Cronaca

«Reati e illeciti che non sarebbero stati possibili in presenza di un'azione di comando efficace»

Processo Levante in abbreviato. La parola il 7 giugno è passata alla difesa di Salvatore Cappellano, Paolo Fiori: «Si sono verificate azioni violente ma la tortura è un’altra cosa. In tutti gli eserciti del mondo per le truppe rispondono prima di tutto i quadri ed è lì che c’è stato un problema di carenza»

Nelle immagini: la polizia penitenziaria in tribunale, il procuratore capo Grazia Pradella, l'avvocato Paolo Fiori, i magistrati Matteo Centini e Antonio Colonna

«Ci sono stati illeciti e anche reati ma questi non sarebbero stati possibili in presenza di una azione di comando degna di questo nome e il fatto che non ci sia stata deve essere valutata nel giudicare le responsabilità. Non invochiamo un'indulgenza fuori luogo e chi ha sbagliato è giusto che paghi, però le responsabilità vanno rapportate a questo quadro, altrimenti ritorniamo all'antico vezzo nazionale di far volare soltanto gli stracci e di passare in ombra le responsabilità magari di altro tipo, non dico penali, ma comunque omissive o anche commissive perché in realtà su questi soldati è stata esercitata un'azione pesante per moltiplicare gli arresti. Quando si privilegia il risultato rispetto ai mezzi per conseguirlo soprattutto in una organizzazione militare le conseguenze sono invariabilmente deleterie. Se parlassimo di un contesto di guerra potrebbe essere ancora peggio perché quando quello che conta è lo scopo e il risultato e sui mezzi non si sottilizza troppo non ci si può aspettare da militari di truppa che abbiano la capacità, risorse - a parte casi eccezionali - di sottrarsi a un quadro di questo tipo». A dirlo, dopo quattro ore di arringa, l'avvocato Paolo Fiori che difende l'appuntato scelto Salvatore Cappellano nel "Processo Levante" con rito abbreviato, che è quasi alle battute finali e che vede sul banco degli imputati davanti al gup Fiammetta Modica cinque carabinieri della caserma di via Caccialupo arrestati il 22 luglio 2020. Cappellano è accusato di tortura, peculato, lesioni, spaccio, falso, sequestro di persona, abuso d'ufficio e truffa militare per 33 capi d'imputazione. L'accusa per lui chiese 14 anni, cinque mesi e dieci giorni di reclusione con le attenuanti equivalenti. E' nel carcere di Verbania dal giorno dell'arresto.

Procuratore della Repubblica Piacenza Grazia Pradella 2 FOTO TRESPIDI LEONARDO-2INDAGINI E UDIENZE - Le indagini delle Fiamme Gialle e della Polizia Locale, coordinate dal procuratore capo Grazia Pradella e dai pm Antonio Colonna e Matteo Centini, terminarono con la maxi operazione Odyssèus che portò all'arresto di carabinieri e pusher. Cinque i militari che hanno scelto il rito abbreviato (sconto di un terzo della pena), l'unico che ha scelto il rito ordinario (nessun beneficio) è l'appuntato scelto Angelo Esposito. I "civili", ossia gli spacciatori hanno tutti scelto di patteggiare. Esposito dopo dieci mesi dietro le sbarre del carcere di Pavia ha ottenuto i domiciliari pochi giorni fa. Daniele Spagnolo (difeso da Francesca Beoni e Aldo Truncè) ha già questa misura da mesi e l'avvocato Antonio Nicoli che difende Marco Orlando, ha ottenuto per il proprio assistito la revoca dei domiciliari (il maresciallo non è mai stato in carcere) per avere solamente la misura del divieto di dimora nella provincia di Piacenza. Il legale di Cappellano terminerà l'arringa nella prossima udienza fissata per il 14 giugno. Prima di lui hanno concluso la propria gli avvocati di un altro imputato, l'appuntato scelto Giacomo Falanga, Daniele Mancini e Paolo Molaschi. Presenti in aula i militari e gli avvocati delle svariate parti civili. Il 1 luglio la parola infine passerà ai legali di Giuseppe Montella, Giuseppe Dametti ed Emanuele Solari.

avvocato paolo fiori-2L'ARRINGA - «L'Arma - ha proseguito Fiori - non si può permettere sugli altari di negare il fatto che in questo particolare contesto ci sono stati dei problemi che non si esauriscono nella bassa forza, ossia nella truppa che paga dove è giusto che paghi in una misura equilibrata alle responsabilità». «Nella prima parte dell'arringa - ha spiegato - mi sono addentrato nella questione di come, poiché sicuramente ci sono state irregolarità e illeciti, ciò sia stato possibile senza implicare anche un giudizio sull'azione di comando: non stiamo parlando di un qualsiasi gruppo di persone, parliamo di militari. Ossia l'ho affrontata dal punto di vista delle implicazioni che la fisionomia degli imputati di questa vicenda richiede. Qua siamo in un processo di militari e di militari di truppa, con la sola eccezione del maresciallo maggiore Marco Orlando che comunque ha una posizione meno gravosa. Tutti gli altri sono soldati o caporali per fare un parallelo con le forze armate».

RESPONSABILITA' DEI VERTICI - «I profili di questo caso - ha sottolineato - sono stati amplificati, esaltati molto al di là di quello che le circostanze giustificano. Indubbiamente ci sono state anche scelte processuali come il sequestro caserma o imputazione di tortura che possono aver contribuito a un risalto così grande da parte della stampa. Siamo convinti, come difesa di Cappellano, e in piena onestà che di tortura qui non si possa e non si debba parlare. Ci sono state azioni violente ma la tortura è un'altra cosa». Alla domanda se ravvisa quindi una responsabilità dei vertici, Fiori ha risposto: «Siamo in un esercito, è l'Arma dei carabinieri. E' una delle armi che compongono l'esercitcolonna centini procura ok 2020-2o italiano. In tutti gli eserciti del mondo per le truppe rispondono prima di tutto i quadri ed è lì che c'è stato un problema di carenza che poi direi che è stato implicitamente riconosciuto anche dalle reazioni dei comandi centrali che hanno rimosso non soltanto uno o due ufficiali ma praticamente tutto il quadro di comando è stato allontanato. E' anche vero che queste scelte qualche volta sono esse stesse scelte politiche che dissimulano la volontà dei vertici supremi di prendere le distanze anche al di là di quelle che sono in merito alle colpe però siamo in una vicenda nella quale se ci fosse stata una azione di comando efficace, puntuale, di orientamento e di interdizione non ci sarebbero state violazioni delle norme di condotta e comunque queste violazioni sono tali da non meritare termini come tortura o orrore». «Le responsabilità degli uomini di truppa - ha precisato - devono essere valutate in rapporto alla loro posizione specifica in ordinamento militare che qui ha chiaramente registrato un default, una mancanza di funzionamento. Poi certo c'è un caso particolare: uno di questi aveva impiantato un'attività sua, ma questa va sul suo conto ed è una posizione diversa ma non metto croci sulle spalle di nessuno. Una delle cose meno "simpatiche" tuttavia è invece che sui media spesso sono stati confusi questi due livelli che erano e sono distinti e separati perché ci sono responsabilità proprie solo di uno di questi militari che non sono condivise dagli altri».

ABUSI E VIOLENZE - «Per essere chiari - ha concluso l'avvocato - in ogni caso le affermazioni di responsabilità sono molto più numerose di quelle che noi riteniamo possano reggere e che in parte dono state ammesse da chi difendo ma a parte questo è il trattamento sanzionatorio che lascia molto da pensare: 14 anni e mezzo di richiesta pena in un rito abbreviato». E ancora: «Si è parlato di abusi e violenze: non c'è un solo caso attestato e documentato da riscontri medici degni di questa nota. Questo non può passare in secondo piano. Dove sono i risultati delle violenze se effettivamente sono state cosi gravi da giustificare addirittura l'ipotesi di tortura?». «Chiederò - ha chiosato - al termine della mia arringa per il mio assistito una misura meno afflittiva del carcere: il quadro comincia un po' ad alleggerirsi».

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