«Dalla Costituzione più tutela al diritto alla vita che a quello di proprietà»

Considerazioni della Procura di Piacenza sul caso Peveri: «Parlare di legittima difesa per questo episodio è fuori luogo. Siamo di fronte a tre gradi di giudizio conformi»

L'ingresso della Procura della Repubblica di Piacenza

Tre gradi di giudizio che confermano la sentenza emessa in primo grado, parlare di legittima difesa in questo caso è fuori luogo, istituzioni che dovrebbero calibrare le dichiarazioni e usare prudenza, un inatteso clamore mediatico perché l’opinione pubblica va salvaguardata e una riflessione sulla legittima difesa e sulla nuova legge in discussione: «Definirne i limiti è compito del legislatore. Costituzionalmente, osservo che il diritto alla vita ha un rilievo e una considerazione di gran lunga superiore al diritto di proprietà».

Sono, in sintesi, i punti toccati - in relazione al caso di Angelo Peveri - dal procuratore capo della Repubblica di Piacenza, Salvatore Cappelleri (in foto). E il magistrato lo fa argomentando sul piano giuridico gli step di questa vicenda che è diventata un caso nazionale. Cappelleri afferma subito «che si tratta di fatti da valutare con prudenza. Siamo di fronte a tre gradi di giudizio conformi. Smentire ciò che è stato accertato nei tre gradi non è, a mio parere, giustificabile».

LA PENA Se Peveri fosse stato condannato a 3 anni e mezzo per tentato omicidio (invece di 4 anni e mezzo), come chiesto dal pm Ornella Chicca al processo, non avrebbe visto aprirsi le porte del carcere. Sulla quantificazione della pena Cappelleri ricorda che «la pena la stabilisce il giudice. E in questo caso, si tratta di una pena confermata in primo grado e in Appello». 

Salvatore Cappelleri procuratore capo-2LEGITTIMA DIFESA Dalle carte dell’Appello emerge la motivazione dei giudici, i quali non contemplano la legittima difesa perché, parlando Dorel Jucan - il romeno che tentò di rubare nell’azienda di Peveri - scrivono che “assume rilievo di portata e elevata paura di essere ucciso, nel mentre chiedeva perdono e, di contro, venne fatto inginocchiare a più riprese con apprezzamento dell’imminente colpo con fucile sparato mentre egli era ormai inoffensivo”. Jucan era stato fermato dal dipendente di Peveri, Gheorge Botezatu (anch’egli condannato a 4 anni e due mesi). «Parlare di legittima difesa - sottolinea Cappelleri - non ha significato. La necessità di una rivalutazione della disciplina della legittima difesa per questo episodio è fuori luogo».

LA PROVVISIONALE I giudici di Appello, poi, stabilirono anche una provvisionale di 30mila euro a favore di Jucan e di 2mila per Andrei Ucrainet. I due insieme a Florin Birchiu patteggiarono una pena di 10 mesi e 20 giorni per tentato furto.

LA PRUDENZA Il procuratore capo dice che «la prudenza in questi casi è una necessità, perché l’opinione pubblica deve essere salvaguardata. Occorre necessariamente calibrare molto ogni intervento al fine di offrire a chi ascolta una rappresentazione comunque aderente alla realtà». E Cappelleri non si aspettava tutta questa attenzione da parte dei media: «I fatti di cui ci occupiamo, anche per chi è condannato, hanno a che fare con situazioni drammatiche anche sotto il profilo personale e coincidono con momenti di grande emozione». Secondo il capo della Procura «pur essendo doveroso il massimo rispetto per le emozioni personali di chi vive da condannato queste esperienze, si impone per il personaggio pubblico la massima prudenza nella valutazione dei fatti».

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LA LEGGE Cappelleri, infine, segue il dibattito sulla legge sulla legittima difesa, incardinata pochi giorni fa alla Camera. Ma lo fa da esperto del diritto senza entrare nel merito né suggerire soluzioni: «Definire i limiti della legittima difesa è compito del legislatore. Costituzionalmente, osservo che il diritto alla vita ha un rilievo e una considerazione di gran lunga superiore al diritto di proprietà».

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