La Procura: «Affermazioni gravi contro di noi. Siamo in linea con la legge, non con il Governo»

Pestaggio del carabiniere e condanna dell'egiziano. Il procuratore capo Salvatore Cappelleri: «A nome dei magistrati piacentini voglio dichiarare con forza che rispondiamo alla legge e non siamo in linea con il Governo. Parlare di pena esagerata a fronte di un comportamento che l'ordinamento considera grave è spropositato»

Al centro il procuratore capo Salvatore Cappelleri con i sostituti procuratori

«A nome dei magistrati piacentini voglio dichiarare con forza che non siamo in linea con nessuno se non con la legge. Queste affermazioni che ci vogliono allineati con il nuovo Governo sono gravi e chi le ha pronunciate si prende la responsabilità di averle dette». A dirlo nella mattinata del 7 giugno il procuratore capo Salvatore Cappelleri all'indomani della sentenza che ha visto condannare il 23enne egiziano Moustafa Elshennawi appartenente al sindacato Si Cobas, a 4 anni e 8 mesi per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni ai danni del brigadiere capo dei carabinieri picchiato durante il corteo antifascista e contro Casa Pound il 10 febbraio scorso in via Sant'Antonino.

L'avvocato dello straniero, Eugenio Fosco, al termine della lettura della sentenza del giudice Stefania Di Rienzo, pm Emilio Pisante, ha dichiarato: «Mi sembra che il clima sia cambiato: le esigenze di certezza della pena e di sicurezza avanzate ed esplicitate dal nuovo Governo sono state subito prese in considerazione anche dalla Magistratura: non mi spiego altrimenti l'esito di questo procedimento. E' una pena esagerata». All'indomani dell'eco mediatica scatenata dalla sentenza e dalle dichiarazioni del legale, la Procura ha voluto commentare la situazione: «Il cittadino deve sapere cosa prevede il Codice Penale». 

Accanto al procuratore capo, il sostituto procuratore titolare delle indagini, Emilio Pisante: «L'egiziano, che ha scelto il rito abbreviato che dà diritto allo sconto di un terzo della pena, doveva rispondere di due reati: violenza e resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'accusa più grave è la prima che è punibile con una pena che può variare dai 3 ai 15 anni ed è stata, in questa circostanza, caricata delle aggravanti ossia il fatto che ci fossero più di dieci persone, alcune travisate e il lancio di oggetti, quali i sassi. La richiesta iniziale è stata di sei anni e sei mesi (considerata anche la non concessione delle attenunati generiche) e sei mesi per le lesioni (grazie all'istituto della continuazione senza il quale la richiesta sarebbe stata più alta)».

«Come si deduce  - ha proseguito - si rimane nello "scaglione" più basso previsto dalla legge, una sentenza e una richiesta pena in linea, tenendo conto che il giovane ha contribuito in maniera determinante a procurare le gravi lesioni al carabiniere colpendolo più volte con lo scudo d'ordinanza». «Si tratta di una condotta non lieve la cui pena non è stata superiorie alla metà del massimo, parlare di pena esagerata a fronte di un comportamento che l'ordinamento considera grave, è spropositato», ha concluso Cappelleri.  Gli altri due imputati per il medesimo episodio, Giorgio Battagliola e Lorenzo Canti hanno scelto il rito ordinario. La procura per i tre aveva deciso per il giudizio immediato. In aula anche Elena Vezzulli, avvocato del Comune che si è costituito parte civile per il "grave danno d'immagine subito dalla città quantificato in 50mila euro. 

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