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Il comandante generale Giovanni Nistri

Il comandante generale Giovanni Nistri

Levante, Nistri: «C’è stata una carenza nell’azione di controllo»

Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri (che lascia posto a Teo Luzi) a “Repubblica”: «Cambiano le procedure disciplinari e di controllo»

Giovanni Nistri, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, lascia l’incarico nelle prossime ore per fare spazio a Teo Luzi. In un’intervista rilasciata a “Repubblica” a Gianluca Di Feo, il comandante generale uscente ha parlato anche della caserma “Levante” di Piacenza, al centro della nota inchiesta “Odysseus” che ha portato alla sospensione, per alcuni mesi, della struttura. In questa caserma i militari dell’Arma si erano protagonisti di alcuni odiosi reati quali spaccio di stupefacenti, tortura, lesioni, arresti illegali, abuso di ufficio e falso.

Chiede il quotidiano “La Repubblica” a Nistri: come è stata possibile una cosa del genere? «In un corpo sociale – è la risposta del comandante - che ci possano essere delle deviazioni è purtroppo ipotizzabile: nessuna organizzazione ne è immune. Devo premettere che sia il processo penale che la procedura disciplinare sono in corso: non posso anticipare valutazioni. Certamente c’è stata una carenza complessiva nell’azione di controllo, che è anche fatta di dialogo e di conoscenza. A questa falla si sono aggiunte situazioni particolari, ma il quadro mi porta a confermare la necessità di aggiornare una serie di strumenti a disposizione della linea di comando, risalenti al 1975. Da allora sono nate norme come quelle sulla privacy: quarant’anni fa un comandante aveva mille possibilità di valutare il comportamento nella vita privata dei militari, cose che oggi sono fuorilegge. Ma va ricordato che da allora è cambiato il ruolo della polizia giudiziaria, gestita dalla magistratura: se un arresto viene convalidato, allora sono portato a ritenere che sia avvenuto con tutti i crismi». 

Nel corso dell’intervista Nistri ha spiegato la sua visione dell’Arma. «Altre norme sono obsolete e vanno riviste, ad esempio, per considerare l’impatto dei social media: bisogna bilanciare le esigenze di libera espressione e le limitazioni legate ai doveri di un carabiniere. Inoltre, abbiamo chiesto di cambiare le procedure disciplinari per potere arrivare a conclusioni anche nei casi in cui, a fronte di situazioni giuridiche inizialmente non pienamente conoscibili, l’iter giudiziario consente di acquisire elementi certi, senza attendere la sentenza della magistratura. Nel regolamento verranno chiarite pure le responsabilità della catena gerarchica in caso di controllo mancato, omesso o superficiale».

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