Un piacentino in Giappone: "Pensavo che la mia vita stesse per finire"

Luca Anelli, un giovane ingegnenere piacentino si trovava in Giappone, a Yokohama quando è avvenuto il terremoto. Questa la sua testimonianza di sopravvissuto

giapponeLuca Anelli, un giovane ingegnere piacentino si trovava in Giappone quando è avvenuto il terremoto. Questa la sua testimonianza di sopravvissuto.

"Mi trovavo a Yokohama per un periodo di tre settimane per svolgere servizio di ingegneria per una nostra azienda cliente. Sono arrivato in Giappone nella giornata di domenica 27 febbraio. Per le prime due settimane non c’è stato alcun grosso problema a parte una scossa nella giornata di mercoledì che mi ha lasciato sul momento un po’ spaesato in quanto per me la prima ma vedendo che gli occupanti dell’ufficio si erano messi a ridere, mi sono tranquillizzato".

'LA GRANDE SCOSSA' - "Diversa invece è stata la reazione in occasione della scossa di venerdì pomeriggio. Infatti mi trovavo alla mia postazione nell’ufficio e ho avvertito la scossa, inizialmente come quella avvenuta alcuni giorni prima, per poi all’improvviso aumentare notevolmente sino a rende del tutto impossibile rimanere in piedi. Dunque mi sono buttato sotto la scrivania come buona parte delle altre persone. Questa scossa è stata molto forte ed è durata un minuto che detto così non è tanto ma quei momenti erano interminabili. La sensazione è proprio quella che il soffitto muovendosi longitudinalmente in direzione opposta rispetto al pavimento ti cada da un momento all’altro sulla testa."

'PENSAVO DI MORIRE' - "Nello scriverne adesso e nel riportarlo alle altre persone nella giornata di oggi ancora mi fa salire una certa apprensione. Ho pensato seriamente che la mia vita stesse finendo in quel momento. Dopo questa grande scossa ci hanno fatto evacuare il palazzo e attendere nei pressi del punto di raccolta dedicato appunto per queste occasioni all’interno dei giardini nel retro dello stabile".

'LINEE OCCUPATE' - "Dopo alcuni minuti che ci trovavamo - continua l'ingegnere piacentino - in questo spiazzo è avvenuta una forte seconda scossa che come la prima non permetteva di rimanere in piedi. In quel momento ho provato a contattare l’italia per avvisarli di ciò che stava succedendo ma invano infatti le linee risultavano sempre occupate. Dopo una buona mezzora dalla seconda scossa gli addetti alla sicurezza ci hanno permesso di ritornare alle nostre postazioni e recuperare le nostre cose e raggiungere casa. Risalendo i cinque piani di scale che portano al mio ufficio mi sono reso conto di cosa era successo internamente".

'SEMBRAVA UN FILM' - "La scena era da film infatti gli armadi alle pareti o erano ribaltati sul pavimento o spostatisi dalla loro posizione precedente, alcune scrivanie si erano rovesciate insieme a tutto ciò che vi si trovava sopra. Io sono riuscito a recuperare il mio portatile e alcuni documenti - prosegue -. Ho sceso frettolosamente le scale e mi sono avviato verso la stazione del treno che dista circa una decina di chilometri dall’albergo in cui ero alloggiato. Una volta in stazione abbiamo costatato che i treni erano fermi. Il panico è arrivato in quel momento in quanto ho realizzato: 'e adesso come torno in albergo?' Per fortuna tra la massa di persone ho riconosciuto una persona che lavorava con me in quell’uffcio e il caso ha voluto che abitasse in prossimità del mio albergo e di conseguenza sapeva che strada prendere".

'10 KM A PIEDI' - "Abbiamo quindi percorso a piedi i dieci chilometri che ci dividevano dall’hotel. Durante il tragitto abbiamo incontrato molte persone che facevano ritorno verso casa. Mi sono stupito di come sembrassero affrontare la cosa con serenità, cosa che comunque non li ha mai abbandonati per tutti il periodo che poi sono rimasto lì - conclude Luca -. Una volta arrivato in albergo ho visto la lobby completamente piena di gente che cercava una stanza per poter dormire la notte in quanto avevano già avvisato che i treni non avrebbero funzionato per almeno tutta la notte. Ho cercato di capire se era possibile entrare nelle stanze, soprattutto quelle come la mia che si trovavano al 22esimo piano. Mi hanno detto che non c'era nessun problema". 

'NON SI POTEVA CHIAMARE A CASA' - Una volta nella stanza ho cercato nuovamente di contattare l’Italia con il telefonino ma le linee non erano disponibili. Sono riuscito a telefonare con quello della stanza e avvertire il mio capo in Italia e cercare di capire se potevo tornare anticipatamente vista la situazione. Avendo ricevuto risposta affermativa mi sono prodigato per cambiare il mio rientro, previsto inizialmente per il sabato 19 marzo, al giorno dopo cioè sabato  12. Chiamando l’agenzia viaggi in italia sono riuscito a trovare un posto sull’aereo del giorno dopo. L’unico problema era in quel momento però raggiungere l’aeroporto, in quanto la città di Yokohama si trova a 40 Km a sud di Tokyo ma l’aeroporto è ha 100 Km da lì. A quel punto non essendo sicuro di poter raggiungere l’aeroporto il giorno dopo ho provato di nuovo a cambiare il volo per domenica, ma l’unico posto che sono riuscito a trovare è stato sul volo di lunedì. La mia permanenza si è quindi protratta fino a ieri, 14 marzo".

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L'ASSESTAMENTO - Stare al 22esimo piano era praticamente impossibile a causa delle continue scosse di assestamento che sono avvenute per tutta la giornata di sabato e di domenica. A quel punto ero costretto a 'dormire' (diciamo che in quei due giorni l’ho fatto ben poco) nella lobby dell’hotel come la maggioranza degli ospiti.I servizi poco alla volta sono ricominciati tutti  anche se non interamente. Poi nella giornata di sabato la situazione della centrale nucleare di Fukushima si è aggravata ed è migliorata diverse volte, nonostante alla TV giapponese mantenessero sempre un profilo basso. Nella zona dove ero io non si è avvertito il problema dello tsunami in quanto Yokohama come Tokyo sono protette da una lingua di terra che forma appunto la baia di Tokyo.

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