«Lavori al ponte sul Trebbia non più rinviabili, la struttura è a rischio»

Una cabina di regia (chiesta dal sindaco di Rottofreno Veneziani) monitorerà problemi e disagi. Previste sanzioni per eventuali ritardi nei lavori, che dureranno 270 giorni. Il ponte rimarrà chiuso per 4 mesi

Veneziani, Dosi, Pozzoli, Rolleri, Calza e Zangrandi

Si lavorerà giorno e notte, nei giorni feriali e nei festivi, per tenere il ponte sul Trebbia chiuso il meno possibile, ovvero per 115 giorni. Non solo: una cabina di regia verificherà la situazione del cantiere e i disagi creati a cittadini, commercianti e imprenditori. Nel bando di gara sono state inoltre previste sanzioni per eventuali ritardi nei lavori.

È stato infatti presentato in Provincia il progetto di ristrutturazione del ponte sul Trebbia che collega Piacenza a San Nicolò. «Aspettavamo – ha esordito il presidente Francesco Rolleri - questo intervento da decenni. È evidente che nel momento in cui si fanno opere di prevenzione, il ritorno dal punto di vista politico e mediatico non è eccelso, perché carichiamo la cittadinanza di un disagio. Ma questa è una delle opere che daranno più soddisfazione a questo mandato. È un’opera fondamentale, un passo importante per la sicurezza della viabilità. Sappiamo che ci sono dei disagi, siamo coscienti soprattutto dei problemi che avranno i commercianti della zona. Nel bando di gara abbiamo previsto di far lavorare gli operai tutti i giorni, anche nel weekend, e 24 ore su 24. Ci saranno sanzioni per l’azienda se non rispetterà i tempi previsti. Vogliamo consegnare un’opera sicura nel minor tempo possibile.

«C’è la priorità - ha informato il vicepresidente Patrizia Calza - di tutelare la sicurezza dei nostri cittadini, utilizzando al meglio le risorse a disposizione. Con questo intervento rispettiamo questi due obiettivi. I lavori sono assolutamente necessari: già nel 2001 Anas, che all’epoca aveva la competenza sul ponte, aveva la necessità di procedere. Poi non si è mai provveduto per non creare i disagi alla popolazione: il ponte Paladini non c’era ancora. Il progetto di allora è stato migliorato nel corso di questi anni: verrà realizzata anche una ciclabile, verranno eseguiti altri interventi di competenza di Ireti. Si sono ridotti al minimo i tempi di lavorazione e sono state vagliate le ipotesi di un guado e di un ponte bailey. Queste possibilità sono state esaminate. Oggi bisogna intervenire per rendere sicuro il ponte: 1 milione e 200mila euro proviene da Anas, cifra accantonata nel corso del tempo, la Regione fa la sua parte con un milione e 800mila euro. L’alternativa viabilistica c’è ed è il ponte Paladini: non è più possibile aspettare, altrimenti potrebbero verificarsi episodi tragici. I tecnici hanno monitorato la struttura e ci dicono che siamo arrivato al limite massimo».

L’ingegner Stefano Pozzoli, dirigente ai lavori pubblici dell’ente di via Garibaldi, è entrato nel dettaglio dei lavori. «Il ponte – ha spiegato – è stato inaugurato l’8 giugno 1825 e voluto dalla duchessa Maria Luigia d’Austria. Da allora non ha subito modifiche sostanziali, eccetto un ripristino dopo la II Guerra Mondiale, in seguito ad alcuni bombardamenti. Dal 2001 la Provincia è responsabile della struttura, subentrando ad Anas. Dal 2008 è sottoposto alla tutela del Ministero dei beni culturali. Il ponte è costituito da 23 arcate in muratura di mattoni, 11 delle quali ricostruite dopo la guerra. La lunghezza è di 460 metri, e ha una larghezza di dieci metri.

Il ponte si presenta visivamente in condizioni non ottimali, ed è ammalorato in più punti. C’è penetrazione d’acqua nelle arcate. È necessario intervenire prima che avvengano guai. Le barriere esistenti non sono idonee a reggere a urti pesanti. Nel corso degli anni è stato sottoposto a prove di carico statiche e dinamiche, oltre a indagini geognostiche.

L’intervento servirà per consolidare le pile, spalle e volte del ponte. Verranno installate nuove barriere e realizzata una pista ciclabile sul lato sinistro in direzione Piacenza. Sarà demolita la soletta e la sovrastruttura stradale, la stessa strada verrà allargata e si posizioneranno una nuova linea elettrica e fibre ottiche interrate. Il ponte così potrà sopportare carichi asimmetrici. Avremo due ditte diverse a lavorare sul ponte. La Soprintendenza ci ha imposto di ricostruire i cordoli esterni originali. Sarà una cornice in malta cementizia lavorata».

Il costo dell’opera è di 3 milioni e 500mila euro: 400mila messi dalla Provincia, 1 milione e 844 dalla Regione, 1 milione e 255mila euro da Anas. Il cantiere durerà 270 giorni, e il ponte rimarrà chiuso per 115 giorni, riducibili eventualmente fino a 105 in sede di gara.

«Sotto questa soglia non si potrà andare – ha aggiunto Pozzoli -. Ma ci saranno 2700 euro al giorno di sanzione per l’1% di ritardo rispetto al tempo complessivo e 5400 euro di sanzione al giorno per un ritardo del 2% rispetto al tempo di chiusura».

Infine una precisazione, rivolta ad alcune richieste della popolazione. «Eventuali indennizzi a operatori economici non possono per legge essere previsti nel quadro economico del progetto».

PERCORSI ALTERNATIVI

Via Pietro Cella-San Nicolò-Ponte Paladini confrontata con viale Risorgimento-San Nicolò-Ponte Storico significa, secondo gli uffici della Provincia, 5 chilometri e 2 minuti in più. «Ovviamente – ha precisato l’ing. Andrea Reggi - questa simulazione non tiene conto del traffico che aumenterà. Però la situazione non è drammatica».

I COMMENTI DEI SINDACI

«Monitoreremo la situazione nel tempo – ha spiegato Paolo Dosi, sindaco di Piacenza - l’intervento era atteso da tempo. Si è colta qualche polemica sui disagi, possiamo pensare a opere per mitigare i disagi e i sacrifici della gente. Ricordo il crollo del ponte sul Po: pensiamo ai benefici che porterà questa opera».

«Le cose fatte bene durano – ha esordito il sindaco di Rottofreno Raffaele Veneziani - Maria Luigia d’Austria va ringraziata per questo. Sgombro il campo da ogni equivoco apparso sulla stampa: il comune di Rottofreno non ha mai detto che l’opera non va fatta. Non mi è piaciuto che non ci sia stato confronto con la Provincia sul bando: speravo che si parlasse prima di percorsi alternativi. Sono preoccupato per lo stato del confronto politico locale: c’è stata conflittualità in questi mesi perché ci sono le Elezioni Comunali a Piacenza questa primavera. Da questa vicenda vorrei che ci fosse più dialogo tra gli enti e gli amministratori. Chiunque intende utilizzare quest’opera per strumentalizzare politicamente, sbaglia. Ci vorrebbe una cabina di regia permanente da oggi fino alla riapertura al traffico. Se l’alternativa è il ponte Paladini». Secondo Veneziani alcune vie di San Nicolò saranno ingolfate, e gli agenti di polizia municipale presenti sono troppo pochi per gestire la situazione. «Voglio l’aiuto di tutti, anche della prefettura, per gestire questa emergenza».

«L’idea di un ponte bailey – è intervenuto sulla polemica di questi giorni - mi è stato detto che non era economicamente praticabile. Le risposte sul tema mi sono arrivate solo ora. Ora voglio anche un tavolo di matrice tecnica – per vedere la reale entità di una spesa per un ponte bailey - e uno più politico, con anche alcuni operatori economici della zona e stakeholder, disponibile a provare a costruire questa alternativa. Le vogliamo provare tutte: lancio questa proposta, anche se so che probabilmente fallirà».

«Anche a me – ha aggiunto il primo cittadino di Calendasco Francesco Zangrandi - alcuni imprenditori della zona hanno chiesto di essere coinvolti, per trovare una soluzione e alleviare i disagi. L’opera va fatta ma la gente va coinvolta». La proposta di una cabina di regia è stata accolta dalla Provincia. 

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