La polizia chiude il Bar Sport. La rabbia del titolare: «Troppo difficile lavorare in questa zona»

La polizia nella mattinata del 23 febbraio ha chiuso il Bar Sport in via Alberoni per 15 giorni ottemperando all'ordine del questore Pietro Ostuni che ha deciso di applicare l'articolo 100 Del Tulps. Il titolare: «E' troppo difficile lavorare in questa zona, e sarà sempre peggio»

La chiusura del Bar Sport

La polizia nella mattinata del 23 febbraio ha chiuso il Bar Sport in via Alberoni per 15 giorni ottemperando all'ordine del questore Pietro Ostuni che ha deciso di applicare l'articolo 100 Del Tulps (testo unico pubblica sicurezza) che prevede la sospensione "la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata". 

Sul posto insieme alle volanti anche il dirigente dell'Upgsp per la notifica del provvedimento al titolare Gianluca Castellini. Secondo gli accertamenti della polizia il bar sarebbe stato teatro di numerosi episodi criminosi, l'ultimo in ordine di tempo l'arresto di uno spacciatore marocchino il 21 febbrario: aveva alcuni grammi di hascisc appoggiati sulle slot machines alle quali stava giocando. Negli ultimi quattro mesi sono stati sette i controlli della polizia. Il locale è stato chiuso perché ritenuto ritrovo anche di persone pregiudicate dedite allo spaccio di stupefacenti (in un cestino avevano trovato 13 grammi di hascisc) ubriachi, non solo, ci sarebbero anche state diverse risse (con feriti). L'episodio più grave si era verificato il 1 luglio 2015 quando un nordafricano era stato accoltellato alla gola.

Di diverso avviso il titolare Castellini: «Ho aperto questo bar 18 anni fa, a quel tempo le cose erano diverse e il Quartiere Roma non era certamente nelle condizioni in cui è ora: c'era meno "marmaglia", e purtroppo sarà sempre peggio. Ho sempre collaborato con le forze dell'ordine, ho chiamato, informato chi di dovere. Quando vedo movimenti strani chiamo o cerco di allontanare chi non mi convince ma ho preso un pugno e anche una testata: non è facile fare questo lavoro in una zona così degradata come questa, preso uno ne escono dieci, non lavorano, stanno al bar tutto il giorno e io cosa dovrei fare? Io sono un barista, non un poliziotto. E alla fine chi paga è sempre chi lavora e fa il proprio lavoro onestamente. Si fa fatica ad andare avanti, per noi è un duro colpo, sarebbe quasi più facile vendere ai cinesi. Faremo immediatamente ricorso, speriamo di riuscire ad aprire prima dei 15 giorni».


 

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