“La mia lotta contro la mafia”, l’ex questore di Piacenza Germanà parla agli studenti di Modena

L'ex questore di Piacenza, neo medaglia d’oro al valor civile, ha parlato anche a Raiuno. Annunciata un’iniziativa anche a Piacenza

Roma. Una medaglia d’oro al merito civile alla bandiera della polizia di Stato. Altre ai caduti in servizio, agli atleti delle Fiamme Oro che si sono distinti per meriti sportivi e – come abbiamo anticipato il 13 maggio scorso - a Calogero Germanà, ex questore di Piacenza e Forlì, per aver continuato, nonostante l’attentato subìto a Mazara del Vallo, da capo della Mobile di Trapani, il suo impegno contro la mafia. Germanà ieri era a Modena per un incontro con gli studenti, mentre si annunciano iniziative di congratulazioni anche a Piacenza.

Alla cerimonia che si è tenuta mercoledì scorso nella caserma «Ferdinando di Savoia» a Castro Pretorio in occasione del 164° anniversario della fondazione, hanno preso parte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il nuovo capo della polizia Franco Gabrielli. Presenti anche i presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso e il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi. Presente anche l'avvocato Corrado Sforza Fogliani, al quale la Segreteria del ministro Alfano aveva segnalato la concessione dell’onorificenza al dott. Germanà, dal piacentino perorata. "Sono contento di questa medaglia al valor civile ma non sono diverso dagli altri - ha raccontato Germanà a Grazia Graziadei per Raiuno Tg on line, siccome sono rimasto in vita, non è che sono più buono degli altri vuol dire che questo era il mio destino”. (per l’intervista clicca il link:  https://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0da06b87-6fd0-4c95-9bde-56095e1375e2-tg1.html).

Si tratta di un importante riconoscimento ha commentato l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia che corona una prestigiosa e lunga carriera, ricca di meriti e successi professionali. Il fondamentale contributo nella lotta alla mafia, in una terra bellissima, ma oggettivamente difficile come la Sicilia, il suo coraggio, l'impegno disinteressato e l'autentica passione civile che fino alla fine della carriera hanno continuato ad animarne l'operato, trovano oggi ulteriore affermazione con questo prestigioso riconoscimento ufficiale, per cui siamo grati al Ministro dell'Interno, che si è fatto portatore della nostra richiesta e al Capo dello Stato, che ha ritenuto di accoglierla”.

Il 14 settembre del 1992, mentre da tre mesi era tornato a dirigere il Commissariato, percorrendo il lungomare di “Tonnarella” a bordo dell’auto di servizio, il dott. Germanà fu vittima di un terribile attentato, i cui autori, armati di kalashnikov, vennero successivamente identificati per Giuseppe Graviano , Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro “Rino” Germanà, allora quarantenne, grazie alla propria prontezza di spirito, benché ferito lievemente alla testa, rispose al fuoco degli assalitori, neutralizzandoli, riuscendo miracolosamente a salvarsi la vita e fu poi promosso Primo Dirigente per merito straordinario. Tempo prima del fallito attentato, Germanà aveva interrogato Messina Denaro e oggi è uno dei pochi a poter raccontare il boss: "In Sicilia si dice un tipo fermo, che non si scompone, che non indietreggia. Non era molto loquace, aspettava prima la domanda...”.

Calogero Germanà è entrato nella polizia nel 1979: nell'84 diventa dirigente del commissariato di Mazara del Vallo, ruolo che riveste fino al 1987, quando viene nominato capo della squadra mobile di Trapani. In quegli anni lavora a fianco del magistrato Paolo Borsellino, impegnato nella lotta a Cosa nostra.  Dopo l’agguato del 1992 è protagonista di diverse operazioni di polizia giudiziaria fra cui quella della "Uno bianca", il sequestro Soffiantini, e, nel 1994, una in collaborazione con l’FBI, conclusasi con la cattura in Italia e negli USA di oltre 100 mafiosi, responsabili di traffico internazionale di stupefacenti. Negli anni successivi lavora nelle questure di Enna, Agrigento e Trapani, oltre che alla direzione nazionale antimafia.  Nel 2011 arriva a Piacenza, dove assume l'incarico di questore, ruolo che ricopre per quattro anni, fino al 2015.

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