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(Foto Gis)

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«La risposta agli appetiti giustizialisti non è un aumento di pena»

Il "Futuro della giustizia" uscito da Palazzo Gotico è alquanto increspato. Sabella (Csm): «L'ingiusta detenzione, inoltre, non sempre è colpa dei magistrati, ma anche di chi ha fatto leggi poi giudicate incostituzionali»

Un altro fronte di discussione si è aperto tra il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Rodolfo Maria Sabella, senza dimenticare l’intervento di Massimo Brutti e quello conclusivo di Stefano Rodotà che ha attaccato il Governo su intercettazioni e controllo a distanza dei lavoratori.

NON CI SONO CONDIZIONI PER LE RIFORME Il “Futuro della giustizia” uscito da Palazzo Gotico è alquanto increspato. Brutti ha aperto il fuoco da sinistra, quando la giornalista del Sole24Ore, Donatella Stasi, ha chiesto cose ne pensasse della frase del senatore Fi Sisto ai magistrati attaccati dal Pd: «Benvenuti fra noi». «Impressione pessima - ha chiosato Brutti - è la propaganda della destra». Orlando poi «fa bene a sottolineare che il futuro è nella giurisdizione sovranazionale. Il rischio è quello di avere un’economia sregolata». Sul tema più politico, l’ex senatore ha affermato che «a forza di attacchi ai magistrati poi prevalgono gli aspetti corporativi. E’ compito della politica risolvere i problemi». Poi Brutti è stato lapidario: «Oggi non ci sono riforme organiche e chiare perché non ci sono le condizioni politiche. Serve il coinvolgimento di forze intellettuali, non propagandiste». E Orlando nella replica ha snocciolato i dati del coinvolgimento: «Ho portato in Parlamento il lavoro di commissioni di studio composte di magistrati, avvocati, studiosi. Io pratico il coinvolgimento degli intellettuali».

PROMOSSI GIUDICI CHE HANNO SFASCIATO TRIBUNALI - E ancora: «Non c’è alcun atteggiamento punitivo verso la magistratura. Presto visiterò i dieci peggiori Tribunali. Chiedo alla magistratura di aiutarmi, perché non si può dare la promozione a giudici che hanno sfasciato degli uffici giudiziari».

E a questo punto occorre tornare all’intervento di Sabella che aveva esordito chiedendosi come mai non sono ancora state realizzate le norme della Costruzione sul contraddittorio, sulla ragionevole durata del processo, sull’umanità del trattamento dei carcerati». Stasi interviene: «La magistratura si sente tradita, senza più “sponde” come aveva quando c’era Berlusconi»? Sabelli: «No e non dobbiamo avere sponde politiche. Oggi non c’è un confronto politico, c’è uno scontro».

Per Sabella, ci sono «appetiti giustizialisti che derivano dal populismo sulla sicurezza pubblica. La risposta non è un aumento di pena. L’ingiusta detenzione, inoltre, non sempre è colpa dei magistrati, ma anche di chi ha fatto leggi poi giudicate incostituzionali». E a una domanda su eventuali pressioni politiche, il capo del Csm ha risposto che sì esistono «come sulla riforma della responsabilità penale dei giudici, perché è evidente che si vuole riequilibrare il rapporto tra politica e magistratura. Noi abbiamo anche sostenuto il decreto sulla tenuità del fatto».

«E’ vero - ha replicato Orlando - che è stato sostenuto, ma io avevo anche chiesto ai magistrati di spiegare all’opinione pubblica che un diritto penale così vasto non è garanzia di giustizia». Insomma, servono riforme per semplificare notifiche, impugnazioni, serve una specializzazione dei magistrati perché un pm non può essere esperto in tutti i settori. Sabella non si lascia sfuggire l’occasione: «Ma che senso ha fare un riforma che dà i tempi di tre mesi per fare indagini e processare un imputato? Ci sono tribunali che non riescono a istruire un processo nemmeno in tre anni. Nel Ddl sul processo penale ci sono atteggiamenti ondivaghi».

RODOTA’ E I DIRITTI NELLE MANI DEL GOVERNO La chiusura, con fuochi d’artificio, è stata appannaggio di Stefano Rodotà, la mente del Festival: «Metto sullo stesso piano le intercettazioni e il controllo a distanza dei lavoratori. Il male è la delega e i cittadini non capiscono perché su temi fondamentali debbano decidere solo degli esperti. La Camera era stata critica sui controlli sul “guinzaglio elettronico” del datore di lavoro, ma il Governo non ha fatto niente». Rodotà è un fiume in piena - e alla fine otterrà gli applausi sentiti del non folto pubblico - e continua: «L’uso della delega mina i diritti fondamentali fissati nella Costituzione. Questi diritti ormai sono nelle mani del Governo e non più del Parlamento. E questo è un fatto grave».

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