Cronaca

Logistica, libero anche il 13esimo operaio ma la procura ricorrerà

I giudici del Tribunale del riesame di Bologna scrivono che il pm avrebbe voluto stabilire una “pace sindacale”

Il pm non ha voluto evidenziare il pericolo di reiterazione del reato quanto stabilire una “pax sindacale”. Insomma, il pm avrebbe svolto una sorta di mediazione sindacale e non il suo lavoro di magistrato. E’ il commento del Tribunale del riesame di Bologna che ha accolto il ricorso del difensore del 13esimo operaio della Tnt, annullando la misura cautelare del divieto di dimora - nell’ambito dello stabilimento Tnt - facendo tornare libero l’operaio. L’egiziano resta, però, indagato per i reati di furto e turbata libertà dell’industria o del commercio. Ma la motivazione potrebbe provocare ulteriori reazioni della procura. Ora, il sostituto procuratore Matteo Centini presenterà un ricorso in Cassazione. Rimane, però, la decisione dei giudici bolognesi che hanno ritenuto improprio il comportamento del magistrato piacentino, il quale sta svolgendo un’indagine proprio nel mondo della logistica.

In questo caso, il lavoratore era stato accusato di aver tolto alcuni fusibili (da qui l’accusa di furto, reato per cui è prevista la richiesta di misura cautelare) per consentire ad altri lavoratori di uscire a fumare e di aver più volte schiacciato il pulsante rosso (quello di pericolo) che interrompe l’attività dei macchinari per “danneggiare” la produzione. Il giudice per le indagini preliminari, Luca Milani, aveva stabilito il divieto di dimora nell’azienda, come chiesto dal sostituto Centini, e l’accusa aveva presentato ricorso al Tribunale del riesame. Un ricorso, poi, accolto. I giudici felsinei, infatti, hanno scritto che le «misure cautelari limitative della libertà del prevenuto appaiono finalizzate non tanto a contrastare il pericolo di reiterazione di reati contro il patrimonio, bensì a non consentire al medesimo il contatto con il luogo ove egli presta attività lavorativa, per evitare ulteriori situazioni di conflitto con la proprietà. E’ però evidente che tale finalità risulta del tutto inconferente con le esigenze cautelari normative previste, che non possono essere ultilizzate in modo improprio per garantire la pace sindacale».

In precedenza, altri 12 lavoratori della Tnt si erano visti annullare i provvedimenti. Sono tutti indagati per violenza privata e minacce nei confronti di due  addetti alla sicurezza della cooperative per la quale lavorano i dodici operai. Segnalando alcuni comportamenti scorretti, i verbali degli addetti avrebbero fatto scattare lettere di contestazione che avrebbero provocato la reazione dei lavoratori. Per otto di loro era stato revocato il divieto di dimora, mentre per altri quattro il gip di Piacenza aveva modificato la misura nell’obbligo di firma.

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