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Cronaca

«Libertà di stampa, non stanchiamoci mai di difenderla». Consegnato a Conselice il premio dedicato a Camillo Galba

La consegna del premio intitolato a Camillo Galba, giornalista piacentino prematuramente scomparso due anni fa, che fu presidente dell’Aser per due mandati e componente della giunta nazionale della Fnsi

«Camillo non amava i premi dati ai singoli giornalisti. Così quando lo scorso anno dovevamo decidere a chi dare il riconoscimento alla sua memoria, la proposta di assegnarlo alla scuola di Conselice è stata votata all’unanimità dal Consiglio direttivo dell’Aser». Così ha esordito nel suo breve intervento Serena Bersani, presidente della Associazione stampa Emilia Romagna, che ha preceduto la consegna del premio intitolato a Camillo Galba, giornalista piacentino prematuramente scomparso due anni fa, che fu presidente dell’Aser per due mandati e componente della giunta nazionale della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), all’Istituto comprensivo del centro della Bassa Romagna per l’attività svolta sul tema della libertà di stampa. Alla presenza del figlio Filippo e del fratello Emanuele Galba, la Bersani ha consegnato a due studenti l’assegno da mille euro che servirà per finanziare l’attività della scuola di Conselice attraverso l’acquisto di libri, riviste e tutto quanto possa essere utile all’educazione dei ragazzi sull’importanza della libertà di pensiero e di espressione. Il tutto si è svolto all’interno della manifestazione per il decimo anniversario dell’inaugurazione del Monumento alla libertà di stampa e d’informazione (una pedalina che serviva ai partigiani per stampare fogli clandestini durante il fascismo), unico in Italia, che si è tenuta l’altro giorno a Conselice.

«Un paio di giorni fa - ha detto Emanuele Galba, intervenuto per ringraziare il Comune di Conselice, l’Aser, l’Anpi e gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto comprensivo “Felice Foresti” - stavo componendo al computer un articolo scritto nel 1973 da Vito Neri, vecchio e bravo giornalista di Piacenza, morto pochi mesi prima di Camillo, a cui verrà dedicato un libro che sto curando personalmente. In questo pezzo, che parlava dell’intenzione del Comune di Piacenza di allestire due monumenti alla Resistenza e della richiesta appoggiata dal giornalista di un gruppo di giovani che chiedeva all’Amministrazione di destinare parte dei fondi stanziati per l’iniziativa alla realizzazione di un centro culturale, Neri esprimeva un concetto che si sposa benissimo con quello che accade qui a Conselice intorno a questo monumento: “Il Monumento alla libertà - scriveva Vito Neri - non lo si fa soltanto in bronzo o in granito. Lo si fa ogni giorno nei cuori e nelle coscienze e bisogna tenerlo vivo, perché questo tipo specialissimo di monumento è facile che si afflosci anche se lì vicino c’è quello di bronzo. Ma per questo monumento ideale è molto difficile trovare gli artisti che siano all’altezza”».

«Qui a Conselice dove mio fratello inaugurò dieci anni fa da presidente dell’Aser questo monumento alla libertà d’espressione a cui teneva in modo particolare - ha continuato Emanuele Galba – gli artisti all’altezza ci sono: basta dare un’occhiata al programma posto in essere per questa ricorrenza; mostre, conferenze, proiezioni di film, spettacoli teatrali, il tutto sui temi della libertà di stampa e sul sacrificio di chi è morto settant’anni fa per difendere la libertà. Continuate così, non stancatevi di tramandare questi valori alle future generazioni che sono qui oggi perché – e lo dico da giornalista – al di là delle apparenze a livello di libertà di stampa siamo messi male anche oggi».

Irene della terza A e Marco della terza E della scuola media di Conselice hanno poi letto i due volantini che insieme ai loro compagni hanno preparato immedesimandosi nei Gruppi di difesa delle donne della Romagna e nel Comitato studenti per la libertà ai tempi della Liberazione. Uno di questi volantini è stato stampato con la pedalina, rimessa in funzione per l’occasione.

Aperta dai saluti del sindaco di Conselice Paola Pula («Mi piacerebbe durante il mio mandato promuovere la cultura della legalità e del rispetto per essere comunità resistente a infiltrazioni malavitose. Per fare questo c’è bisogno di più informazione e di coinvolgere i giovani in iniziative come questa. Lavoriamo tutti assieme per un futuro che cambi il presente»), la manifestazione è proseguita con l’accorato intervento del presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti. «Un particolare saluto agli insegnanti e ai ragazzi presenti; quello che diremo oggi serve soprattutto a loro», ha esordito Giulietti. «Fa piacere - ha continuato -sapere che nell’epoca della società dello spettacolo esistono ancora comunità che hanno una storia e che i monumenti alla libertà ce l’hanno nel cuore. La libertà vuol dire avere sogni diversi, preferire letture diverse e avere la possibilità di scegliere. Questa è la capitale della libertà d’informazione. Qui c’è un monumento dedicato a un’idea, non a un personaggio. Scriveva Camillo Galba a proposito dell’importanza della bicicletta nella lotta partigiana: “Quando sei in bicicletta ti puoi anche girare indietro ma poi devi guardare avanti se no cadi”. Vorrei dedicare questo monumento a quei territori dove la libertà d’informazione non è un problema risolto: in Siria, Turchia, Egitto, i giornalisti vengono arrestati, torturati, ammazzati». Il presidente della Fnsi ha poi invocato «verità e giustizia» per Giulio Reggeni perché «la curiosità non può essere un reato». L’on. Giulietti ha avanzato una proposta: «Facciamo accanto a questo monumento un giardino. Ogni anno piantiamoci un albero per ogni cronista che non c’è più e raccontiamo la loro storia. Potremmo chiamarlo “Giardino art. 21”». E rivolto agli studenti ha concluso: «Diffidate di chiunque ha bisogno di urlare, bestemmiare, aggredire per esprimere il proprio pensiero; diffidate di chi predica l’odio e state attenti alla Rete. Come giornalisti abbiamo il dovere di contrastare il linguaggio dell’odio e della violenza».

Ha quindi preso la parola Massimo Vassallo, fratello di Angelo, il sindaco-pescatore di Pollica (Salerno), ucciso il 5 settembre del 2010 in un attentato di matrice camorristica i cui autori ancora non sono stati presi. «Mio fratello ha portato benessere e ricchezza al nostro territorio - ha detto Massimo Vassallo che con l’altro fratello Dario ha dato vita a una fondazione intitolata a Angelo per raccontare la sua storia soprattutto nelle scuole, dove bisogna portare la cultura della legalità – ma non ha accettato compromessi: l’ho visto cacciare un sacco di gente che veniva soldi alla mano per aggiudicarsi appalti». Vassallo parlando di stampa e giornalismo ha sottolineato come in questi anni «alcuni giornalisti, che hanno un anima e un cuore, sono diventati miei amici ed è grazie a loro se la storia di mio fratello è ancora in piedi».

Dopo la scopritura di un leggìo-targa - alla presenza dei famigliari dell’ex sindaco Filipucci e del partigiano Ricci Maccarini - dedicato dall’Anpi agli stampatori clandestini morti per la libertà, il Comune di Conselice ha consegnato il premio “Libertà di stampa” a Sabrina Pignedoli, giornalista del Resto del Carlino Reggio Emilia (minacciata dalla ‘ndrangheta), per l’inchiesta “Operazione Aemilia”. La cronista, raccontando della sua brutta esperienza, ha sottolineato come la libertà di stampa vada difesa tutti i giorni perché «non è lesa solo da minacce verbali e fisiche ma anche dalle querele temerarie, che possono intimorire e zittire soprattutto i colleghi precari».

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 Emanuele Galba durante il suo intervento a Conselice. Alla sa destra Filippo Galba, figlio di Camillo e Serena Bersani, presidente Aser
Gli studenti leggono i volantini sul tema della libertà di stampa; accanto, il sindaco di Conselice Paola Pula
 

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