«Le riforme costituzionali si possono fare, ma vanno fatte bene»

Il Professor De Siervo, Presidente della Corte Costituzionale dal 2011 al 2012, in Fondazione

Non è un atteggiamento pregiudizialmente preclusivo verso quelli che, con un gioco verbale, definisce i ri-costituenti, cioè gli autori della recente riforma costituzionale che è in attesa, per entrare in vigore, dell’esito del referendum (cosiddetto ‘oppositivo’, perché richiesto dalle opposizioni) che si terrà in una data ancora imprecisata del prossimo mese di ottobre. Il Prof. De Siervo, Presidente della Corte Costituzionale dal 2011 al 2012, è tranchant. Questa riforma è un ‘papocchio’, ha affermato l’altra sera in Fondazione, un pasticcio giuridico che rischia di causare gravi danni al funzionamento degli organi democratici ed un indebolimento della democrazia. Con limpida e pacata esposizione, il relatore, già ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Firenze, oggi pubblicista per il quotidiano La Stampa, passa in rassegna il testo normativo di riforma, illustrandone i numerosi e talora grossolani limiti, ‘sviste’ ed errori. Una riforma che riduce le regioni (ma solo quelle a regime ordinario, perché per ottenere il voto dei parlamentari di quelle a Statuto Speciale queste ultime hanno dovuto essere escluse dalla riforma) a grandi provincie; che ne svuota i poteri; che istituisce un Senato, formato con nebulosi meccanismi di nomina dei relativi componenti, immune dalla fiducia al Governo e con competenze legislative  (p. es. in tema di ratifica dei trattati internazionali) in grado di paralizzarne l’azione; che introduce nella procedura di elezione del Presidente della Repubblica meccanismi tali da poterne bloccare strumentalmente la nomina per anni, e nella nomina dei Giudici Costituzionali criteri di scelta che possono provocare la ‘corporativizzazione’ della Corte. Il tutto con rischio di grave indebolimento delle garanzie istituzionali e di funzionamento della democrazia. Complessivamente, la riforma, annullando i poteri delle regioni nelle materie che più si addicono loro (p. es. l’urbanistica, la sanità, ecc.), aumenta per converso i poteri delle burocrazie ministeriali, l’accentramento, il possibile proliferare di organi statali periferici, l’aumento di prefetti per fare ciò che oggi fanno, p. es., i Comuni, o le ASL. I Giuristi Cattolici di Piacenza, organizzatori dell’evento, non fanno politica, non sostengono un partito piuttosto che l’altro e non sono né a favore né contro il Governo, aveva precisato in esordio il Presidente Avv. Livio Podrecca. Il loro intento è esclusivamente quello di esaminare il merito di singoli provvedimenti normativi, affinché ciascuno possa maturare un proprio consapevole convincimento, in vista del referendum. Il Prof. De Siervo, con altri 55 costituzionalisti, ha sottoscritto un documento pubblico per sostenere le ragioni del no, che l’altra sera in Fondazione ha saputo brillantemente illustrare. Prova ne siano le numerose domande pervenute dai presenti, nell’incontro moderato dal Vice Presidente UGCI Avv. Marco Sgroi e terminato, nonostante il periodo estivo ed il caldo già opprimente, a notte, ben oltre le ore 23.

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