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«Macchina del fango contro il Si Cobas: diamo troppo fastidio e la risposta è la rappresaglia»

Conferenza stampa del Si Cobas piacentino dopo la manifestazione sul Facsal e i presidi davanti al tribunale durante gli interrogatori di garanzia dei compagni indagati per i fatti del 1 febbraio: «Da oggi in poi ci saranno presidi e scioperi dove riterremo più opportuno: tutti devono sapere chi siamo»

«Tutte le lotte fatte in questi anni hanno portato benefici ai lavoratori. Solo con la lotta si ottengono risultati perché se dovessimo aspettare le istituzioni, ispettorato del Lavoro o organi competenti i lavoratori verrebbero licenziati.  Rispediamo le accuse al mittente. Noi oltre che sindacalisti siamo lavoratori: tutti. Carlo Pallavicini e Arafat hanno fatto tanto per la città. Durante il primo lockdown i lavoratori di loro spontanea volontà hanno fatto una raccolta fondi dai loro stipendi con la quale abbiamo aiutato tante persone bisognose donando sia dispositivi di protezione individuali ma anche generi di prima necessità a famiglie, anziani, case di riposo e anche alla Croce Rossa e anche fuori provincia». A dirlo un delegato sindacale del Si Cobas, Gianluca Franciosi durante una conferenza stampa tenuta in via Colombo. Un incontro che è servito, secondo il sindacato, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo l'operazione della polizia e della procura che ha portato a 29 persone indagate (due arrestati, cinque divieti di dimora e altre denunce e piede libero). Tutti sono accusati di di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravata, violenza privata e occupazione di suolo pubblico per i fatti accaduti il 1 febbraio davanti a FedEx: LA VICENDA

«I nostri compagni per quello che hanno fatto non meritano quello che stanno subendo. C'è in atto una macchina del fango contro di noi che non dobbiamo sottovalutare. Quelli in via Dei Dossarelli sono stati 13 giorni di scioperi pacifici davanti alla Tnt-FedEx: non è partita da noi la violenza come invece vogliono far credere alla città. Ad oggi comunque l'azienda non ha rispettato un quarto di quanto sottoscritto in prefettura l'8 febbraio. Dicevano - nell'accordo - che il magazzino di Piacenza non sarebbe mai stato toccato e invece sono due giorni che il magazzino è vuoto senza merci. L'azienda vuole usare la cassa integrazione ma è strumento che si usa in determinati casi non quando si svuota il magazzino facendo credere che non ci sia lavoro quando invece ci sarebbe se non si stessero spostando le merci in altri hub. Questo è una truffa ai danni dello Stato: spero che gli organi competenti vedano quanto sta accadendo».

«Carlo e Arafat - ha proseguito - ci hanno salvato dalla schiavitù e ci hanno aiutato e fornito indicazioni utili per ribellarci aiSi Cobas arresti Tnt 2021-2padroni. Alla Tnt dove è tutto iniziato nel 2011 è iniziata anche la lotta del sindacato che è ancora in atto. Siamo di fronte ad una rappresaglia contro il sindacato perché siamo l'unica forza in Italia capace a contrastare lo Stato e sappiamo bene che quando si arriva ad un punto in cui si comincia a dar fastidio sul serio queste sono le risposte, ossia una rappresaglia. Da oggi in poi ci saranno presidi, manifestazioni sul territorio: tutti devono sapere chi è il Si Cobas e cosa ha fatto». 

«Nel 2010  - racconta Ramadan Haitham delegato sindacale magazzino Tnt - abbiamo iniziato la nostra lotta contro le busta paga "bianche", soldi in nero, malattie non riconosciute, mancato rispetto del contratto nazionale e una situazione generale bestiale che abbiamo cercato in tutti i modi di combattere. Guardate che cosa abbiamo fatto in dieci anni in tante aziende nel Piacentino, tanti accordi che hanno portato legalità e di lì quindi tasse pagate, situazioni in regola e ricchezza per la città che ha accolto tante famiglie che hanno deciso di vivere qui. L'anno scorso abbiamo firmato un accordo con Tnt-FedEx, il consorzio e la coop Alba per il Pdr, ossia premio di risultato poi dopo il Covid (fine 2020) ci hanno detto che non era possibile averlo per mancanza di risultati e quindi non ci avrebbero pagato: tutte scuse, ci hanno scaricato perché non siamo dipendenti FedEx ma della coop».

arafat pallavicini-3«Davanti al silenzio abbiamo scelto lo sciopero come unica via ma eravamo pacifici: nessun tir pieno di farmaci è stato bloccato e ci sono i video, per fare un esempio. Eravamo seduti quella sera del 1 febbraio. Hanno lanciato i lacrimogeni, e abbiamo reagito come chiunque avrebbe fatto per salvarsi la vita. Siamo lavoratori non criminali. Nella giornata dell'8 febbraio durante l'incontro in prefettura - spiega - abbiamo raggiunto il riconoscimento del 75% dei pagamenti dei contributi non versati da Alba come aveva verificato l'Ispettorato del Lavoro (ogni lavoratore aveva diritto ad una cifra differente inizialmente). Nonostante avessero accettato non hanno rispettato l'accordo che era composto peraltro da 7 punti (l'unico applicato è stato l'aumento del ticket mensa da 5.29 a 7 euro). Nonostante tutto quella sera, ossia l'8 febbraio, dopo la riunione in prefettura abbiamo sbloccato tutto alla Tnt. Noi la nostra parte l'abbiamo fatta. Ma dov'è la polizia, la prefettura ora che tocca a loro far rispettare gli accordi? Continueremo a fare sciopero nei magazzini dove è stata spostata la merce».

A sostenere il Si Cobas anche una operatrice socio sanitaria: «A luglio 2020 è stata chiusa l'Rsa di Sereni Orizzonti a Calendasco e il personale e tutti gli ospiti sono stati accorpati ad un'altra struttura del territorio sempre di Sereni Orizzonti che è la società che gestisce. A quando la riapertura della struttura di Calendasco? Non ci danno risposte, siamo tutti in cassa integrazione. Dopo anni nelle mani dei sindacati confederali senza risultati abbiamo incontrato il Si Cobas. I confederali fanno gli interessi dei padroni, si fanno minacciare, ci garantiscono solo contratti subdoli. Noi vogliamo diginità. Il Si Cobas ci ha dato voce: parlare in prima persona e non stare zitte.Stiamo lottando con tutta la nostra forza e per questo siamo state punite per la nostra scelta sindacale e Sereni Orizzonti se ne frega della Costituzione e degli esseri umani. Se la giustizia pensa di intimidirci con l'arresto di Carlo e Arafat si sbaglia di grosso». 

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