei tribunali, con un nulla di fatto, anche per la mancanza della richiesta del Ministero della Giustizia di procedere penalmente.

La richiesta del Ministro della Giustizia, insegna la Corte Costituzionale, è un atto assolutamente discrezionale. Tocca, infatti, al Ministro valutare l’opportunità, tutta politica, di procedere o meno penalmente per i reati commessi dal cittadino all’estero.

E qui allora si arriva al punto cruciale. Ci si chiede, cioè, perché il Ministro della Giustizia, cioè il Governo, non chiede alla magistratura di procedere per i casi praticamente conclamati, ammessi dagli stessi autori, di maternità surrogata che i media ci mettono sotto il naso ormai quotidianamente. Non vi ravvede, evidentemente, alcuna opportunità o necessità politica. Neppure dopo lo stralcio della step child adoption dal ridisegnato disegno di legge ex Cirinnà. Ciò che pare voler confermare che lo stralcio è stato solo una mossa politica, astuta e del tutto contingente, un paravento per introdurre, intanto, in Italia il matrimonio gay. Il resto andrà avanti con un apposito DDL sulle adozioni, di cui si è annunciata la corsia preferenziale, ed in via pretoria. Cioè con le sentenze dei giudici, che continueranno a consentire la step child adoption ai membri delle coppie omosessuali e non potranno perseguire i casi di maternità surrogata all’estero semplicemente perché il Ministero, cioè il Governo, non glielo chiede e non glielo chiederà.

Con buona pace di quei ‘cattolici’ che della approvazione bulgara del DDL ex Cirinnà, dopo avere imbavagliato le opposizioni, fanno una medaglia che si appuntano al petto. Se avessero realmente a cuore la dignità della donna e i diritti dei bambini, dovrebbero pretendere con fermezza che per questi reati, scandalosi e turpi, il Governo si attivi e chieda ai giudici di procedere.
Livio Podrecca
Presidente UGCI Piacenza

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