Lavori al Mose, evasione dell’Iva ma per la difesa non c’è il reato

Il consulente fiscale di un’azienda in Tribunale. La procura gli contesta di aver evaso 1,5 milioni. I difensori: ma lo Stato, che era il committente, non si paga l’Iva da solo

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Quell’azienda ha evaso 1,5 milioni di Iva per i lavori al Mose di Venezia. Non è vero, il committente è lo Stato e non si paga l’Iva da solo, ha risposto la difesa. E’ proseguito il 17 novembre, il processo alla ditta piacentina di costruzioni Omba, il cui consulente fiscale Carlo Di Paolo, difeso dall’avvocato Mauro Pontini, è accusato di evasione dell’Iva. Davanti al giudice Ivan Borasi sono comparsi gli investigatori della Guardia di finanza che hanno svolto le indagini, coordinate dal pm Roberto Fontana. La verifica fiscale sulla dichiarazione dei redditi nel 2011 aveva portato le Fiamme gialle a denunciare l’uomo e nel 2012 era cominciata l’indagine. La vicenda, nella migliore tradizione italiana, è complessa e intrisa di burocrazia e poca chiarezza nelle norme. Nel mirino ciò sono le dichiarazioni dei redditi dal 2008 al 2010.

L’azienda aveva ottenuto un subappalto - 5 milioni la base imponibile dei lavori - dal committente, che a sua volta lavorava per il Consorzio Venezia Nuova (concessionario del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna veneta) facente parte di Grandi Lavori. Secondo la procura, l’Iva non è imponibile solo se si eseguono lavori per le aree portuali o gli aeroporti. In quel caso, secondo le accuse, la barriera del Mose non avrebbe portato alcun beneficio al porto di Venezia. Il Consorzio aveva chiesto un parere all’Agenzia delle Entrate, la quale aveva detto che l’Iva non era imponibile. Nella Finanziaria, invece, si suggeriva di vedere se l’opera era inserita nel Piano regolatore del porto e se era funzionale allo stesso. Il committente, nel frattempo, ogni volta che seguiva dei lavori chiedeva un parere (interpello) all’Agenzia Entrate, ottenendo sempre risposta negativa - l’Iva non va pagata - tanto che ci sono sei archiviazioni. Per la difesa, quindi, non c’è alcun danno all’Erario, perché tutto fa capo allo Stato 

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