La rabbia dei residenti di Ivaccari e Mucinasso: «L’Amministrazione fa solo finta di ascoltare»

Un gruppo di residenti delle due frazioni ha lanciato un appello a tutte le istituzioni locali e alla Commissione d'inchiesta sulle periferie, chiedendo interventi urgenti. Presentato anche un esposto in Procura per denunciare l'abbandono delle frazioni

Ivaccari

Un gruppo di residenti delle frazioni, riuniti nel comitato “Autonomo pro Ivaccari e Mucinasso” ha lanciato un appello a tutte le istituzioni, per denunciare la situazione di forte degrado e abbandono percepita dagli abitanti delle due località del Comune di Piacenza. Gli abitanti hanno anche presentato un esposto in Procura e chiesto l'intervento della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni di sicurezza  e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. «Noi - scrivono nell'esposto - continuiamo ripetendoci: “non un bar, non una panetteria, non un’edicola, non una farmacia, non una tabaccheria, non un negozio di generi di primissima necessità, non un centro di aggregazione, né un defibrillatore, preziosissimo strumento salva-vita (se lo si applica entro 5 minuti al colpito da fibrillazione ventricolare) apparecchio che fa di Piacenza la città più cardioprotetta d’Europa e che, a breve, si tenterà di allocare in ogni condominio. Non vi è un servizio igienico pubblico, e, il cimitero locale, da un anno non accoglie le salme per esaurimento posti, ma nessuno se ne occupa. Per non parlare di mosche, zanzare tigre e inquinamento dell’aria! Il servizio pubblico urbano è carente per orari, percorso, macchine fatiscenti». I residenti hanno scritto una lettera, inviati ai più importanti organi territoriali. «Alle nostre lamentele ha fatto seguito una mozione urgente da parte di una lista civica con discussione in aula: soltanto in questi giorni siamo venuti in possesso del fascicolo che narra il dibattito, lo leggeremo attentamente per quanto ci compete.

Non solo, il 4 ottobre veniva riportato un ultimatum alla Giunta da parte di un esponente della maggioranza, il consigliere Guglielmo Zucconi: “Entro una settimana risposte ai disagi delle frazioni o lascio la coalizione” elencando una serie di realtà locali. Il turismo a Piacenza è inoltre mortificato dalla mancanza di piste ciclo-pedonali attrezzate, su sede propria ed illuminate; manca in primis la cultura di tali opere ai nostri Amministratori e Tecnici, oltre alla volontà di ricerca di finanziamenti provinciali, regionali ed europei. È dal 2004 che ci battiamo sia per una pista ciclabile sulla Provinciale, per raggiungere il capoluogo e per un percorso protetto lungo la via Emilia che conduce in città. Raccolte a suo tempo 3.000 firme dei residenti, da appassionati della bici anche in città, da associazioni ciclistiche, addirittura da politici, e da atleti paraolimpici, dove sono finite?

Eclatante scarica barile, la disputa tra Provincia e Comune per chi spetta la costruzione di piste ciclabili, il tempo trascorre e nulla si conclude: frattanto il susseguirsi di incidenti con conseguenze tragiche. Pertanto per andare in bicicletta senza rischi, non si può che spostarsi, in auto e caricare ivi la bici, raggiungere la vera pista, l’unica a Piacenza, ossia quella della Besurica che va da Via Maria Luisa d’Austria a Vallera e che si aggancia ad altra ciclabile, direzione Gossolengo. Ci riserviamo, dopo la lettura della mozione discussa in aula, di riferire quanto ha espresso al riguardo l’Assessore, con un commento di un tecnico e di chi ha rispetto per la persona umana e percepisce il valore della stessa, che non può essere esposta alla morte, né al ferimento e tanto meno ad invalidità e, tutto perché mancano le piste a norma!

L’edificio comunale adibito a scuola materna con annesso seggio elettorale, fu chiuso su indicazione del Comitato nel 1999 per fatiscenza, con impegno di ristrutturarlo, ma escludendo categoricamente l’eliminazione dell’immobile. Anche in questo caso furono raccolte 2.500 firme senza seguito, invece il responsabile dei lavori pubblici, con arroganza, si sarebbe espresso che l’edificio verrà posto in lista vendita. Affermazione per noi gravissima ed irresponsabile, l’eliminazione del fabbricato è del tutto fuori luogo. Infatti un’Amministrazione di prossima elezione potrebbe essere più lungimirante e criticare le attuali decisioni.

Il 24 novembre 2015 pertanto il Comitato ha redatto diffida al Comune per esortarlo a non vendere né ad altra soppressione dell’edificio. Oltre alla necessità della scuola materna, infatti, non esiste altro edificio da adibire ad uso commerciale e, dalla chiusura della scuola, manca altresì il seggio elettorale: peraltro, dove potremmo rifugiarci in caso di calamità naturali? Occorrerebbe una forte collaborazione del pubblico e del privato affinché, dopo la costruzione di una struttura polivalente si potesse dare in affitto a prezzi calmierati l’utilizzo della struttura stessa ad esempio ad una farmacia, attività commerciali, ambulatoriali ecc. tali da risolvere lo stallo della situazione da cui non si riesce ad uscire ed accrescere la qualità della vita in zona.

Siamo troppo creditori nei confronti dell’attuale come delle pregresse Amministrazioni territoriali: parliamo di oltre 25 anni di arretrati che ci spettano e non intendiamo perderli. Il legale del Comitato agirà nelle sedi opportune per quanto del caso. Come Comitato, noi residenti, abbiamo contattato l’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti, i più idonei a formulare pareri all’Amministrazione: ci è stato risposto dagli stessi di essere impossibilitati a intervenire, pur ammettendo che criticità nelle periferie esistono.

Anche per il piano operativo POC del futuro, che è in pieno svolgimento e su stampa locale si invita a partecipare, perché tale piano va redatto ascoltando la città! Di certo non ci hanno incoraggiati a presenziare a tale evento e in effetti un poco di emarginazione, discriminazione appaiono! Invece l’Architetto Piano che si è recentemente creato grande popolarità, ha parlato non solo di grandi periferie, ma anche delle più piccole e modeste realtà del territorio; tutte abbisognano di rammendo, di piccole opere giorno dopo giorno, senza impiegare cifre colossali, beneficiandone anche l’occupazione. E così al recente evento festival del Diritto a Piacenza, questa volta con la presenza del Prof. Rodotà soltanto in videoconferenza, discutendo del tema della dignità, sono stati trattati vari argomenti, discutendo tra l’altro delle zone disagiate siano esse immense o di dimensioni più contenute per tutte si possono eseguire tanti progetti e tante opere a bassi costi, garantendo dignità alla gente e riuscendo ad ottenere il bello ed il confortevole senza spese e investimenti esagerati, evitando sprechi, tempi lunghi ecc.

Occorre da noi un poco di volontà politica, senso di umanità, lungimiranza, progetti iniziati da un’amministrazione e continuati nelle seguenti e progettualità organizzata nel tempo, modestia, semplicità e voglia di lavorare. Per noi è tutto in salita, precluso, difficile, soltanto arroganza, austerità, rigore, tassazione impressionante, non solo anche tentativi di intimidazione, non ricordandosi questi Sigg. politici che sono al servizio del Cittadino, ed anche tassativamente pro-tempore, almeno sino a quando ci conserveremo la vera democrazia. Frattanto si continua a restituire – da quanto ci risulta – la tessera elettorale, a non votare, avviare percorsi atti a risparmiare tasse per evasione da sopravvivenza e balzelli vari, o andarsene dalla nostra bella Italia! Dagli organi di informazione e contatto con altri comitati locali emerge che tutte le periferie e frazioni sono in fermento. Popolazione a Piacenza 102.000 abitanti, ben 29.000 nelle periferie.

L’attuale Amministrazione nella fase ormai terminale del mandato, lancia appelli per far finta di ascoltare, l’intento è di organizzare riunioni in loco, dibattiti, rifare ancora audizioni in Sala Consiglio con il Comitato, ne abbiamo già eseguite due in 20 anni senza seguito come da nostra esperienza: a tale proposito ci si ricorda di riunioni in Circoscrizione, fiumi di inchiostro per circolari, appelli, banchetti, già cose a noi note e sperimentate oltre che costosissime e senza concludere nulla! Forse non è casuale soprattutto in tempi come questi, la definizione di un insigne latinista nato e vissuto a Ivaccari, per cui il toponimo poco edificante derivava da un agglomerato di persone un tempo vacante, ossia privo della autorità costituita. Anche oggi la frazione risulta un “vacuum”, ancora vacante.

Ancora si costruisce e si ruba terreno agricolo e, pertanto il numero dei residenti corre verso i 1000; il che corrisponderebbe ad un Comune di modeste dimensioni, ma pur sempre un Comune che non avrebbe alcun tipo di struttura adeguata ad assistere i bisogni più elementari dei suoi residenti. Dato atto di quanto sopra ci appelliamo a tutte le Istituzioni affinché, ciascuna per la propria competenza, intervengano a risanare questo disastro e, formalmente, chiediamo alla Commissione di inchiesta una ispezione sulle condizioni e sullo stato di degrado di questa periferia e non solo. La presente viene contemporaneamente trasmessa alla Procura della Repubblica di Piacenza come “esposto”». 

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