Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

«La Piacenza migliore era davanti al carcere: liberare tutti i prigionieri»

Trecento persone appartenenti a parecchi centri sociali e al Si Cobas, il 25 marzo si sono riunite davanti alle Novate per portare solidarietà a Lorenzo Canti e Giorgio Battagliola. Giornalisti tenuti lontani dai manifestanti e insulti alla polizia penitenziaria: "Servi dei servi"

 

"La Piacenza migliore in questo momento sotto il carcere a fianco di tutti i detenuti e vicina alla resistenza di Lorenzo Canti detto "Dibi" e Giorgio Battagliola detto "Il Brescia", arrestati per il corteo del 10 febbraio. Non ci aspettavamo questi numeri, oltre 300 persone, segno che la lotta al razzismo istituzionale è più forte delle spiate alla polizia fatte da Casa Pound nelle ore immediatamente successive al corteo. La collaborazione fra Casa Pound e forze dell'ordine non può niente contro la nostra forza, costruita in anni di comtrasto reale al potere nei luoghi di lavoro e nei quartieri", e ancora: "Il corteo ha portato la solidarietà a tutti i detenuti e raccolto applausi e segnalazioni dalle celle. Liberare tutti i prigionieri". Queste le frasi comparse a corredo di video e foto sulla pagina Facebook del collettivo piacentino ControTendenza, quello che ha organizzato il corteo antifascista il 10 febbraio, sfociato poi in gravi scontri con le forze dell'ordine, durante i quali il brigadiere capo Luca Belvedere, in forze al Battaglione di Bologna, è stato accerchiato, fatto cadere e picchiato il 10 febbraio. Per l'aggressione erano stati arrestati, con diverse accuse, nei giorni successivi Lorenzo Canti, Giorgio Battagliola e Moustafa Elshennawi (ora ai domiciliari). 

Per i due ancora in carcere (la richiesta di libertà al tribunale del Riesame dei rispettivi legali è stata respinta) trecento persone appartenenti a parecchi centri sociali e al Si Cobas, presente anche Carlo Pallavicini, il 25 marzo si sono riunite davanti alle Novate per portare loro solidarietà. Con loro anche Eleonora Forenza, deputata al Parlamento europeo dal 2014 nel gruppo Gue-Ngl nella coalizione L'altra Europa con Tsipras che ha dichiarato: «Li abbiamo trovati in condizioni di salute positive, chiaramente dal punto di vista psicologico c'è  tutta la pesantezza di una condizione di detenzione contro cui stiamo protestando: condividiamo la richiesta di libertà per tutti e due. Criminalizzare il dissenso è sbagliato e ingiusto». E alla domanda: "Anche se è stato picchiato un carabiniere?" ha risposto: «In realtà la dinamica dei fatti andrebbe ricostruita diversamente dal nostro punto di vista. Noi siamo in un Paese dove un pm ha dovuto scontare il prezzo di dire quello che era successo in un processo a Genova, pertanto credo che vadano ricostruite le cose nella loro complessità».

FullSizeRender (19)-4-4E mentre i giornalisti non sono stati fatti avvicinare ai manifestanti per sicurezza, loro si sono aggrappati alla rete delle Novate, passando per un campo, e hanno urlato un paio d'ore battendo sassi sui pali della recinzione per farsi sentire meglio dai detenuti "Dentro nessuno solo macerie, fuori compagni dalle galere", e invece hanno inveito contro gli agenti della penitenziaria con il classico slogan "servi dei servi", e poi "libertà", "fuori i compagni". Hanno anche attaccato alcuni striscioni.

L'immagine di copertina attuale della pagina Facebook del collettivo Controtendenza (due degli organizzatori erano stati denunciati, in seguito al corteo, per associazione a delinquere),  è la foto di un disegno che raffigura alcuni manifestanti e riporta la scritta "Lo rifamo? Avoja. Daje Controtendenza, 10 febbraio 2018".  Solo qualche giorno fa Lorenzo Canti scriveva dalle Novate: «Noi ora dentro il carcere siamo come ostaggi nella rappresaglia dello stato contro i poveri, in una battaglia persa da Minniti, e che ora si serve dei tribunali per reprimere ciò che era giusto e naturale fare: scendere in strada e lottare. Il “pugno di ferro” che mi tiene in carcere con la sola accusa di resistenza è solo un pezzo di carta, e ben più gravi sono le accuse rivolte contro gli altri compagni! La liberazione di Mustafà mi ha riempito di gioia». Nessun riferimento all'aggressione del carabiniere. 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Potrebbe Interessarti

Torna su
IlPiacenza è in caricamento